Taormina. Piazza IX aprile
Taormina. Piazza IX aprile

Da Giuseppe Zingali riceviamo e pubblichiamo: «Sono solito villeggiare in estate a Giardini Naxos, e di conseguenza frequento costantemente anche la splendida e ospitale Città di Taormina. Vi scrivo, per raccontarvi, anche ironicamente ma non troppo, uno spiacevole episodio avvenuto domenica 26 marzo, lungo il Corso Umberto di Taormina, che mi ha visto, ahimè, involontario protagonista, insieme a uno dei miei gemelli di 3 anni, con una “tizia”, credo commessa o titolare di un negozio sito nella famosa arteria taorminese. Ma veniamo ai fatti: stavamo appunto passeggiando serenamente con mia moglie e i miei gemelli in passeggino, dopo aver pranzato in un noto ristorante e aver consumato un’ottima granita, quando uno dei due mi dice di dover fare urgentemente pipì. Premetto che i piccoli hanno tolto da poco il pannolino, per cui il bisogno fisiologico è preminente e reale, e chi è genitore capisce benissimo di cosa stia parlando, per cui dopo un attimo di naturale panico e smarrimento, visto che ci trovavamo lontano dai gabinetti pubblici e da qualche bar o ristorante, la mia attenzione è andata immediatamente verso una stradina secondaria in salita attigua al Corso, priva di abitazioni o esercizi commerciali, dove tra l’altro si trovava una grata adibita alla raccolta delle acque piovane (infatti era piena d’acqua maleodorante!), e lì ho fatto fare la pipì al piccolo che già per l’urgenza si teneva stretta la manina al pantalone (capite bene cosa voglio dire)».

Improperi e urla. «Ma ecco che, con mia grande sorpresa, mentre raggiungevo sul Corso la mia famiglia, una tale, posta dinanzi ad un noto esercizio commerciale, iniziava a lanciare offensivi improperi nei miei riguardi per quanto fatto fare in precedenza al piccolo; avvicinatomi, con molta calma cercavo di chiarire, qualora ce ne fosse stato bisogno vista l’età del mio bambino, che l’urgenza (giustificata e giustificabile) mi aveva impedito di portarlo altrove e che comunque non occorreva che mi desse del “maleducato” dinanzi ai numerosi passanti che affollavano a quella ora il Corso e che, attoniti, erano stati attirati dalle grida della esagitata donna, la quale, nonostante la mia infinita educazione e pazienza, continuava a gridarmi dietro mentre mi allontanavo per evitare inutili e superflui commenti e spiegazioni, anche per risparmiare un “ridicolo spettacolo” ad un bambino incapace di capire cosa si stesse consumando in quel preciso momento».

Il regolamento che non c’è. «A questo punto la domanda, anzi le domande, nascono spontanee. Premesso che non è giusto fare la pipì nei luoghi pubblici, e l’art. 726 del codice penale e relative modifiche lo affermano pienamente, prevedendo, tra l’altro, multe salatissime, mi chiedo: l’urgente bisogno fisiologico di fare la pipì di un bambino di 3 anni, che ha da poco tolto il pannolino e che si trova distante da bar, ristoranti e gabinetti pubblici, può rientrare fra gli “Atti contrari alla pubblica decenza”? Il Comune di Taormina possiede un apposito Regolamento in tal senso, considerato anche il fatto che non è stato neanche capace di revisionare il Regolamento sui suoli pubblici? La reazione “spropositata” della gentile ed educata signora è comprensibile o giustificabile? L’irreprensibile signora è così “sensibile” anche nei confronti dei numerosi e variegati cagnolini che ormai per una diffusa consuetudine vengono sfoggiati lungo il Corso e che sicuramente non tengono il pannolino? Esiste ancora il sano equilibrio e il buon senso nelle persone? Forse la pipì di un bambino di 3 anni può rappresentare un pericolo per il prossimo G7?».

Nervosismo da G7. «Il prossimo G7 sta apportando un eccessivo, inspiegabile e ingiustificato nervosismo a qualche esercente taorminese? La risposta è certamente quella che tutta la colpa ricade su un papà “maleducato” che ha cercato di regalare una giornata spensierata alla propria famiglia nella incantevole Taormina e che invece ha visto rovinare la stessa per lesa maestà alla pubblica decenza taorminese: o perché non ha messo più il pannolino al proprio figlio; oppure perché, dinanzi all’urgenza del bisogno fisiologico di un infante di 3 anni e dinanzi all’impossibilità di trovare immediatamente un luogo idoneo in quanto non specialista di atletica leggera, non ha detto semplicemente al proprio figlio “dai piccolo, gioia di papà, fattela addosso stavolta, perché altrimenti potresti urtare la sensibilità percettiva di qualche tranquilla, comprensiva e intelligente signora taorminese”; o perché potresti inquinare le acque reflue comunali; oppure perché potresti compromettere il regolare svolgimento del prossimo G7. Ai posteri l’ardua sentenza».

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