Stalking e violenza su una donna a Taormina
Foto di repertorio

Il 31 dicembre 2014, a Taormina, un uomo tenta di accoltellare la moglie ferendola al volto e alle gambe prima di finire in manette per mano dei Carabinieri. A spingerlo a compiere quel gesto l’esasperazione per una relazione ormai in crisi con la donna che amava e per la decisione della vittima di lasciare il tetto coniugale della loro casa a Messina. La donna, nel tentativo estremo di sottrarsi alle vessazioni del marito, decide di mettere fine a quel rapporto tormentato ma lui non si rassegna, insiste e le chiede di tornare insieme con appassionati e minacciosi tentativi di riportarla a sé. Reso folle dal rifiuto incrollabile della donna, l’uomo la raggiunge e tenta di incontrarla sul posto di lavoro. Aspetta il suo arrivo e le chiede un chiarimento, ed è li che una discussione degenera, l’uomo estrae un taglierino e colpisce la donna, che viene salvata soltanto dal tempestivo intervento sul posto dei vigili urbani. A poco più di 2 anni di distanza da quella drammatica vicenda, Maria (nome di fantasia) ha deciso di raccontare la sua storia di donna rimasta vittima della violenza dell’ex-marito ed aggredita sul luogo di lavoro. «La cosa che più mi fa soffrire – ha raccontato Maria, con le lacrime agli occhi – è il fatto di non riuscire a sentirmi più al sicuro. Io ho denunciato il mio ex-marito, ma questo non mi ha tutelata da ciò che poi mi è capitato. Per me una denuncia è solo un foglio di carta e nulla più».

L’incubo di Maria. Maria, dipendente della società Messinambiente, a seguito della separazione dal marito, denunciato per stalking, violenze e maltrattamenti, aveva chiesto ed ottenuto il trasferimento presso la sede di Taormina. La distanza geografica non era però sufficiente a far fare passi indietro all’uomo, che poteva raggiungere senza difficoltà la vittima sul luogo di lavoro la donna, continuando a metterle pressioni e paura. Ed è così che, come detto, in quella tragica mattinata di fine dicembre del 2014, camuffatosi tra i lavoratori con indosso la tenuta di lavoro dell’azienda e con un taglierino nascosto in bocca, il carnefice si è avvicinato a Maria sfregiandola al volto. L’uomo è stato poi arrestato e attualmente si trova rinchiuso presso un Ospedale Psichiatrico. Ma l’incubo di Maria non è finito lì.

L’impossibilità di fare psicoterapia. Dopo l’arresto del marito, la lavoratrice, già inserita in un percorso psicoterapeutico organizzato presso l’azienda sanitaria provinciale tenuto in orario pomeridiano, ha fatto rientro a Messina, ma dopo essere stata inizialmente ricollocata nella mansione originaria (operatore ecologico presso i servizi cimiteriali), è stata assegnata al servizio di spazzamento. «Non sono riuscita a svolgere questo incarico – spiega Maria -, per strada mi sono sentita “nuda”, non protetta, sola». Maria ha così chiesto di essere collocata ad un nuovo servizio, ma la risposta dell’azienda non è stata quella che lei si augurava: «Sono stata assegnata ai servizi mercatali in orario pomeridiano, dalle 14 alle 20, venendo quindi privata della possibilità di svolgere la terapia di sostegno psicologica». Dopo qualche settimana, dopo aver presentato documentazione sanitaria, Maria è stata destinataria di un nuovo ordine di servizio: raccolta cartone. Ma neanche questa è stata la soluzione definitiva. Ed arriviamo ad oggi: lo scorso 14 febbraio ecco l’ennesimo ordine di servizio: «Dal 17 febbraio sono stata nuovamente collocata ai servizi mercatali, sempre in orario pomeridiano, e quindi non posso più svolgere la mia attività di psicoterapia. Non so cos’altro aspettarmi. Ho detto più volte che la cosa più importante per me è lavorare, perché il lavoro mi aiuta a distrarmi e a non pensare cosa potrebbe succedermi non appena lui uscirà dal carcere, ma devo essere messa nelle condizioni di poterlo fare. Così, purtroppo, non mi è possibile».

Il sostegno della Fp Cgil. La vicenda di Maria viene ora seguita con attenzione dalla sezione messinese della Fp Cgil donne, il cui coordinamento si è impegnato «a seguire il caso di Maria, e a farne una propria battaglia, considerando che nei fatti l’azienda è come se stesse continuando a perpetrare la subdola azione di stalking di cui la lavoratrice è vittima da ormai oltre due anni». Intanto Maria, spera di poter migliorare la sua situazione lavorativa ma soprattutto ha tanta paura al pensiero che l’ex marito possa prima o poi uscire dall’ospedale psichiatrico. E quella paura diventa terrore al solo pensiero che l’uomo possa poi decidere di riprovare ad aggredirla.

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