Alla Casa Bianca il presidente Trump ignora la richiesta di stretta di mano della cancelliera Merkel
Alla Casa Bianca il presidente Trump ignora la richiesta di stretta di mano della cancelliera Merkel

A due mese dall’appuntamento a Taormina del 26 e 27 maggio, in queste ore prove tecniche di G7 alla Casa Bianca. La cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha raggiunto nelle scorse ore Washington per il suo primo incontro con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Sul tavolo della discussione avuta dai due c’è l’Unione europea, i rapporti con la Russia e gli interessi degli investitori tedeschi negli Usa. L’incontro si sarebbe dovuto tenere martedì, ma era stato rimandato a causa della tempesta di neve che ha colpito la costa est degli Stati Uniti.

Fase di studio tra i due leader. Mezza intesa sulla Nato, tensioni sui rapporti commerciali, distanza netta sui profughi, più sintonia sulla lotta all’Isis e la missione in Afghanistan: è l’esito del faccia a faccia, nel quale non si esclude si sia anche accennato in qualche modo al G7 di Taormina. «Ho verificato che è meglio parlarsi di persona che parlare uno dell’altra»: queste sono state le parole della Merkel, davanti ai giornalisti, dopo il bilaterale con Trump, durato circa 45 minuti, più la tavola rotonda con i manager dei due Paesi che si è prolungata ben oltre i 50 minuti previsti. Lo staff della Casa Bianca ha palesemente cercato di narcotizzare la conferenza stampa. Le due domande poste dai giornalisti americani selezionati si sono rivelate comodi assist, fuori tema, per il presidente: riforma sanitaria e divisioni nel partito repubblicano. Ma per fortuna c’erano i reporter tedeschi. Uno di loro ha offerto a Trump l’occasione per chiudere l’incidente con il Regno Unito. L’altro giorno il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer insinuava che i servizi segreti britannici avessero partecipato alle intercettazioni telefoniche nella Trump Tower, ordinate da Barack Obama. “Totalmente ridicolo”, ha replicato il governo di Londra. Spicer, giovedì sera, si era giustificato con l’ambasciatore britannico, citando un servizio della tv conservatrice Fox. Trump avrebbe potuto rimediare. Ma non lo ha fatto: «Noi non abbiamo detto nulla. Chiedete a Fox».

L’immigrazione. Dopodiché è stato fatto il punto sulle accuse a Obama, con l’unica battuta della giornata rivolta all’ospite: «Penso che abbiamo almeno una cosa in comune». Il riferimento è allo scandalo del 2013, quando la cancelliera scoprì che il suo cellulare era “monitorato” dall’intelligence statunitense. Merkel, però, non ha raccolto. Anzi ha provato a valorizzare i punti d’intesa con Trump: «La Germania è rinata grazie al piano Marshall e sono grata al presidente perché ha riconfermato il suo pieno appoggio alla Nato». Di rimando Trump, e questa è stata la costante di tutto il vertice, ha puntualizzato: «Sì, però i nostri partner devono pagare la loro quota per sostenere la difesa comune». Merkel ha ricordato di aver appena aumentato dell’8% gli stanziamenti militari e che l’obiettivo fissato al 2% del Pil sarà raggiunto nel 2024. I due leader sono apparsi un po’ più in sintonia sul contrasto all’Isis e sulla necessità di continuare la missione in Afghanistan. Ma si sono allontanati nella visione su profughi e immigrazione. Merkel: «Dobbiamo rafforzare i confini, ma anche guardare ai rifugiati». Trump: «L’immigrazione non è un diritto». Qualche cenno, ma solo interlocutorio, anche sull’Ucraina. Il dialogo tra Berlino e Washington sarà complicato.

Un accenno alla Russia. A quanto pare, comunque, Trump, dal canto suo, avrebbe anche approfittato del faccia a faccia per chiedere alla cancelliera il punto di vista della cancelliera su Putin e sul ruolo che gli Usa possano avere nella ricerca di una soluzione al conflitto in Ucraina e per l’applicazione degli accordi firmati a Minsk a febbraio del 2015. Secondo alcuni se questo faccia a faccia si fosse tenuto qualche settimana fa magari si sarebbe potuta riaprire la porta del G7 di Taormina alla Russia. Ma probabilmente sarebbe già stato tardi comunque.