Eligio Giardina, sindaco di Taormina
Eligio Giardina, sindaco di Taormina

«Sul G7 è necessario evidentemente un cambio di passo, l’ho detto anche al presidente Gentiloni nelle scorse ore». Lo ha dichiarato il sindaco di Taormina, Eligio Giardina, nel corso di un colloquio telefonico avuto nelle scorse ore con il Premier. «Al Consiglio comunale – ha detto Giardina – chiedo, intanto, di fare in fretta la variante urbanistica per l’elipista. Respingo però la frase che qualche organo di stampa ha riservato alla Città di Taormina, e mi riferisco a chi ha utilizzato l’espressione delle “pecore”. Le pecore ci sono nelle periferie di tutte le città e contrada Piano Porto non è il centro storico di Taormina, inoltre si parla di un’area che non è di competenza del Comune di Taormina. Nessuno si permetta di confondere le cose e mandare un’immagine distorta di Taormina. Vediamo quindi di chiarire le cose. Ho detto che ci sono stati dei ritardi, e adesso mi ha chiamato il presidente del Consiglio, Gentiloni, al quale ho detto telefonicamente che se non ci sarà un’accelerazione non riusciremo a fare strade, elipiste e Palazzo dei Congressi. Il 25 febbraio verrà il Sottosegretario Boschi a fare un sopralluogo vero».

Replica a D’Aveni su Taormina Arte. Giardina ha poi risposto al presidente del Consiglio comunale, Antonio D’Aveni, sulla polemica riguardante i meriti per la definizione dell’iter di trasformazione del Comitato TaoArte in Fondazione. «Su TaoArte io credo che la svolta sia iniziata quando stavo per dare la gestione del Teatro, e degli eventi 2016, ai privati. Io stavo per consentire quell’iter ma ho cambiato poi idea e mi sono assunto tutta la responsabilità di far organizzare la scorsa stagione degli spettacoli. A mio avviso lì è partita la rifondazione di Taormina Arte. Il Consiglio comunale ha fatto la sua parte e nessuno lo ha disconosciuto. Io sono stato felice di questa svolta non per un fatto personale ma per un altro fatto: perché la Città di Taormina ha raggiunto un obiettivo che sinora non era mai stato raggiunto. Anche in passato si era arrivati ad un passo dalla Fondazione ma tutto era fallito per un gioco di poltrone e di posti. Anche quando il Consiglio ha assunto un’altra posizione ci siamo riuniti diverse volte, anche scontrati, per ricomporre le posizioni. Sino a prova contraria sono il sindaco della Città e ho esultato, e lo ribadisco, quando il notaio ha apposto la sua firma su quella delibera. Mi dispiace che il presidente del Consiglio si sia indignato ma non ci sono motivi per indignarsi. Adesso la Fondazione è realtà, è questa l’unica cosa che conta».