Il prof. Franco Ortolani, già ordinario di Geologia presso l’Università Federico II di Napoli ed esperto del sindaco di Taormina
Il prof. Franco Ortolani, già ordinario di Geologia presso l’Università Federico II di Napoli ed esperto del sindaco di Taormina

Prosegue il mistero del viadotto di Via Garipoli. La relazione del Dipartimento regionale di Protezione Civile, nel corso di un apposito sopralluogo ha analizzato la situazione parlando di «movimento franoso in evoluzione», poi il sindaco Eligio Giardina ha invece preannunciato l’imminente riapertura della strada al passaggio dei mezzi pesanti, richiamando quello che dovrebbe essere un esito positivo dei recenti sondaggi effettuati in zona da una ditta specializzata. Sulla vicenda interviene adesso il prof. Franco Ortolani, esperto nazionale di fenomeno geo-ambientali e, tra l’altro, esperto del sindaco. E Ortolani non fa mistero della sua preoccupazione sulla situazione del viadotto di Via Garipoli. «Posso soltanto dire – afferma Ortolani – che da solo non si consolida il fenomeno: può ovviamente evolvere. Vista la strategicità del viadotto bisogna intervenire subito e consolidare le fondazioni. Occorre eliminare l’acqua di ruscellamento e incanalarla».

Operatori economici in attesa. La necessità sarebbe, insomma, quella di effettuare in ogni caso delle opere di consolidamento in zona, condizione essenziale per una riapertura in piena sicurezza della bretella A18. Il caso viene, ovviamente, seguito con particolare attenzione dagli operatori economici, poiché si tratta della principale arteria di transito della Città di Taormina, dove si registra il passaggio di un importante flusso di bus turistici ed anche di linea. I riflessi della problematica di Via Garipoli vedono intrecciarsi da un lato i dubbi sull’effettiva sicurezza del pilone che sorregge il viadotto e dall’altro il timore che l’impossibilità di normale transito lungo il ponte possa penalizzare i flussi turistici ed economici sul territorio locale. Ma il punto forse è un altro ancora: ammesso e non concesso che il viadotto vada considerato sicuro oggi, chi può dare certezza che l’aggravio della frana non vada poi ad intaccare le fondazioni della struttura da qui a qualche mese creando seri pericoli improvvisi alla tenuta della struttura e alla pubblica incolumità?

© Riproduzione Riservata

Commenti