Taormina, la sede delle Suore Francescane
Taormina, la sede delle Suore Francescane

Farli sopravvivere o farli vivere, garantire la loro dignità o prepararli lentamente alla fine: è il conflitto di coscienza, il bivio ineludibile che attende la politica taorminese dopo la decisione della Regione Siciliana di far chiudere subito la Casa di riposo di Taormina per “criticità igienico-sanitarie” e “carenze strutturali”. Nell’anno del G7, mentre comincia il conto alla rovescia verso i cantieri, all’alba dell’evento che metterà Taormina al centro del mondo, è arrivata una notizia che macchia quella ribalta col senso della mortificazione di un’intera comunità e si porta appresso un carico di evidente amarezza collettiva. Mettiamoci nei panni dei familiari dei 28 anziani ricoverati laggiù, perché in un modo o nell’altro questa chiusura si poteva e si doveva evitare, e riflettiamo per un istante su come si sia potuti arrivare a questo punto. Ci sarà tempo e modo per stabilire di chi siano le colpe e le responsabilità, non è difficile immaginarsi un fiume di polemiche ma poi oltre gli slanci dialettici del momento, cosa accadrà? Dove verranno trasferiti questi anziani e soprattutto per quanto tempo saranno costretti all’esilio da Taormina, lontani dai loro affetti, da quelle persone a loro care che rappresentano l’ultima cosa preziosa alla quale si aggrappano col cuore e con la mente per allontanare l’uscita di scena. Si dice che nella vita quando si tocca il fondo poi si possa soltanto risalire e in questa vicenda il fondo è stato ampiamente toccato. Ora serve un sussulto incisivo di sincera considerazione per questi anziani e bisogna far diventare l’emergenza un’opportunità.

La soluzione. Forse c’è un modo per non far andare via i 28 vecchietti, per non farli allontanare e per non lasciarli più nell’attuale sede che è fuori dal centro di Taormina e ha isolato gli anziani dal contesto sociale del paese. La scelta è semplice: si può disporre il trasferimento degli anziani in altre strutture, smistarli e spedirli come dei “pacchi postali” per poi andare a riprenderli tra qualche tempo e rimetterli laggiù con gli stessi identici problemi che si riproporranno, a prescindere da quale ente gestore si vada ad occupare di quell’edificio. Oppure una soluzione alternativa esiste e potrebbe essere quella di alzare il telefono, chiamare le Suore Francescane e chiedere l’immobile di via Bagnoli Croce/via Pirandello per mettere lì gli anziani della casa di riposo di Taormina. Proprio lì, dalle Suore, una struttura di ricovero e assistenza per anziani esisteva e funzionava perfettamente sino a qualche anno fa. Le Suore avevano reso il più antico convento francescano di Taormina una vera oasi di pace per i vecchietti, e con quella iniziativa portavano avanti al meglio la loro missione di bontà, di pace e di amore, come San Francesco d’Assisi insegnò. A pochi mesi dal loro addio alla Città di Taormina, si ha fiducia che le Suore possano acconsentire a una richiesta del Comune e fare un ultimo gesto di grande amore per questa comunità. Si dirà che magari ci sarebbe un problema di autorizzazioni e che occorre l’iscrizione all’albo regionale e quant’altro ma tutto si può risolvere se davvero ci sarà la volontà di percorrere questa strada: in certi casi, se si vuole arrivare ad un traguardo, bisogna andare a “battere i pugni” sulle scrivanie di Palermo.

Ritorno al passato. Un tempo c’era una casa di riposo e a pochi passi, nello stesso immobile, facevano lezione i ragazzi delle scuole dei Maristi: oggi non ci sono più né i giovani né i vecchi in quel complesso. Una richiesta del Comune per allestire le scuole dalle Suore è già prossima ad essere spedita in direzione Roma ma – diciamolo con estrema chiarezza – un’istanza di comodato d’uso gratuito per 6 mesi (mentre si è già stabilito che i lavori della scuola “Foscolo” partiranno a metà maggio), ha un senso assai relativo che può essere riveduto e corroborato percorrendo l’idea di riaprire un ospizio dalle Suore (con gestione comunale) e riportare gli anziani nel cuore di Taormina. In fondo è meglio pagare un affitto (o un domani acquistare il sito) per una casa di riposo e per una scuola da allocare in un unico plesso che spendere e sperperare risorse per adeguare immobili fatiscenti. E nel caso degli anziani, in particolare, la vicinanza di una comunità è il deterrente alla depressione, l’antidoto alla solitudine, la migliore medicina per guarire da quella condizione odierna di “parcheggio silenzioso” in una struttura che è fuori dal centro di Taormina e che appare nient’altro che l’anticamera del trapasso all’eternità.

Gli anziani e la comunità. Nessun individuo nasce solo, la natura spinge gli animali a riunirsi in branco, gli esseri umani a creare una famiglia. E allora il vero problema da risolvere è far riaprire il centro “Carlo Zuccaro” di contrada S.Antonio oppure ricollocare gli anziani in un altro immobile di Taormina riportandoli dentro il tessuto sociale? Basta poco per vincere la solitudine degli anziani ed impedire che diventi patologia letale: bisogna rendere l’anziano parte attiva di una comunità, farlo dedicare alle sue passioni e chiacchierare ogni tanto della sua vita passata per ricordargli chi è. Uomini e donne con una vita alle spalle ma gente che ha ancora qualcosa da dire e da dare, anziani come d’altronde inevitabilmente prima o dopo, diventeremo anche noi, pur se oggi non ci pensiamo.

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