G7 Taormina Tauromenitanum

I Comuni dell’hinterland ionico, con in testa Giardini Naxos, puntano sul vino Tauromenitanum, un vino da riscoprire che era già presente sulle tavole siciliane sin dai tempi delle cerimonie di Apollo. Nei mesi del G7, alle porte dell’evento che metterà il primo polo turistico siciliano al centro del mondo, l’Amministrazione comunale di Naxos è in pressing sulla Regione per ottenerne il pieno riconoscimento di specialità doc del made in Sicily. Probabilmente non si arriverà in tempo a renderlo protagonista per il G7, ma il futuro sembra comunque roseo per il Tauromenitanum. Alcune bottiglie sono state già inviate a Palermo e se in quelle bottiglie verrà accertata la presenza delle peculiarità richieste in questi casi dagli esperti il Tauromenitanum potrebbe essere rimesso quanto prima in commercio. L’iniziativa viene seguita dal sindaco Nello Lo Turco e dal presidente dell’Unione dei Comuni, Alfio Currenti e coinvolge anche Forza d’Agrò, Gallodoro, Mongiuffi Melia, Limina, Roccafiorita, Gaggi, Graniti, Letojanni, Taormina e Castelmola, oltre che ovviamente Naxos. E proprio da questi territori provengono i grappoli di uva trasportati all’Istituto regionale della Vite e del Vino di Trapani. Al momento sono in corso i test di vinificazione per ricostruire la vinificazione del Tauromenitanum e per verificare le proprietà organolettiche essenziali.

Il parere dell’esperto. A spiegarci, in questo approfondimento su “TaorminaToday”, le qualità e le prospettive del Tauromenitanum è l’esperto Roberto Raciti (Responsabile Turismo di Onav Catania e Delegato Onav di Caltanissetta), già protagonista di recente al “Born in Sicily” organizzato a Taormina dall’assessorato regionale al Turismo in sinergia con il Servizio Turistico Regionale di Taormina. «Si tratta – spiega Raciti – di una meravigliosa scoperta di un nuovo ceppo ancora sconosciuto di vitigno appartenente al territorio della Sicilia Orientale ma, di fatto, soprattutto ancora sconosciuto anche agli enti preposti. Questa novità, tramite le relative verifiche in corso, potrà dare ulteriore propulsione al segmento vino e al già galoppante turismo enogastronomico e farlo conoscere ancor di più ai turisti enonauti che transiterranno nel territorio di Giardini e Taormina, invitandoli a gustare ancora di più un pezzo di storia che ritorna attraverso questo nuovo vitigno di interessante manifattura».

Rilancio dell’agro-alimentare. Giardini e i Comuni dell’hinterland lavorano, insomma, ad un piano di rilancio di questo vino che viene sostenuto dall’Istituto regionale della Vite e del Vino e dall’Assessorato regionale all’Agricoltura, ed anche da quello ai Beni Culturali e dalla Facoltà di Lettere Antiche e Moderne dell’Università di Messina. «Stiamo portando avanti un ambizioso percorso di recupero di questo vino – e l’Unione dei Comuni può avere un ruolo centrale di assoluto rilievo nel dare un’ulteriore spinta a questa iniziativa, nel contesto di una volontà più ampia e condivisa da tutti per rilanciare il patrimonio agro-alimentare. Il Tauromenitanum può dare nuovo impulso alle attività agricole della bassa Valle dell’Alcantara e delle Valli del Chiodaro e dell’Agrò».

La sperimentazione avviata. Adesso si dovranno, dunque, attendere gli esiti della sperimentazione sulla vinificazione del Tauromenitanum, il vino prodotto in epoca greco-romana nel territorio di Naxos, citato da Plinio come vino di straordinaria qualità e che secondo alcune testimonianze storiche veniva utilizzato in Sicilia, come detto, anche nelle cerimonie in onore di Apollo. La sperimentazione coinvolge il Vivaio Federico Paulsen, l’Istituto per la vite e l’olio, l’Ente di sviluppo dell’agricoltura, il Dipartimento Agricoltura dell’assessorato regionale e i comuni dell’area interessata. La fase di accertamento definitivo è iniziata con dei test di vinificazione sperimentale e degustazione, curati dai tecnici del Vivaio Federico Paulsen, su tre vitigni autoctoni legati alla tradizione di questo territorio: Ieppola, Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio. Verranno effettuati altri test di ricerca documentale e sul campo sui vitigni tipici di quest’area con l’obiettivo di ricostruire la vinificazione del Tauromenitanum. «Attraverso la ricerca, questa sperimentazione – spiega l’assessore regionale all’Agricoltura Antonello Cracolici, che sta seguendo l’iniziativa con particolare attenzione – puntiamo a ricostruire il filo rosso con il passato millenario della Sicilia. Un patrimonio che vogliamo mettere a disposizione dei nostri produttori. Un investimento sul futuro, per valorizzare prodotto, identità e territorio».

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