"La Giara" di Taormina

«Il prezzo richiesto dal Comune di Taormina (177 mila euro, ndr) per l’affitto de “La Giara” non è sostenibile da alcun imprenditore serio che opera nella liceità. La società che ha sinora gestito il locale viene mandata via dal Comune per fine contratto, non è in atto alcuna situazione di morosità». Lo afferma l’avvocato Danilo La Monaca, uno dei legali della “Night Society La Giara Srl”, la società uscente che sino ad ora e da parecchi anni a questa parte aveva gestito lo storico locale di Taormina, sul quale il Comune ha disposto adesso il rilascio dell’immobile e ha comunicato, con apposito atto di indirizzo, l’avvio dell’iter per la concessione in locazione mediante un bando di gara.

Richiesta esorbitante. «Appare d’obbligo subito precisare che “La Giara” ha interamente saldato la morosità alla quale fa riferimento il Comune – spiega in una nota l’avv. La Monaca – e oltretutto vi era vecchia causa nella quale non ero ancora io il difensore della società in oggetto. La cessazione del rapporto, ad ogni modo, avviene adesso per fine contratto. L’attuale gestione, con sacrifici e con amore per la città, vorrebbe tenere in vita un locale storico ma le richieste del Comune sono semplicemente economiche, invero la gestione oltre a sanare la morosità ha offerto un consistente aumento del canone ma il Comune, sulla scorta di perizie, a nostro parere, anni luce distanti dalla realtà non le ritiene congrue».

Il confronto tra storia e profitto. «Per altro – continua il legale -, l’attuale gestione ha investito in migliorie la somma di Un milione di euro, non contestata dal Comune. Il metodo di offerte pubbliche può sembrare corretto ma non si può non tenere conto di chi gestisce “La Giara” da decenni con grandi sacrifici e non sempre in utile ma con lo spirito, l’impegno e la serietà di chi anche negli affari antepone la propria storia e la propria immagine al profitto. Alla luce di certi fatti non c’è da stupirsi se alcuni imprenditori, come accade ogni giorno, decidono poi di investire altrove. Le richieste del Comune in merito ai canoni sono disancorate dalla realtà e avranno l’unico risultato di far chiudere un’attività storica con perdita di incassi per l’ente».

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