viadotto via Garipoli

Aspettando l’esito dei sondaggi effettuati nei giorni scorsi al pilone da una ditta specializzata, a “certificare” la necessità di fare molta attenzione alla situazione del viadotto di Via Garipoli è il Dipartimento regionale di Protezione Civile con un dettagliato studio dei luoghi redatto dall’ing. Antonio Sciglio, responsabile di zona del DRPC, con il geologo Arcangela Le Pira. C’è da decidere se il ponte della Madonnina, minacciato da una frana, ed al momento impedito al transito dei mezzi pesanti e ristretto al passaggio con senso alternato tramite postazione semaforica, sia idoneo ad un ritorno alla normale viabilità o se, invece, sussiste un pericolo tale da richiedere interventi immediati.

Superare lo stato di emergenza. «Le attuali condizioni di stabilità del viadotto di Via Garipoli, interessato dal movimento franoso che ha causato danni alle fondazioni di un pilone – si legge nella relazione che fa seguito ad un sopralluogo del 9 febbraio scorso -, fa insorgere una situazione di pericolo con un rilevante rischio residuo per le restanti strutture fondazionali degli altri piloni che ci spinge a consigliare l’interdizione della sua fruizione fino ad ulteriori e più approfondite verifiche dell’assetto statico. La pericolosità dell’attuale situazione ed il rischio residuo determinato dalle possibili evoluzioni dell’area in frana impongono l’immediata realizzazione di interventi strutturali di mitigazione del rischio, atti a mettere in sicurezza il versante, oltre alla regimentazione delle acque superficiali, ed a stabilizzare le strutture viarie». «Questo Dipartimento – continua la nota -, così come disposto dalla legge 100/2012, può intervenire solo per il superamento di uno stato di emergenza formalmente dichiarato. Pertanto, si suggerisce al sindaco di Taormina di interdire il transito sul viadotto in questione fino a quanto non si sarà accertata la stabilità delle strutture fondazionali e a predisporre gli opportuni presidi per la tutela dell’incolumità pubblica e privata». La nota è stata inviata al sindaco per i provvedimenti di sua competenza e il primo cittadino Eligio Giardina, come si sa, sinora ha disposto il divieto ai mezzi pesanti. In sostanza, per la Protezione Civile c’è da valutare non soltanto la condizione attuale del pilone ma il rischio di un progressivo aggravio della condizione del pilone, sul quale preme lo smottamento esistente in zona. «Al di sotto del cavalcavia – spiegano i due dirigenti regionali della Protezione Civile -, in corrispondenza dell’appoggio dell’ultimo pilone di monte, si è verificato un movimento franoso, che ha coinvolto parte del versante, causando il cedimento di un palo della pubblica illuminazione. Il dissesto presenta un’ampia zona di coronamento (circa 10 m) in forte erosione, articolata in più nicchie di distacco, con accumulo del materiale lungo l’asse dell’impluvio che si immette nel Torrente Costa Don Lappio».

Movimento franoso in evoluzione. «Il versante interessato è costituito da una coltre detritica eterogenea sovrastante un affioramento di metamorfiti di basso grado, fortemente degradabili; I processi di instabilizzazione hanno coinvolto l’area ove si trovava il palo dell’illuminazione pubblica e le opere di raccolta delle acque piovane provenienti dalla strada; l’azione erosiva delle acque superficiali, anche a seguito delle piogge verificatesi in questi giorni, ha determinato lo scavernamento dell’asse viario e il progressivo scalzamento delle fondazioni del pilone del viadotto in questione, ampliando il movimento franoso che risulta così ancora in evoluzione; l’elevata acclività del tratto di pendio ove si è innescata la frana, fino al raccordo con il torrente Costa Don Lappio, favorisce l’accelerazione dei processi erosivi delle acque superficiali; il dissesto, secondo la classificazione di Cruden & Varnes è così classificabile: Tipo di movimento – Colata di detrito; Stato di attività – Attiva; Meccanismo del movimento – frana singola; Distribuzione di attività – retrogressiva e in avanzamento verso valle Velocità – da moderata a rapida; Volume attualmente coinvolto – 60 m³ circa; Contenuto d’acqua – elevato. in relazione alla tipologia della frana prima descritta ed all’orografia dei luoghi e dei terreni affioranti è evidente che il dissesto è in continua evoluzione».

Rischio di esondazione. «L’attuale condizione, tenuto conto che non abbiamo attualmente conoscenza della profondità del piano di posa delle fondazioni del pilone – conclude la Protezione Civile -, ci induce a consigliare di interdire la viabilità sul viadotto, in quanto il traffico è notevole con passaggio di mezzi pesanti e pullman (infatti al momento bloccati impediti al passaggio in zona, aspettando una valutazione definitiva), in attesa di maggiori riscontri sulla stabilità dello stesso. In considerazione dell’importanza dell’arteria stradale, si rende necessario intervenire con la massima urgenza per valutare le condizioni di stabilità delle strutture fondazionali del viadotto ed eventualmente procedere con tutti gli interventi strutturali di messa in sicurezza del versante per fermare il dissesto. Bisogna sottolineare inoltre che la coltre di materiale di accumulo che viene trascinato nell’alveo del torrente Costa Don Lappio può occludere lo scatolare posto più a valle, con conseguenti fenomeni di esondazione ed ulteriori danni».

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