Eddy Tronchet
Eddy Tronchet

Hanno lasciato l’ospedale Cannizzaro di Catania dove erano stati medicati quattro dei feriti nell’esplosione dell’Etna avvenuta giovedì scorso. Una coppia tedesca che era sotto choc è stata dimessa, una donna, anch’essa tedesca, che ha riportato una frattura al gomito, e un giovane di Zafferana Etnea, che è una delle guide dell’Etna rimaste ferite, con un trauma cranico, hanno invece firmato le dimissioni volontarie. La turista, con il braccio protetto da un tutore, ha preferito continuare il suo viaggio e il giovane tornare a casa. I due erano stati soccorsi dal personale di un elicottero del 118 e ricoverati con codice giallo.

“Freato-magmatica”. La colata che emerge dalla bocca apertasi nella base meridionale del nuovo cratere centrale dell’Etna e che avanza, lentamente, verso la desertica Valle del Bove, a quota 2.700 metri, ha avuto un’improvvisa accelerazione sino ad impattare, con i suoi oltre mille gradi centigradi, sulla neve che si stava sciogliendo: l’esplosione è stata immediata e violenta. “Freato-magmatica”, la chiamano gli esperti dell’Ingv. Pietre incandescenti e lapilli volano nell’aria, mentre risuonano assordanti i boati del vulcano, e oggi una decina di persone è stata investita da questi materiali, nessuna in maniera grave: escoriazioni, lacerazioni e qualche trauma non grave. Per la maggior parte si tratta di turisti tedeschi e inglesi, attratti dall’eruzione in corso; ma anche una guida dell’Etna, un vulcanologo dell’Ingv e una giornalista della Bbc, che doveva realizzare un servizio dal fronte lavico.

Il controsenso pericolo di Nicolosi. Ma cos’è accaduto davvero e come si è verificata questa improvvisa esplosione lavica? Ce lo spiega la guida turistica taorminese Eddy Tronchet, responsabile del Gruppo Guide Sicilia Nord Orientale e profondo conoscitore dell’Etna. «Ringraziando il Signore – racconta Tronchet – l’incidente delle scorse ore sull’Etna a quota 2700 metri non ha causato vittime, ma non per la perizia delle bravissime guide dell’Etna, tutti amici miei, bensì per protezione altrui. Quel tipo di esplosione freatica è ben noto a chi frequenta i vulcani. Neve, cisterne e quant’altro possono essere la causa di un fenomeno esplosivo potenzialmente pericoloso. La questione riguarda l’ordinanza sindacale del Comune di Nicolosi che burocraticamente stabilisce un limite di quota oltre il quale non si può accedere ed al contempo autorizza al di sotto di tale limite le escursioni con guide autorizzate. In tal modo, sottovalutando i rischi ai quali si sottomettono i clienti affidati alle guide che si avvicinano in buona fede in ambienti altamente rischiosi».

Necessario regolamentare le visite. «Si auspica in futuro – continua Tronchet – una più intelligente visione dei fenomeni eruttivi in chiave politica e di protezione civile. Le colate laviche non si fermano alle quote stabilite da un ufficio comunale e rappresentano pericoli seri soprattutto d’inverno a causa della neve! Anche un bambino delle scuole elementari lo capisce. Ci si chiede il perché di un tale ottuso e meramente burocratico atteggiamento di chi è preposto alla sicurezza delle cose. Il dio denaro? Triste realtà quella di una società che si affida su tali “valori”. Le future ordinanze sindacali o prefettizie devono inserire una distanza minima di sicurezza da rispettare in caso di fuoriuscita di colate laviche soprattutto in condizioni di abbondante manto nevoso. È semplice. Perché non è stato fatto dalle autorità preposte che oggi fanno a gara per eludere qualsiasi responsabilità e per accentuare l’eccezionalità dell’evento. Falsità e ipocrisia! Questi eventi sono molto più frequenti di quanto si vuole far credere».

L’esplosione di Bocca Nuova. «Di diversa natura la forte esplosione della Bocca Nuova il 12 settembre del 1979 che causò la morte di 9 persone e il ferimento di altri 23 turisti. Non paragonabile con ciò che è successo ieri ma perfettamente in linea con i comportamenti opinabili di chi è preposto alla sicurezza dei luoghi. Anche in quel caso le solite giustificazioni dell’eccezionalità dell’evento. Ricordo molto bene gli avvertimenti del vulcanologo francese Haroun Tazieff che aveva allertato invano i suoi colleghi dell’Istituto di vulcanologia di Catania. Un processo accertò le responsabilità di alcune guide alpine e della Funivia dell’Etna. Ma come è noto non s’impara mai dalla storia».

Il ruolo dell’Ingv. «Oggi di chi è la responsabilità di questo incidente? L’Ingv ha fatto il suo dovere? Il vulcanologo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia che accompagnava la troupe della BBC non era al corrente di simili fenomeni? Colate laviche in presenza di abbondante manto nevoso. Stiamo parlando di incoscienza o di cosa altro? Il sottoscritto da semplice studente durante l’eruzione che interessò Randazzo nel marzo del 1981, allertato il Sindaco, fece evacuare un consistente numero di curiosi in presenza di una cisterna colma d’acqua che una colata lavica stava per invadere. La protezione civile è una cosa seria e non può permettersi approssimazioni né incompetenze. Quest’incidente di ieri sicuramente non sarà l’ultimo e il prossimo potrebbe rivelarsi molto più grave di conseguenze… per tutti noi. Vogliamo sederci ad un tavolo visto che siamo tutti, operatori turistici, forze dell’ordine, autorità, direttamente coinvolti? Si chiede troppo?».

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