L'entrata del campo di concentramento di Auschwitz con la tristemente celebre scritta Arbeit macht frei
L'entrata del campo di concentramento di Auschwitz con la tristemente celebre scritta Arbeit macht frei

Ci sono fatti che le persone e la storia cercano di annullare, censurare, dimenticare forse per negare il male di cui può essere capace l’uomo. Ma il genocidio di oltre sei milioni di ebrei non può essere cancellato. Le morti, la sofferenza e le atrocità dei lager devono essere ricordate, raccontate e tramandate alle generazioni future perché mai più si ripetano nella storia. Il 27 gennaio tutto il mondo celebra il giorno in cui le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. Un giorno per ricordare una delle pagine più buie e tristi della storia dell’umanità. Così vicina a noi nel tempo e nello spazio.

27 gennaio 1945. Settantadue anni fa si aprivano per la prima volta i cancelli di Auschwitz. E quello che venne fuori è uno dei più incredibili orrori che la storia dell’uomo ricordi. I pochi superstiti portano al mondo la testimonianza diretta del genocidio nazista, anche se ancora oggi in molti negano che quell’inferno sia realmente esistito. Furono circa sei milioni gli ebrei sterminati per compiere lo scellerato piano tedesco di eliminazione fisica del problema ebraico. Ma nei lager, non va dimenticato, sono stati inghiottiti dal male nazista anche due milioni di polacchi, dai due ai tre milioni di prigionieri di guerra, mezzo milione di Rom e Sinti, nonché dissidenti politici, omosessuali, slavi ed altre minoranze. La politica dello sterminio di massa non è né cominciata né terminata con Auschwitz. Proprio per questo abbiamo l’obbligo morale di tutelare il valore della memoria.

Perché ricordare? Primo Levi scriveva: «Quelli che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo» e «Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario». Queste parole sottolineano l’importanza di non dimenticare quello che è stato. Conoscere il passato può essere doloroso, ma è indispensabile per costruire il futuro. Per scongiurare il rischio che il sacrificio di tanti innocenti cada nell’oblio e nell’indifferenza, bisogna mantenere viva la memoria e fare in modo che non si parli dello sterminio degli ebrei e della terribile realtà dei lager soltanto il 27 gennaio. Moltiplicare le iniziative, le lezioni e i dibattiti sul tema dell’Olocausto può rappresentare il miglior antidoto contro il rischio che si ripetano simili tragedie che hanno segnato la storia dell’Europa. Soprattutto nella nostra società malata di individualismo, dove il diverso viene visto come un “attentatore” ai nostri diritti e libertà, bisogna vigilare contro il pericolo di far ricadere l’odio su un capro espiatorio.

Le iniziative a Taormina. La Fidapa di Taormina, in occasione della Giornata della Memoria, organizza un incontro-dibattito dal titolo “Hetty Hillesum. L’esercito della bontà nell’orrore dell’Olocausto”. Lisa Bachis, consulente storico e autrice del libro “Ebrei a Taormina. Dalle origini all’espulsione nel 1492”, racconterà la storia di una giovane donna olandese di origine ebraica che voleva fare la scrittrice, ma che ha condiviso il triste destino di milioni di uomini, donne e bambini nel campo di Auschwitz. L’appuntamento per ricordare questa pagina nera della storia è alle 17 all’Excelsior Palace Hotel di Taormina. Non a caso nella formula istitutiva della Giornata della Memoria scelta dal nostro Parlamento, viene richiamata l’importanza di ricordare l’olocausto soprattutto in ambito educativo e scolastico. I ragazzi della scuola media dell’Istituto Comprensivo 1 di Taormina incontreranno, martedì 31 gennaio, il vice rabbino della comunità ebraica di Siracusa, Gabriele Spagna.

Una giornata per non dimenticare. «La Giornata della Memoria – spiega Lisa Bachis – è stata istituita per testimoniare cosa non dovrebbe mai più accadere nella storia. Per questo è indispensabile che i giovani sappiano quanto è accaduto, tocchino con mano di cosa è capace l’uomo. La comunità ebraica a Taormina si era dispersa già nel Medioevo – continua l’autrice di “Ebrei a Taormina” – ma non per questo le restrizioni, le deportazioni e lo sterminio di milioni di ebrei, rom, dissidenti politici non ci riguarda da vicino. La Shoah non può essere, ancora oggi, considerato un fatto privato del popolo ebraico, ma deve essere un patrimonio di tutti. Per questo il Giorno della Memoria può essere un punto di partenza, riflessione e testimonianza per un nuovo umanesimo. Credo che noi tutti, soprattutto per come sta evolvendo la società odierna, siamo chiamati a questa responsabilità». Il mondo corre veloce e dimentica in fretta. L’uomo fatica ad imparare dai propri errori. Il valore della memoria è l’unica strategia per evitare di ripetere un simile orrore. Senza memoria non c’è futuro.

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