La Regione tergiversa, o per meglio dire “latita”, e il ritorno delle piogge torna a far paura al Consorzio Rete Fognante. Il depuratore consortile di Contrada Pietre Nere resta infatti nel mirino delle acque del fiume Alcantara che “minacciano” di abbattere definitivamente il muro (o quel che ne rimane) posto ad ultima barriera protettiva dell’impianto che tratta le acque dei Comuni di Taormina, Giardini, Letojanni e Castelmola. Il rischio di un disastro ambientale si affaccia prepotente e inquietante alle porte, e il presidente del Consorzio, Andrea Raneri non ha dubbi nel ritenere che la situazione sia giunta «ad un punto di non ritorno».

Scenario da brividi. L’inverno più gelido degli ultimi 30 anni (ed oltre) accompagna l’estrema criticità di una vicenda nella quale sinora tutto si è fermato ai sopralluoghi e alle buone intenzioni palermitane. Poco prima di Natale l’impianto di Giardini, dopo le piogge del 19 e 20 dicembre, è stato visitato dal Dipartimento regionale della Protezione Civile ma al momento non sembra esserci la disponibilità immediata a finanziare un piano di salvaguardia del depuratore e ad intervenire per mitigare i rischi. Intanto, l’Alcantara avanza e continua in maniera costante l’azione erosiva verso il muro del depuratore, in parte già crollato. Nei territori che a fine maggio ospiteranno il G7 lo spettro che avanza è quello di un’esondazione che creerebbe seri danni alla depurazione delle acque e che, inoltre, potrebbe danneggiare il palo dell’alta tensione sito in prossimità del fiume: in questo caso si rischia il black-out elettrico nei Comuni della Valle Alcantara sino a quelli della zona di Catania.

L’ennesimo appello. «La situazione – aggiunge Raneri – è sotto gli occhi di tutti, di fatto il fiume si trova già dentro i nostri impianti avendo scavato sotto il muro, eppure sino a questo momento tutte le nostre istanze e le molteplici richieste di aiuto non hanno sortito gli effetti sperati. Ci auguriamo davvero che a breve la questione si possa sbloccare e che a Palermo si comprendano fino in fondo i gravissimi pericoli ambientali che determinerebbe una eventuale esondazione del fiume nei nostri impianti, che per altro al momento funzionano in modo ottimale e rappresentano un modello positivo a differenza di tanti altri che in Sicilia e al Sud hanno tante difficoltà».

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