Il mosaico celebrativo del 60° TaorminaFilmFest definito un fake per la presenza di molti personaggi mai ospiti della kermesse
Il mosaico celebrativo del 60° TaorminaFilmFest definito un fake per la presenza di molti personaggi mai ospiti della kermesse

Dopo quasi tre anni verrà finalmente rimosso il mosaico apposto sin dal giugno 2014 all’esterno del Palazzo dei Congressi di Taormina. Collocato, in occasione della 60esima edizione del Festival del Cinema di Taormina, sul lato della facciata che dà su Via Teatro Greco, fu svelato alla presenza di un’entusiasta Claudia Cardinale nel pomeriggio di quell’afoso 14 giugno mentre la diva del cinema fumava qualche sigaretta affacciata dalla balconata sottostante. Con l’edizione 60, rilevante anniversario per la longeva kermesse, si è pensato evidentemente di omaggiare i grandi divi del grande schermo che hanno segnato le pagine di storia della rassegna eternandone i nominativi sulla discussa lapide celebrativa.

Chi li ha visti? E “l’idea”, in sé e per sé considerata, non è di certo discutibile ma la polemica sorge spontanea alla lettura dei nominativi riportati. L’imponente mosaico su sfondo nero e grigio, intitolato “Cinema a Taormina” opera di Sergio Fabio Rotella e realizzato da Bisazza, vede una cinepresa “proiettare” in ordine alfabetico ben 83 nominativi di grandi star internazionali e di casa nostra, appartenenti a epoche più o meno recenti, a partire da Woody Allen per poi concludere con Franco Zeffirelli. Ora, se la selezione dei grandi interpreti transitati da Taormina in sessant’anni di storia è solo relativamente opinabile, non si può dire lo stesso per le incredibili imprecisioni che rendono quella che è stata rinominata “la lapide” un vero e proprio fake: Marlon Brando, Gary Cooper, Sean Connery, Martin Scorsese, Paolo Sorrentino, Julie Andrews, Brigitte Bardot, Francis Ford Coppola, Fred Astaire, Dustin Hoffman, Stanley Kubrick, Laurence Olivier, Akira Kurosawa, Robert Redford, Steven Spielberg e Billy Wilder vengono menzionati tra gli ospiti dei primi sessant’anni della kermesse ma non hanno mai presenziato alla manifestazione. E perplessità sorgono anche sulla presenza di Sidney Pollack (che, ad ogni modo, nel ’70 vinse la prima edizione del festival competitivo con “Non si uccidono così anche i cavalli?”). Un’incredibile “falso storico”!

La richiesta di Raneri. A infuocare ulteriormente la polemica e a provocare l’indignazione di coloro che la storia di Taormina e del festival – anche in ambito locale – l’hanno scritta sul serio, sono le forti perplessità che sorgono relativamente a una inopportuna forma di “auto-celebrazione”. Sulla questione è tornato il consigliere di opposizione Eugenio Raneri, che aveva già sollecitato la rimozione di quella che ha definito “una lapide” e si è così rivolto al sindaco: «Nei giorni scorsi è stata aggiudicata la gara per il Taormina Film Festival. A questo punto, invito il sindaco a togliere quella lapide. Quantomeno la copra nelle parti in cui sono riportati alcuni nominativi che non hanno nulla a che spartire con la storia di Taormina Arte e della Città di Taormina». E, se in precedenza, il sindaco Eligio Giardina aveva glissato sull’argomento, stavolta la risposta è arrivata: «Sarà l’occasione per procedere. La rimozione è già preventivata». Raneri si riferiva probabilmente agli “special thanks to” Michel Curatolo (responsabile delle relazioni esterne di TaorminaArte), Tiziana Rocca (former general manager del festival) e a tale Alfio Maria Daniele Pergolizzi. Quest’ultimo, ignoto ai più e figura non particolarmente simbolica in relazione al FilmFest, risulta essere amministratore della Dat Donat Dicat S.r.l., editore romano dell’albo celebrativo da collezione della sessantesima edizione del film festival.

Ma c’è di più. «Non si riesce a capire e sapere, ancora oggi e da anni – aveva detto in precedenza Raneri – chi sia stato l’illuminato che ha autorizzato quella collocazione. A prescindere, in ogni caso, da chi abbia dato l’autorizzazione, tutto ciò che non riguarda gli attori e i divi del festival rappresenta un’offesa alla Città di Taormina, a Taormina Arte, al Comune di Messina e alla ex Provincia regionale di Messina. È un autoincensamento e autocelebrazione di persone e personaggi che non hanno storia, né arte né parte con la Città di Taormina. Non si capisce per quale motivo l’Amministrazione, più volte sollecitata a rimuovere la parte finale di quelle scritte, abbia continuato sinora a far finta di niente e a tollerare quella indecenza».

Adesso giunge puntuale l’annuncio di Giardina. E si attende che prossimamente avvenga la rimozione di quel mosaico che, in fondo, altro non è che un piccolo grande simbolo eloquente dell’autolesionismo politico taorminese dell’ultimo ventennio. Una politica confusa e poco lungimirante che spesso e volentieri ha lasciato spazio e proscenio assoluto a quelli che da Taormina hanno ricevuto tanto e dato poco e nulla. Una politica paesana che fa un’enorme fatica a comprendere il senso delle cose, dimenticandosi di rendere atto a quelli che la città l’hanno fatta grande davvero e ad onorare quelli che oggi rappresentano le poche eccellenze del territorio.

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