Eugenio Raneri e Antonella Di Re
Il consigliere Eugenio Raneri con l'avvocato Antonella Di Re

Il palazzo comunale dell’ex pretura di Corso Umberto non potrà più essere pignorato e diventa in via definitiva patrimonio indisponibile, incommerciabile e impignorabile del Comune di Taormina. Lo ha deciso la Seconda Sezione Civile del Tribunale di Messina (Ufficio Esecuzioni Immobiliari) che ha in questo modo chiuso una lunghissima vicenda iniziata nel 2005. Come si ricorderà l’ex pretura era stata oggetto di un pignoramento per dei lavori non pagati al Palacongressi di Taormina e da lì era finita in vendita sino all’asta (poi andata deserta per fortuna dell’ente locale). Il caso è stato adesso risolto e chiuso, con l’accoglimento delle tesi argomentate a sostegno del Comune dal legale di fiducia di Palazzo dei Giurati, l’avvocato Antonella Di Re (del Foro di Messina). Quest’ultima era stata incaricata dal Comune nel 2011 quando era assessore al Contenzioso il compianto Fabio D’Urso. E l’avvocato Di Re che è subentrato in corsa, ha portato a termine l’iter di opposizione alla procedura immobiliare e la conseguente richiesta di impignorabilità del bene, che come aveva sentenziato anche il Tar nel 2015 non può essere “suscettibile ad esecuzione forzata” e va ritenuto “inalienabile”.

La classificazione del bene. «Sussistono i presupposti per la improcedibilità – scrive il giudice dell’esecuzione, dott. Antonino Orifici -, atteso che il bene è divenuto impignorabile, a seguito della sua classificazione quale bene culturale. Tale qualifica è destinata a prevalere anche sul pignoramento, sebbene di data successiva allo stesso». «La mossa determinante – spiega il consigliere comunale Eugenio Raneri, che ha seguito la vicenda da presidente del Consiglio della legislatura 2008-2013 – è stata quella che ci ha consentito di ottenere il vincolo del bene da parte della Soprintendenza nell’anno 2010. Va anche detto che l’avvocato Di Re ha fatto un ottimo lavoro».

La svolta definitiva. Sino a questo momento, in sostanza, l’ex pretura era rimasta in una condizione di “quasi salvezza”, in quanto il procedimento di esecuzione immobiliare risultava sospeso dal 2014 e si sarebbe potuto riproporre a sorpresa in qualsiasi momento futuro. L’immobile è stato, tra l’altro, da poco ristrutturato dal Comune nell’ambito di un finanziamento regionale per il “Museo diffuso per le arti contemporanee” ed è stato riaperto dopo 20 anni lo scorso 27 dicembre con la mostra “Taormina Cinema”, in corso sino a marzo.

Fine della procedura immobiliare. «La circostanza che il provvedimento che sancisce la demanialità del bene, qualificandolo come bene di interesse culturale, sia stato adottato quando la procedura era già in corso – scrive il giudice -, non può non rilevare sotto il profilo delle spese. I creditori hanno, infatti, agito su un bene che inizialmente era pignorabile e che solo dopo il pignoramento, è divenuto non aggredibile, per atto della pubblica amministrazione. La correttezza della condotta dei creditori al momento del pignoramento giustifica la compensazione delle spese. Si dichiara pertanto la improcedibilità della procedura del 2005 per l’impignorabilità del bene aggredito, compensando integralmente le spese delle parti». Il verdetto definitivo sulla qualifica del bene chiude così il caso, dopo che già il Tar di Catania aveva dichiarato che immobile dovesse rimanere sottoposto al vincolo.

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