Taormina, 22 ottobre. La presentazione ufficiale del logo del G7
Taormina, 22 ottobre. La presentazione ufficiale del logo del G7

«Abbiamo proposto Taormina». Sono trascorsi 9 mesi da quando il 26 maggio 2016 Matteo Renzi ha annunciato che il prossimo G7 si svolgerà in Sicilia. Poi il 22 ottobre 2016 la presentazione del logo ufficiale all’Hotel Timeo. E adesso, a poco più di 100 giorni dal G7, il sogno di una Taormina rimessa a nuovo si è già infranto, del tutto o quasi. I nove mesi del pre-G7 declinano le cronache siculo-romane di un parto travagliato che prometteva mirabilie e invece lascerà in dote il Palacongressi a norma (forse, così si spera) e un’elipista (contestata), un po’ di asfalto, un’infiorata e una bella foto famiglia dei 7 leader da consegnare alla storia. Quindici milioni di euro per le opere in città, che neppure verranno spesi tutti, e venticinque milioni per l’organizzazione “chiavi in mano” dell’evento (comprensivi di altri momenti collaterali a Milano, Bergamo, Torino, Bologna, Lucca, Firenze, Roma e Bari): questo ha messo a disposizione il Governo per il G7 e ripensando anche al dramma del terremoto in Centro Italia non si può pretendere di più mentre altrove sono rimaste soltanto macerie.

Il dado è (quasi) tratto. Ma una riflessione appare ineludibile e finalmente inizia a farsi spazio anche tra le discussioni del salotto politico consiliare. La Città di Taormina come vuole immaginare questo G7 e come vuole presentarsi agli occhi dei Capi di Stato e di Governo? Sino ad oggi il Comune non ha stanziato nemmeno un euro per il G7, rimanendo in poltrona ad aspettare che pensi a tutto “mamma Roma”, con i fondi del Governo. E la Regione? Del Governo regionale a Taormina si sono perse le tracce dal pomeriggio di venerdì 30 settembre 2016, quando Crocetta venne in municipio per incontrare una pletora di amministratori e a discutere con loro di strade, fiere, porti, Expo e di tutto di più, tra visioni oniriche di un G7 che forse apparteneva al pianeta Marte. Al tramonto del libro dei sogni, la grande illusione di porre comodamente rimedio con una vagonata di milioni al nulla cosmico dell’ultimo ventennio paesano stride con l’amara realtà di questi giorni. Restano fuori dai giochi anche la Villa comunale (meravigliosa oasi verde ridotta a vergogna) e gli ascensori del Lumbi (progetto già cantierabile), e allora cosa rimarrà di questo G7: ad oggi i disagi. Di sicuro i disagi che già si prevedono all’orizzonte, la prova di pazienza alla quale saranno chiamati i taorminesi per la chiusura totale della città dal 22/23 al 28 maggio. Per il resto si è passati dall’abbuffata virtuale delle opere di compensazione allo stretto necessario per l’accoglienza dei potenti del globo. Per non parlare dell’elipista permanente individuata in contrada Bongiovanni, scelta che fa già discutere e rischia la chiusura sul nascere. L’elipista ha richiesto una variante al Prg calendarizzata in Consiglio comunale per la seduta del 14 febbraio, non rientra nelle odierne previsioni urbanistiche di quell’area ma da Roma è stato deciso che va fatta lì: e la potenza delle eliche preoccupa residenti, imprenditori e operatori turistici perché, nelle fasi di atterraggio-decollo dei mezzi, si rischierebbe di scoperchiare la piscina comunale e un albergo della zona.

Attenuanti e immobilismo. In città le due cose che sono andate avanti senza mai fermarsi sono il piano per la sicurezza e quello per la sistemazione degli ospiti nelle strutture. In Comune, invece, il ciak del G7 in questo inverno ha il retrogusto dell’illusione. È già evaporato quel profumo inebriante degli annunci, piacevole stordimento dei mesi scorsi tramutatosi in una gelida secchiata d’acqua quando, con il decreto del 23 dicembre scorso, il Governo ha fatto diventare i 100 milioni immaginati (e ipotizzati quando il G7 era nell’orbita di Firenze) e i 50 milioni poi accarezzati, in 15 milioni per i lavori, non un euro in più. Si potevano e si dovevano concertare le scelte sull’asse Roma-Taormina, imporre qualcosa con gentilezza ma con fermezza, per lasciare qualcosa in più alla città e per non doversi sentire soltanto ospiti in casa propria. In definitiva, ci sono volute sette camicie e nove mesi per arrivare all’avvio dei cantieri. E in tutto questo, a far pensare ancor di più è che a Palazzo dei Giurati non ci si sta preoccupando più di tanto delle piccole e grandi magagne presenti in paese, che imponevano di mettere mano al bilancio comunale già sei-sette mesi fa. Bisognava, insomma, intervenire senza aspettare le blande dinamiche politiche ed elettorali di Palazzo Chigi. Il Referendum, è vero, ha rallentato la macchina organizzativa, e secondo i “malpensanti” lo stesso Renzi pare si sia disamorato del G7 siciliano dopo la batosta del 4 dicembre amplificata dal voto torrenziale dei siciliani stessi per il “No”. Le attenuanti dei ritardi dipesi dalle alterne vicende di Governo ci sono, ma Taormina, nel mentre e sino ad ora, si è cullata sugli allori mediatici della circostanza, inspiegabilmente non ha stanziato neppure un euro per rifare la segnaletica attuale che è da cestinare, non ha previsto un piano straordinario di pulizia, non ha previsto la stampa di nuove cartine della città. Non ci si è preoccupati di fare qualcosa per l’arredo urbano e per le strade perché tanto ci penserà il Governo.

L’eredità del G7. Il G7 lascerà in eredità l’indiscutibile impatto mediatico di rilevanza mondiale che questo evento avrà, ed è tangibile che di Taormina, di per sé amata e ammirata da milioni di turisti, in questi mesi si stia parlando ovunque e nelle cronache internazionali, nei palazzi più alti della politica planetaria. Tutta pubblicità che qualcosa di buono porterà. Tuttavia cosa rimarrà negli occhi, nei pensieri e nel cuore agli ospiti d’eccezione, al Trump o alla Merkel, che, scesi dall’elicottero, percorreranno il viale Italia salendo dalla piscina verso il centro? E cosa rimarrà a chi vorrà andare alla Villa comunale per farsi una foto ricordo? E cosa rimarrà a chi avrà avuto un’esigenza fisiologica mentre si trovava in piazza IX Aprile o al Terminal Bus? Forse, anche se le strade di Taormina sono stretti e si addicono di più alle Golf cars, per gli spostamenti in certe strade sarebbe meglio prenotare un paio di comode limousine con i vetri oscurati. In fin dei conti, dicevano i saggi che “I grandi momenti derivano da grandi opportunità. Quel che sarà è ciò che avrete meritato”. Taormina la sua ribalta mondiale l’avrà in ogni caso: ma in tutti questi mesi cosa avrà messo di suo per meritarsela e per renderla speciale nell’immediato e per le future generazioni? Per adesso c’è soltanto la pazienza che dovranno avere da qui ai prossimi tre mesi i taorminesi. Qualcosa si può ancora fare per non consegnare ai posteri il G7 come la grande illusione del “tanto rumore per nulla”. Le idee camminano sulle gambe degli uomini: ma in questa Taormina quali uomini e quali idee possono riscrivere il destino di questa storia?

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