«Nell’ordinanza del Gip sui due medici del Servizio di Emergenza Sanitaria 118 arrestati a Letojanni c’è una passaggio molto significativo. Nell’emettere il provvedimento custodia cautelare, infatti, il Gip dice che accanto alla criminalità normale e a quella organizzata, si sta delineando una nuova criminalità, quella dei colletti bianchi che non è meno pericolosa degli altri tipi di criminalità e che va ad incidere su alcuni settori di primaria importanza della collettività». Lo afferma il vicequestore aggiunto e dirigente del Commissariato di Polizia di Stato di Taormina, il dott. Vincenzo Coccoli, in una intervista esclusiva per TaorminaToday, nella quale racconta come si è arrivati all’arresto dei due medici per i quali è stata eseguita nelle scorse ore un’ordinanza di misure cautelari in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Messina, dr. Salvatore Mastroeni, su richiesta del Sostituto Procuratore della locale Procura della Repubblica, dott.ssa Anna Maria Arena. Con metodi sistematici e consolidati nel tempo, i due medici in servizio di emergenza sanitaria 118, abusando dei propri uffici, con artifici e raggiri, si assentavano dal posto di lavoro, simulandone la loro presenza per interi turni di servizio notturno di 12 ore e provvedendo a sottoscrivere l’apposito registro. In realtà durante i turni di servizio notturno gli stessi, come accertato, risultavano presenti nelle proprie abitazioni o in altri luoghi, ben lontani dalla sede di lavoro.

Condotte illecite a partire dal 2014. L’accurata attività di indagine condotta dai poliziotti del Commissariato di Taormina, coordinati dalla Procura della Repubblica di Messina, ha permesso di accertare una continuità di consumazione di illecite condotte a partire dal 2014 e riscontrata fino all’agosto 2016, che ha denotato una personalità alquanto spavalda e prepotente in capo ai due indagati, che agivano confare consolidato, quasi imposto a colleghi e subordinati. Il lavoro svolto dagli investigatori attraverso servizi di osservazione, con telecamere poste nella sede di lavoro, acquisizioni di copie dei registri di presenza dei sanitari, intercettazioni telefoniche e minuziosa attività di analisi dei tabulati delle utenze telefoniche ha permesso di smascherare una sistematicità di spudorate assenze dei due medici dal posto di lavoro in contrasto con le firme presenza apposte sui registri successivamente al turno di servizio. Ben 40 gli episodi accertati in capo al un medico e 36 quelli attribuibili all’altro.

Nessuna paura di essere scoperti. In particolare i sanitari si “mettevano” nei turni, coprendosi a vicenda ed, alternandosi, non effettuavano del tutto la notte in cui restava in servizio uno solo, accordandosi, così, dello “scarabocchio” da apporre sul registro delle presenza. Senza preoccuparsi di nascondere le illecite condotte, ponevano in essere atteggiamenti di sfida nei confronti dei colleghi di lavoro e/o di chiunque provasse a contrastarli “… è la mia parola contro la sua…”. È stato disposto, inoltre, dal GIP a carico di ciascuno degli indagati il sequestro preventivo per equivalente di somme di denaro pari a oltre 16 mila euro per l’uno e quasi 15 mila euro per l’altro, quale danno arrecato alla Pubblica Amministrazione quantificabile per ogni singolo episodio accertato in capo ai due medici, che dovranno rispondere dei reati di truffa aggravata e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici.

Le indagini della Polizia. «L’indagine – spiega il dott. Coccoli – nasce da una fonte confidenziale, che segnalava ad un poliziotto delle irregolarità durante l’espletamento del servizio di 118 da parte di alcuni medici, soprattutto nelle ore notturne. La fonte confidenziale è stata riscontrata nell’ambito delle attività di indagini con intercettazioni telefoniche, appostamenti e videoriprese e analisi maniacale e dettagliata dei tabulati in uso ai due individui. Abbiamo riscontrato una serie vastissima di casi di assenteismo». «C’è una telefonata tra i due – prosegue il vicequestore aggiunto – nella quale l’assenteista telefona al medico presente in quel momento ricordandogli di mettere al suo posto una firma che viene definita proprio “uno scarabocchio” e gli raccomanda di non dimenticarlo perché è chiaro che quelli sarebbero stati dei soldi che avrebbe dovuto riscuotere per un servizio non espletato. Il presente lasciava il rigo sottostante vuoto affinché l’assente successivamente apponesse la propria firma a ratifica di un servizio mai svolto».

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