Lo Schiaccianoci
Teatro Massimo “Vincenzo Bellini” di Catania - Lo Schiaccianoci. Foto di Giacomo Orlando ©2017

Le festività natalizie sono già archiviate da quasi due mesi ma al Teatro Massimo “Vincenzo Bellini” di Catania non hanno ancora rimosso gli addobbi dall’albero. Si fa per dire, ovviamente. Dopo l’inaugurazione con La Straniera, il secondo titolo in cartellone è il celebre balletto fantastico in due atti di Pëtr Il’ic Cajkovskij, portato in scena nelle sette rappresentazioni (17 – 23 febbraio 2017) dal Corpo di ballo dell’Opera Nazionale di Odessa. Un appuntamento che potrebbe sembrare un tantino fuori stagione ma l’ambientazione natalizia non tange minimamente il piacere dell’ascolto de Lo Schiaccianoci, pietra miliare del balletto, che narra il difficile passaggio dall’infanzia all’età adulta. Ma – è cosa nota – non tutti i melomani più reazionari sono grandi amanti del balletto. Pertanto in molti si approcciano a quei rari – fortunatamente – appuntamenti con l’animo poco incline al supplizio e non particolarmente disposto. Così come, spesso, in tanti decidono di sottrarsi al martirio disertando persino le prime, altrettanti (eufemismo) amanti del balletto presenziano in via straordinaria popolando platea e palchi. Gli appassionati dell’opera, di fatto, amano il dramma, le passioni più profonde, coinvolgenti e conturbanti. Ad ogni modo, sacrificarsi può a volte valere parzialmente la pena.

Un po’ di storia. Commissionato nei primi anni Novanta dell’Ottocento da Ivan Vsevoložskij, direttore del “Mariinskij”, il Teatro Imperiale di San Pietroburgo, Lo Schiaccianoci trae il soggetto da Histoire d’un casse-noisette, ossia l’adattamento edulcorato e meno cupo che Alexandre Dumas padre aveva tratto dal racconto Schiaccianoci e il Re dei Topi (Nussknacker und Mausekönig) del tedesco Ernst Theodor Amadeus Hoffmann. Semplificato notevolmente nel libretto rispetto al racconto originale, il capolavoro del balletto tardoromantico affida la musica immortale di Čajkovskij alla magistrale coppia Petipa – Ivanov, autori della coreografia rinverdita da Gorskij una ventina d’anni dopo la prima assoluta del 1892. E così, l’atmosfera è quella tipica della vigilia di Natale di primo Ottocento, in cui è ambientata la favola iniziatica di una bimba che diventa donna: la notte della piccola Maria (Clara per i russi), figlia del signor Stahlbaum borgomastro di Norimberga, che in sogno vede trasformarsi in un bellissimo e valoroso principe il dono ricevuto dal padrino Drosselmeyer. Il regalo è un buffo giocattolo: un omino di legno in divisa militare, con la bocca aperta e un meccanismo che la chiude di colpo per rompere le noci. L’espediente è classico: un pezzo da “tavola”, ottimo per accendere l’immaginazione dei bambini. Prende vita così il sogno di Clara che, stanca per le danze della serata, si addormenta. Nel mondo onirico e incantato, prende presto corpo anche l’incubo, con gli orribili topi che assediano Clara, la sua innocenza, la sua infanzia e il suo schiaccianoci. Ma ecco animarsi i soldatini del fratellino Fritz, che partecipano alla battaglia contro il Re Topo, infine sconfitto. Il giocattolo si trasforma in un Principe, seguito dalla piccola nella foresta innevata. Nel Paese dei Dolciumi li riceve la Fata Confetto e presso il suo palazzo si aprono le danze che compongono il divertissement più famoso e amato delle musiche di Čajkovski, culminante nel ben noto Valzer dei fiori. Ma la magia finisce: una volta risvegliatasi, mentre fa giorno, Clara ripensa al proprio magico sogno abbracciando il suo Schiaccianoci.

A portare in scena a Catania questo gioiello della drammaturgia coreutica – nella prima tappa della sua tournée internazionale – è una delle più prestigiose istituzioni di balletto classico, custode di una preziosa eredità: il corpo di ballo dell’Opera Nazionale di Odessa, cittadina dell’Ucraina meridionale rifondata da Caterina di Russia, che ha visto esibirsi le massime dive del balletto russo, da Anna Pavlova a Galina Ulanova e Maya Plisetskaya. Oltre trenta giovani ballerini sul palcoscenico, dotati di buona tecnica ma non particolarmente ispirati e virtuosi; ugualmente gradevoli per la modesta riuscita di uno spettacolo misurato. E se il tono fiabesco comporta per i ballerini notevoli difficoltà tecniche, a farne le spese sono state piroette e sincronie richieste dalla coreografia di repertorio. Interpretazioni che non hanno denotato particolare naturalezza e disinvoltura. Tra l’altro assente, in occasione del Valzer dei fiocchi di neve, il coro di voci bianche. Apprezzabili nei ruoli principali i primi ballerini Maria Polyudova e Vladimir Statnyy. Le armonie e le celeberrime melodie sono state rese dalla compagine orchestrale del Bellini in modo convincente e a contribuire pregevolmente allo spettacolo è stato l’apporto del M° Paolo Paroni (sul podio in sostituzione dell’ucraino M° Boris Bloch), sebbene fosse evidente una certa lentezza nell’esecuzione della partitura al fine di permettere ai ballerini di eseguire al meglio la difficile coreografia. Una defezione che ha causato non poco mormorio tra il pubblico, non particolarmente numeroso. Un allestimento classico, tradizionalissimo e non particolarmente innovativo: costumi variopinti e scintillanti di Nadya Shvets e scene di Olena Gavdzinskaya. I fondali dipinti e interposti a ricreare il palazzo di Stahlbaum e il salone delle feste con un imponente albero di Natale ricordano il teatro anni ’50 ma circostanziano sulla scena il miracolo di una fiaba che parla alla sensibilità di piccini e adulti, rimarcando l’aspetto onirico, psicanalitico e puramente magico del balletto. Ma è sufficiente la variegata gamma delle danze, da quella spagnola a quella francese, passando per la russa, l’orientale e la cinese, unitamente al trascinante Valzer dei fiori per restituire l’incanto di quel sogno fiabesco. Il suono rarefatto della celesta, inventata a Parigi nel 1886, guida le movenze della Fata Confetto. E la coinvolgente armonia delle musiche guida lo spettatore nel sogno, oltre gli incubi infantili, oltre il paese dei dolciumi. Verso l’età e i sentimenti adulti.

© Riproduzione Riservata

Commenti