Occupata la facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo per consentire l'assemblea
Occupata la facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo per consentire l'assemblea "Fora u G7"

Un gruppo di studenti universitari ha occupato nelle scorse ore la Facoltà di Lettere e Filosofia a Palermo con l’obiettivo di utilizzare i locali sabato e domenica, giorni di normale chiusura, per organizzare dibattiti, assemblee e approfondimenti «miranti a sviscerare e discutere collettivamente la contrarietà al meeting del G7 previsto per il 26 e 27 maggio a Taormina». «Con questa iniziativa prende ufficialmente inizio la mobilitazione contro il G7 in Sicilia, una mobilitazione di cui noi studenti saremo assolutamente protagonisti», si legge in una nota. Gli studenti fanno sapere che sono in arrivo a Palermo delegazioni universitarie da altri atenei d’Italia e anche dall’estero. Domenica, a conclusione dei lavori assembleari, precisano gli studenti, si concluderà l’occupazione della facoltà per permettere e garantire il normale svolgimento della didattica.

Il senso della protesta. «Con questa iniziativa – fanno sapere gli studenti – prende ufficialmente inizio la mobilitazione contro il G7 in Sicilia, una mobilitazione di cui noi studenti saremo assolutamente protagonisti, perché fermamente coscienti di come l’università di oggi sia specchio di interessi privatisti e di potere. La riforma Moratti e la riforma Gelmini hanno causato la diminuzione progressiva dei finanziamenti statali agli Atenei e costretto i ricercatori e gli aspiranti tali ad una stato di totale precarietà. In questa ottica le università diventano collettore e mediatore di piccoli, medi e grandi interessi economici e speculativi, per lo più locali e regionali ma anche nazionali e internazionali. Ecco che l’ università assume le vesti del marketing territoriale tentando di diventare una sola cosa con esso. Sono le aziende che decidono i progetti di ricerca, sono loro che stabiliscono budget e condizioni di lavoro perché sono loro i finanziatori. Le borse di studio, necessarie per bandire i concorsi di dottorato, vengono in parte sponsorizzate da aziende e attori e economici locali che ovviamente scelgono e blindano in accordo con i docenti procacciatori chi sarà il vincitore. A Palermo numerosi accademici organizzano seminari e convegni per incentivare gli studi e la ricerca miranti a potenziare le capacità di difendere i soliti interessi. Nelle nostre università e nelle nostre scuole oggi vengono proposti bandi e concorsi per realizzare servizi Smart nei tratti turistici delle città, aree infrastrutturate con connettività wifi a banda larga e cloud privato, sviluppo dei siti web o mobile app e la messa in rete di tutti i servizi smart che dovranno essere “protetti” non si capisce bene da chi e da cosa. Le smart cities non fanno altro che concretizzare i processi di gentrificazione delle città, e quindi di espulsione di intere fasce della popolazione dai centri città verso le periferie. I costanti aumenti degli affitti e delle bollette da pagare per chi vive nella propria città diventano sempre più insostenibili».

«Non è più tempo di favole». «Allo stesso tempo – continua la nota -, viviamo all’interno di un sistema universitario e scolastico che ci impone continui tagli al welfare studentesco, alla ricerca, ai posti di lavoro per i docenti (soprattutto del Sud); i continui tagli vengono attuati in un quadro generale che vede scuole spesso inagibili e che gravano in condizioni di insalubrità, aumento del divario tra università di serie A (quelle del Nord) e di serie B (quelle del Sud). Non possiamo accettare che lo sviluppo immaginato per i giovani sia il lavoro gratuito presso Mc Donald, piuttosto che presso qualunque altra azienda. Non possiamo farci raccontare favole che parlano dell’importanza e dell’utilità che assume il lavoro gratuito negli stage e nei tirocini per il percorso di formazione di ogni studente, volti evidentemente soltanto allo sviluppo e allo sfruttamento di risorse umane e ambientali a favore delle grandi multinazionali. Non crediamo di dover restare a guardare una tale presa in giro da parte di chi ci governa e di chi continua ad utilizzare le nostre vite e i nostri territori per i loro giochi di profitto e di guerra. Per questo come studenti prendiamo posizione per resistere alla distruzione di una Università pubblica sempre più distante da noi, che ne siamo i soli e veri protagonisti, e dalle nostre esigenze», afferma uno studente di Scienze politiche.

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