Il disastro ambientale è ormai in atto. L’Alcantara in piena sta facendo crollare il muro – o quel che ne rimane – posto a protezione della rete consortile di Taormina e Giardini. Il fiume si è portato dentro i terreni del depuratore di Taormina e Giardini e da un momento all’altro potrebbe definitivamente irrompere negli stabilimenti di contrada Pietre Nere (Naxos) che trattano le acque del primo polo turistico siciliano. Nel mirino dell’Alcantara c’è anche un traliccio Enel “accechiato” dall’Alcantara ed il cui eventuale crollo rischia di provocare un black-out elettrico nei centri abitati della zona. Mentre la situazione volge per il peggio, il presidente del Consorzio Rete Fognante, Andrea Raneri, lancia un ultimo appello a tutte le autorità preposte con una nota inviata stamattina d’urgenza alla Regione, alla Protezione Civile, al Genio Civile, alla Forestale e alla Prefettura ed ai sindaci. Raneri ribadisce la catastrofe in atto al depuratore consortile, dove l’Alcantara in fase di esondazione ha raggiunto i terreni di contrada Pietre Nere (Giardini) e sollecita un intervento prima che la piena determini conseguenze irrimediabili. La nota è stata inoltrata anche alla Presidenza della Repubblica ed alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

L’ultimo appello. «Si fa seguito a tutta la pregressa corrispondenza – scrive Raneri – in ordine alla problematica segnalata e alla nota di questo ente con la quale si comunicava ad ognuno per le rispettive competenze e responsabilità che il manufatto esistente a difesa dell’impianto di depurazione di Giardini Naxos dalle piene del fiume Alcantara era ed è a rischio a causa delle portate del fiume stesso, così come ampiamente documentato da filmati e foto. Ad oggi, purtroppo, malgrado l’urgenza del caso e le conseguenze che potrebbero verificarsi con l’esondazione in atto dell’Alcantara, che è penetrato all’interno dell’area consortile, mettendo in serio pericolo sia gli impianti con i relativi manufatti, sia un palo dell’Enel, sul quale insistono i cavi dell’alta tensione (20 mila volt), nulla è stato fatto».

Danni incalcolabili. «Appare superfluo evidenziare – aggiunge Raneri – che la mancata soluzione del più volte segnalato pericolo andrebbe a vanificare ingenti risorse economiche pubbliche impiegate per la realizzazione dell’ìmpianto di depurazione consortile, con un conseguente danno erariale per la collettività. Il rischio, o indebolimento, delle strutture consortili e degli impianti esistenti comporta incalcolabili danni di natura patrimoniale e ambientale per i quali, una volta verificatosi ciò, non potranno essere ascritti o imputato a questo ente. Si invitano quindi e si diffidano gli enti in oggetto, per le rispettive competenze ad intervenire tempestivamente, ponendo in essere tutti gli interventi idonei ad eliminare l’incombente pericolo, con tutti i rischi e le conseguenze che possano derivare alla collettività ed all’ambiente a seguito di un imminente crollo dei due digestori e per gli altri danni susseguenti che potrebbero subire gli impianti del Crf, causati dall’esondazione del fiume Alcantara e per il mancato intervento da parte degli enti».