Donal Trump e Papa Francesco
Donal Trump e Papa Francesco

Quando è ormai trascorso un mese dal suo insediamento, si attende di capire se quando verrà in Italia a fine maggio per il G7 di Taormina Donald Trump incontrerà anche il Papa in Vaticano. Alla Santa Sede non è finora arrivata alcuna richiesta in merito. Dev’essere ancora nominato il nuovo ambasciatore Usa presso la Santa Sede e l’irruento presidente americano e il Pontefice argentino appaiono sempre più percorrere due traiettorie destinate a scontrarsi. A dire il vero, se le premesse iniziali, a seguito dell’animatissima campagna elettorale Usa, vedevano i due agli antipodi su questioni come gli immigrati, i mutamenti climatici, il liberismo economico, il dialogo tra culture e religioni, gli stessi timori sulla pace globale, il primo atteggiamento del Papa dopo il giuramento di Trump è stato di assoluta prudenza.

Lo scontro in atto. «Vedremo che cosa succede. Spaventarsi o rallegrarsi ora sarebbe una grande imprudenza, sarebbe essere profeti di calamità o di benessere che potranno non verificarsi. Vedremo che cosa farà, e lo valuteremo», aveva detto Francesco nella nota intervista a El Pais, mettendosi in una posizione di attesa per le iniziative reali del presidente Usa. Ma ben presto, una volta che Trump ha cominciato a mettere in atto le sue promesse, sono iniziati da parte del Pontefice – pur senza mai nominarlo – una serie di interventi indirettamente ma puntualmente critici e ammonitori, che attraverso discorsi, messaggi, omelie, semplici tweet, sono entrati nel merito delle questioni riguardanti le iniziative dell’amministrazione Usa. Un sintomo che lo scontro che ora è solo latente, potrebbe diventare ben presto aperto.

Muro anti-immigrati. «Una persona che pensa soltanto a fare muri, sia dove sia, e non a fare ponti, non è cristiana. Questo non è nel Vangelo. Se dice queste cose, quest’uomo non è cristiano», aveva detto un anno fa il Papa di ritorno dal Messico, innescando un’aspra polemica con Trump (che lo accusò di essere “troppo politico”) poi rientrata. Ma dopo l’annuncio di tener fede alla propria promessa, su Trump si sono abbattute le critiche di vescovi e movimenti cattolici e la stessa Santa Sede ha espresso “preoccupazione”. E l’instancabile messaggio di Francesco sull’accoglienza e l’apertura a profughi e migranti si è fatto ancora più insistente, come quando venerdì all’Università Roma Tre ha detto che «le migrazioni non sono un pericolo, ma una sfida per crescere». L’ultimo esempio il tweet di due giorni fa, che non a caso cita la Bibbia: «Quante volte nella Bibbia il Signore ci chiede di accogliere i migranti e i forestieri, ricordandoci che anche noi siamo forestieri!».

Il “Muslim Ban”. Anche la decisione di chiudere la frontiere Usa a chi proviene da sette Paesi musulmani, perché ritenuti a rischio terrorismo, ha scatenato le proteste dei gruppi cattolici. E il Papa ha approfittato, venerdì scorso, del suo messaggio all’incontro mondiale dei Movimenti Popolari, svoltosi a Modesto, in California, per ribadire con forza che «nessun popolo è criminale e nessuna religione è terrorista. Non esiste il terrorismo cristiano, non esiste il terrorismo ebreo e non esiste il terrorismo islamico. Non esiste. Nessun popolo è criminale o narcotrafficante o violento». E due giorni prima su Twitter Francesco aveva scritto: «La cultura dello scarto non è di Gesù. L’altro mi è fratello, oltre ogni barriera di nazionalità, di estrazione sociale, di religione».

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