Taormina, Hotel San Domenico
Taormina, Hotel San Domenico

A nemmeno un anno di distanza dal cambio di proprietà, un altro ribaltone all’orizzonte forse per l’hotel San Domenico di Taormina, storico simbolo per eccellenza del lusso alberghiero della capitale del turismo siciliano. Potrebbe, infatti, finire sotto il controllo di un fondo di investimenti inglese la struttura alberghiera che nei mesi scorsi è stata acquisita dall’imprenditore casertano Giuseppe Statuto. E’ questa la prospettiva che si affaccia sia per il “San Domenico” che per altri hotel di lusso come il Danieli di Venezia, il Four Seasons e il Mandarin Oriental di Milano.

L’incredibile vicenda riguarderebbe, in pratica, un bond e la capacità che avrà a questo punto, in quella che diventa una vera e propria corsa contro il tempo, il gruppo Statuto, proprietario dei quattro alberghi di grande pregio, di rimborsare il fondo che gli ha prestato 59,5 milioni. Un prestito, quello fatto a Statuto, che avvenne sottoscrivendo obbligazioni al tasso dell’ 11,478% e che si chiama, per l’esattezza, The Children’s Investment Fund, con sede a Londra.

Scacco matto ad Al-Thani. Aveva destato scalpore e preoccupazione negli ambienti taorminesi già lo scorso ottobre la notizia del pignoramento dell’Hotel “Danieli” di Venezia: uno dei gioielli che fanno capo a Statuto, che l’anno passato è anche diventato proprietario del Grand Hotel San Domenico nella Perla dello Ionio in un’asta che lo vide trionfare sul filo di lana nei confronti dell’emiro del Qatar, Hamad bin Jassim Al-Thani. La svolta definitiva per il “San Domenico” sembrava si fosse materializzata quel 31 marzo 2016, quando si è materializzata l’offerta last-second, formulata a conclusione della procedura di gara indetta dal Tribunale di Roma, dal gruppo “Statuto”. Statuto, imprenditore di origini campane, ha messo le mani sul “San Domenico” per la cifra di 52 milioni e 500 mila euro, somma di 200 mila euro superiore al competitor qatariota.

L’ombra fatale del bond. Quella sfida vinta per l’ex monastero domenicano del 1400 potrebbe avere i suoi riflessi inattesi e clamorosi. Statuto era chiamato ad effettuare il relativo pagamento entro ottobre 2016. I soldi sono arrivati da un bond quinquennale da 59 milioni piazzato al fondo londinese che però, oltre a ottenere un tasso di interesse elevatissimo (contropartita del rischio) e garanzie ipotecarie, a quanto pare ha messo il timbro del pegno sul 100% della società che controlla tutti gli alberghi.

Il pignoramento del “Danieli”. Nei mesi scorsi si era anche fatta avanti, provando invano ad inserirsi nella vicenda, anche un polo guidato dal gruppo americano “Varde Partners Inc”, insieme alla “CdP Immobiliare” (società controllata dalla Cassa Depositi e Prestiti), e l’italiano Rocco Forte (proprietario del Verdura Resort di Sciacca). Nel frattempo è poi spuntato, come detto, pure il problema del pignoramento del “Danieli” di Venezia per il mancato pagamento da parte di Statuto di alcune rate del mutuo. La cifra in gioco sul Danieli, che continua regolarmente la sua attività, è altissima: 160 milioni ma il pignoramento è complessivamente per un valore di 242 milioni, cioè quanto pagato dieci anni fa per acquistare il lussuoso albergo dalla Starwood. Le prossime settimane saranno, insomma, decisive per le problematiche che il gruppo Statuto sta affrontando e si potrà, soprattutto, capire se l’imprenditore casertano riuscirà a superare le difficoltà e mantenere la proprietà del “San Domenico”, acquisito quasi un anno fa.

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