G7 Taormina Angela Merkel e Vladimir Putin
Angela Merkel e Vladimir Putin

Il tormentone continua e si avvia ormai alla stretta finale: il 26 e 27 maggio a Taormina dovrà esserci anche la Russia o no? La Perla dello Ionio accoglierà un G7 o un G8? La risposta più ovvia dovrebbe essere quella che non ci saranno novità perché è la Russia stessa che si è chiamata fuori e il portavoce di Putin ha chiarito che loro andranno il 7 e 8 luglio ad Amburgo al G20. Ma la questione non è affatto chiusa e le diplomazie internazionali sono più che mai in gran fermento. L’argomento è stato soltanto sfiorato nelle scorse ore nel corso dell’incontro tra Angela Merkel e Paolo Gentiloni. «Siamo entrambi per il libero scambio — ha detto la cancelliera — e collaboreremo per preparare le due cose, G7 e G20». Un modo non troppo enigmatico per rimandare la decisione e per lasciare intuire che le posizioni al momento distinte e distanti. Per il G20 sulla lista dei partecipanti non ci sono problemi, su quella del G7 sì: il fatto che la Russia abbia annesso la Crimea e messo sotto scacco l’Ucraina crea subbuglio e spacca i vari Paesi leader dello scacchiere europeo e mondiale. Ma l’insediamento di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti porterà ad un netto ribaltamento della posizione americana, con una transizione dall’ostracismo di Obama a Mosca all’abbraccio del Tycoon verso lo Zar. Fra Trump e Putin c’è feeling e lo sanno ormai a tutte le latitudini, dalla malcapitata Hillary Clinton sino all’ultimo degli americani.

L’Italia ha detto “sì”. Il nostro Paese, dal premier Gentiloni al Ministro Alfano sta lanciando chiari segnali che spingono per il rientro della Russia con l’allargamento del G7 a G8, anche se in verità i tempi politici e tecnici sembrano troppo stretti per poterlo fare già a Taormina quest’anno. Il rientro della Russia determinerebbe forti e tangibili risvolti economici per il Bel Paese che in questo biennio di sanzioni imposte a Mosca ha visto svanire tanti affari e quote di mercato globale. Il vero problema, tuttavia, pare essere l’ostinazione della cancelliera tedesca a dire “no”: «La Merkel valuta l’eventualità di un rientro di Putin nel gruppo dei pochi grandi in modo molto negativo. “Non è cambiato niente in Ucraina, le tensioni rimangono forti — ha fatto sapere un funzionario tedesco vicino alla Merkel —. Invitare Putin significherebbe accettare il fatto compiuto in Crimea e la logica delle sfere d’influenza».

Occhio al fattore Trump. La Merkel non gradisce le continue aperture di Trump a Putin e sta facendo capire che invitarlo a Taormina a quello che sarebbe un G8 significherebbe tra le righe che le sanzioni contro Mosca decise sull’Ucraina non avrebbero più senso di esistere. Attenzione perché il fatidico giorno dell’insediamento di Trump alla Casa Bianca è arrivato. Il dado è tratto e Obama è un capitolo archiviato. Da questo momento il nuovo presidenti degli Stati Uniti potrebbe sparigliare le carte e decidere di stringere i tempi per far rientrare la Russia al tavolo delle super-potenze e a quel punto l’ipotesi che si staglia all’orizzonte è quella di un colpo di teatro, col reintegro in extremis di Mosca nel vertice di Taormina. Sarà braccio di ferro tra Washington e Berlino? Forse bisognerebbe dirlo che lo è già, anche se fino ad ora Trump era ancora a bordo campo. Il Tycoon vuole subito dare un segnale in politica estera e stavolta Frau Merkel rischia di trovare sulla sua strada un avversario decisamente scomodo.

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