Gaggi. La morte (in)dimenticata di Dago. Il silenzio di una verità ineludibile

Si continua ad attendere che venga fatta chiarezza sulle reali motivazioni e le eventuali responsabilità che hanno portato alla tragica scomparsa di Salvatore D'Agostino, il 16enne rimasto folgorato da una scossa elettrica generata da un faretto nella piazza di Cavallaro a Gaggi

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Sono trascorsi 6 mesi dalla morte di Salvatore D’Agostino ma sulla tragica fine del 16 enne di Gaggi è sceso un imperturbabile silenzio che stride con l’auspicio collettivo che venga fatta giustizia per Dago. Non si ha notizia, sino a questo momento, di sviluppi significativi nelle indagini a suo tempo avviate sull’atroce destino che la sera del 2 agosto 2016 rimase folgorato da una scossa elettrica probabilmente generata da un faretto nella piazza di Cavallaro, in prossimità della chiesa SS. Maria Annunziata. La morte è poi sopraggiunta dopo 18 giorni di coma, dopo quasi tre settimane in cui il ragazzo aveva lottato in condizioni disperate tra la vita e la morte all’ospedale San Vincenzo di Taormina. Da quelle ore 5.40 del mattino del 21 agosto 2016, la famiglia e gli amici di Salvatore attendono giustizia per quel giovane che troppo in fretta è tornato alla Casa del Padre.

L’appuntamento con la morte. L’auspicio che si rinnova è che possa al più presto esserci chiarezza sulle dinamiche e le eventuali responsabilità che hanno portato alla scomparsa del ragazzo. C’è da capire una volta per tutte come sono andate le cose in quella drammatica sera del 2 agosto, nell’istante del contatto con quel faretto rivelatasi spietato attrattore spietato di morte per un 16enne che aveva ancora un’intera vita davanti a sé e che ha avuto la sola colpa di esser andato a prendere un pallone, mentre giocava in piazza, ignaro del pericolo letale che lo attendeva.

Il dovere di arrivare alla verità. La comunità di Gaggi non ha dimenticato il suo Dago. La gente conserva nei pensieri e nel cuore il ricordo di quel giovane al quale gli amici hanno anche dedicato un bellissimo murales in paese. L’immagine di Salvatore sulla sua vespa è il paradigma toccante e amaro di una vita spezzata. E allora in quel silenzio imperturbabile che sin qui avvolge la fine di Salvatore c’è una verità da raggiungere. Al bivio tra eventuali negligenze e tragiche fatalità, in quella serata d’inizio agosto rivelatasi mortale, c’è una verità alla quale, qualunque essa sia, ci si augura che, presto o tardi, le autorità competenti possano arrivare.