«I rischi di infiltrazioni mafiose per le gare del G7 ci sono e sono oggettivi . È inutile nasconderlo»: il monito arriva dal presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, che a margine della sua audizione in Commissione Bilancio a Palazzo Chigi è tornato sulla questione dei pericoli di procedure “inquinate” per i cantieri del G7. «Sull’articolo 7 del decreto legge per il G7 – ha spiegato Cantone – voglio fare un’ulteriore riflessione. Si potrebbero pensare varie opzioni, prevedere che l’istituto della procedura negoziata senza bando rimanga eccezionale. Non è vero che non si possono fare delle procedure molto semplificate con un minimo di apertura. Se si abbreviano i tempi e si fa un meccanismo particolarmente veloce si possono comunque fare delle gare, anche perché mi diceva la Presidenza del Consiglio che si tratta, in fondo, di una cifra non insignificante ma anche non elevatissima, ovvero 15 milioni di euro che dovrebbero essere divise in un numero di interventi non particolarmente numerosi. Forse si potrebbe limitare la procedura negoziata senza bando ai casi eccezionali, prevedendo una motivazione, e chiedere al Commissario lo sforzo di accentrare a sé la procedura di gara, piuttosto che delegarla sul territorio. Si potrebbero utilizzare eventualmente gli Albi di enti, che in questo periodo se ne stanno facendo carico perché le nostre guida sugli affidamenti sotto soglia li impongono». Potrebbe, intanto, saltare a quanto pare l’incarico prospettato al Provveditorato di Palermo e Messina come stazione appaltante per l’espletamento delle procedure di gara, compito che Cantone auspica invece venga affidato direttamente al Commissario straordinario Riccardo Carpino.

L’idea delle white list. «Si potrebbero prevedere – sempre secondo il presidente di Anac – una serie di meccanismi. Faremo oggettivamente anche una riflessione per capire quali sono le norme. Abbiamo chiesto con forza le “white list” sul terremoto ma funzionano solo se c’è qualcuno che fa i controlli e ad oggi la struttura del terremoto ha iscritto nel sistema di “white list” soltanto 7 società. Dovremmo avere una serie di imprese a cui attingere come una sorta di “riserva sicura”, che purtroppo non c’è. Se si introducesse in questo meccanismo il sistema di “white list” il G7 non si farebbe assolutamente, sicuro. È chiaro che bisognerà chiedere e individuare un Prefetto che si farà carico di effettuare i controlli in tempi velocissimi, perché i controlli Antimafia non potranno non essere fatti».

Accertamenti prima nei cantieri. «In questa norma – conclude Cantone – non c’è nessuna deroga al criterio del Codice Antimafia. Il rischio è quello di procedure senza bando e senza attendere la decisione del Prefetto che decide sulla esistenza dell’infiltrazione antimafia, poi arriva la valutazione antimafia quando ormai i lavori sono già fatti. Il rischio credo che sia oggettivo. In questa norma occorrerebbe introdurre un criterio che preveda un Prefetto competente, quello cioè della Provincia in cui dovranno essere effettuati i lavori, che svolga con velocità e abbreviazione dei termini i controlli e che riesca a dare le valutazioni sull’interdittiva antimafia prima che i lavori si svolgano. Al di là delle procedure che sono particolarmente semplificate c’è il tema rilevantissimo delle infiltrazioni mafiose. I lavori si faranno in Sicilia, non è che ci possiamo nascondere dietro al dito. Devo dire che pure se si facessero a Milano non sarebbe molto diverso, visto quello che è accaduto, ma a maggior ragione si fanno in Sicilia. Se noi prevediamo dei meccanismi così semplificati e se diamo per scontato che il Prefetto non possa fare nessuna valutazione sulle infiltrazioni mafiose, oggettivamente i rischi ci sono, è inutile dirlo».