G7 Taormina 2017
G7 Taormina 2017 - Elaborazione grafica su Foto di Francesco Motta ©2017 TaorminaToday

Sono trascorsi 100 giorni esatti dalla conferenza stampa di Matteo Renzi a Taormina per la presentazione del logo del G7 Taormina 2017 e per il lancio ufficiale dell’evento agli occhi del mondo. Era il 22 ottobre 2016 e doveva essere l’inizio di una lunga vigilia scandita dall’apertura dei cantieri, con i 15 milioni di euro di fondi stanziati dal Governo per rimettere a nuovo la città sede del G7. Ci si attendeva un “via vai” di politici a Taormina e quant’altro ma, al sorgere del mese di febbraio, il G7 di Taormina sembra paradossalmente avviarsi all’appuntamento di maggio nell’indecifrabile immobilismo di una “calma piatta” che suscita tanti interrogativi. Dei 7 leader che dovrebbero arrivare a Taormina il 26 e 27 maggio c’è chi non ha certezza di esserci, chi rischia di arrivarci con un ruolo “a mezzo servizio”, chi è concentrato sulle elezioni in agenda poco dopo e chi persino potrebbe non esserci.

Lo scenario internazionale. In Francia si voterà per le presidenziali il 23 aprile e dopo due settimane si svolgerà il ballottaggio, proprio alle porte del G7 di Taormina, quindi il nuovo padrone di casa dell’Eliseo farà in tempo a incassare il successo per poi fare la valigia e salire subito su un aereo con destinazione la Sicilia. La cancelliera tedesca Angela Merkel farà tappa a Taormina nel bel mezzo della campagna elettorale contro Martin Schulz per le politiche di settembre. Theresa May arriverà a Taormina mentre la Gran Bretagna è in piena Brexit. C’è il grande rebus di Donald Trump, che a pochi giorni dal suo insediamento alla Casa Bianca ha già ingaggiato un braccio di ferro con l’Europa e, addirittura, secondo alcuni non è nemmeno certo che voglia prendere l’aereo per raggiungere l’Italia e Taormina. Le uniche certezze sono rappresentate da Shinzō Abe, Primo Ministro del Giappone e Justin Trudeau, Premier del Canada che farà ritorno a Taormina 33 anni dopo averla visitato da bambino insieme al padre Pierre. C’è poi l’irrisolto mistero della Russia, esclusa dal G8 nel 2014 come sanzione per l’annessione della Crimea, ancora adesso in bilico tra le voci di un invito in extremis a Taormina e la realtà che prospetta quasi certamente un altro G7 senza Mosca. Ma il vero mistero in fin dei conti è proprio l’Italia, con il Governo ad interim di Paolo Gentiloni che potrebbe presenziare a Taormina a pochi giorni dalle eventuali elezioni politiche di giugno, in piena campagna elettorale. Non è un mistero che il primo a spingere perché si voti in primavera è Renzi, che coltiva persino la flebile speranza di un voto anticipato ad aprile per riprendersi in extremis la scena del G7 siciliano da lui voluto a Taormina.

Il rebus dei cantieri. E allora il G7 di Taormina – sperando vivamente che poi non sia così – rischia di passare alla storia come un evento tra i tanti, senza quelle indispensabili condizioni politiche in grado di far prendere ai sette grandi delle decisioni importanti che ci si aspetterebbe in un caso del genere. I fatti d’altronde sono più ostinati dei teoremi, e la realtà sotto gli occhi di tutti racconta una Taormina sede del G7 dove dal 22 ottobre in poi si è visto poco o nulla. I lavori in paese non sono partiti, non a caso anche il presidente dell’Anac, Cantone, ha evidenziato lo stato delle cose in audizione alla Commissione Bilancio della Camera: «Noi sappiamo che il G7 deve iniziare a maggio, siamo ormai a fine gennaio e che io sappia dal punto di vista delle infrastrutture non è stato fatto nulla o pochissimo». Ancora più paradossale è che il fatto stesso dei cantieri in ritardo non stia suscitando così tanta preoccupazione all’esterno, sulla scena politica e mediatica nazionale, come se in fin dei conti il finale della scenografia fosse già scritto: un po’ di asfalto in extremis per le strade, un po’ di fiori in città, rigide misure di sicurezza, poi la due giorni del G7, la foto ricordo e poi calerà il sipario. La gente da queste parti pensa che le cose alla fine andranno così e se da un lato appare chiaro che un G7 non possa rappresentare la Panacea dei flop dell’ultimo ventennio di politica cittadina, dall’altro ci si aspetta forse che a fronte dei disagi (inevitabili) di fine maggio intanto almeno qualche opera e/o infrastruttura rimanga in eredità al territorio.

La priorità è la legge elettorale. Nell’agenda politica nazionale ed internazionale si ha la sensazione che questo G7 sia passato in secondo piano, c’è una gara d’appalto da 25 milioni per la gestione “chiavi in mano” dei vari eventi 2017 con la presidenza italiana (iter pertanto inerente non solo Taormina) indetta il 16 settembre 2016 e non ancora esitata, oltre ai 15 milioni stanziati dal CdM per i cantieri non ancora iniziati nella Perla dello Ionio. Una valida e sacra motivazione per mettere in secondo piano il G7 sarebbe, indiscutibilmente, quella di volgere i pensieri all’assai più impellente necessità di aiutare le popolazioni del Centro Italia, flagellate dal terremoto e dal gelo: ma in quelle terre martoriate ci sono migliaia di persone che piangono e si disperano perché gli aiuti che non arrivano. E fa una gran rabbia sentir dire in tv e sui giornali che sul conto della Tesoreria Centrale dello Stato italiano giacciono bloccati dalla burocrazia oltre 28 milioni di euro donati dagli italiani per i terremotati di Marche, Lazio e Abruzzo. Quindi la politica a cos’altro sta pensando? Alla Consulta e all’Italicum 2.0? A una legge elettorale che andrebbe scelta in 10 minuti e sembra più complicata della trama di Beautiful?

L’illusione dei progetti. A Taormina, a parte i ricorrenti discorsi sui disagi di fine maggio, le grandi aspettative dei mesi scorsi hanno lasciato passo ad una calma piatta distante dalle premesse della prima ora ma che stride pure con l’esigenza di preparare in modo adeguato la città all’evento. Dopo la conferenza stampa di Renzi di quel 22 ottobre c’è stato qualche sopralluogo per il Palacongressi e per le elipiste, si è definita la situazione delle ospitalità negli alberghi e quella della sicurezza. Per il resto, dei cantieri si continua a non sapere quando e come potranno partire. Il 4 gennaio scorso si è insediato il Commissario straordinario Riccardo Carpino e, a quanto pare, si sta rivelando tutt’altro che semplice anche il suo compito perché a Taormina si è commessa l’ingenuità di pensare che, potendo ottenere la deroga al Codice degli Appalti sui cantieri (accordata dal CdM il 23 dicembre), sarebbe bastato formulare un elenco di opere da chiedere e far realizzare. Ma un G7 non è come la “lista della spesa” che si fa per andare al supermercato. Con o senza le gare, i progetti sono una conditio sine qua non, e proprio in questi giorni il Commissario sta ingaggiando una corsa contro il tempo per disporre di quei progetti essenziali per i cantieri. La versione ufficiale che filtra da Palazzo dei Giurati è che sia in atto la trasformazione dei progetti preliminari in progetti definitivi, i “malpensanti” sussurrano che alcuni progetti neppure fossero pronti. Non a caso sul Palacongressi si rischia di ottenere una deroga provvisoria mentre ci si augurava (e si continua a sperare) che i lavori consentano di mettere tutto a norma in via definitiva. Fatto sta che i cantieri attesi per gennaio, quelli che sarebbero dovuti scattare prima della fine di gennaio, sinora non si sono visti e non si sa quando partiranno esattamente.

E se cambiassero le date. Ci sono i 15 milioni stanziati dal Governo nella Legge di bilancio ma ad oggi la Perla dello Ionio che ha tutte le carte in regola per essere una degna e splendida sede del G7, presenta troppe strade impresentabili, piene di buche, il già citato Palacongressi non a norma, le elipiste da realizzare, la Villa comunale da riqualificare, la via Teatro Greco che attende la nuova pavimentazione e la disastrosa A18 sulla quale impera la protesta social con un apposito gruppo Facebook “A18 – l’autostrada della vergogna”. Le uniche note positive sono, insomma, la macchina della sicurezza che è partita in modo puntuale e preciso, col censimento delle abitazioni già avvenuto a ottobre, e tante altre attività condotte dalle Forze dell’Ordine con la dovuta riservatezza, e poi il piano delle ospitalità che in virtù della sinergia tra Ministero degli Esteri ed Albergatori procede al meglio per accogliere i Capi di Stato e Governo, le 35 delegazioni, 6 mila 300 poliziotti e militari e 7 mila giornalisti. Manca all’appello la politica italiana, sin qui troppo affaccendata nella partita a scacchi delle prossime elezioni e poco concentrata sul G7 di Taormina. Si potrebbe, paradossalmente, riflettere sull’odierna collocazione temporale alquanto infelice del G7 2017 e in questo quadro politico, forse avrebbe più senso immaginare ripensare un G7 da fare in date successive al responso delle urne, con un Governo forte e nel pieno dei suoi poteri, legittimato dalla sovranità popolare e libero soprattutto dall’ombra assillante della contesa tra i partiti sulla legge elettorale che rischia di diventare il fattore imperante, un detonatore in grado di accendere o spegnere l’attuale Esecutivo in qualsiasi momento.

Il ruolo dell’Italia. Il nostro Paese si affaccerà sulla scena del G7 del 26 e 27 maggio forse a 30-40 giorni dalle elezioni nazionali rischia di esibire una presidenza del vertice non abbastanza forte agli occhi della comunità internazionale. E, pur con tutto l’impegno possibile, Gentiloni potrà interloquire a Taormina con Trump e la Merkel prendendo impegni internazionali ad un tavolo dove tutti sapranno che 3 o 4 settimane dopo i posti di comando dell’Italia passeranno poi a qualcun altro? La storia racconta che il Referendum ha detronizzato Renzi ma se ai suoi tempi si era soliti ricorrere alla formula del “non disturbate il conducente”, a Taormina a 115 giorni dal G7 si fa una enorme fatica ad intravedere il conducente e tra le strade groviera e i vicoli della città si notano tutt’altri lavori che non sono quelli per il vertice mondiale di primavera.

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