G7 Taormina. Donald John Trump, presidente eletto degli Stati Uniti d'America
Donald John Trump, presidente eletto degli Stati Uniti d'America

La Russia si avvicina a grandi passi al G7 di Taormina. L’incomprensibile e scriteriata scelta di Barack Obama di espellere 35 diplomatici russi dagli Usa imprime un’accelerazione alle grandi manovre internazionali per il rientro di Mosca al tavolo dei potenti del pianeta. L’assurda forzatura del presidente americano ormai prossimo a lasciare la Casa Bianca, è arrivata mente c’è già il placet totale del futuro presidente americano Donald Trump ad un patto con la Russia ma c’è anche l’assenso convinto del Governo italiano come d’altronde ha già fatto capire il premier Paolo Gentiloni. Il summit di Taormina, con la presidenza italiana, rischia così di ribaltare gli odierni rapporti politici internazionali e promette di diventare il crocevia di una resa dei conti storica sul triangolo Washington-Mosca-Pechino. Già, proprio Pechino, perché Trump e Vladimir Putin non hanno nessuna intenzione di farsi la guerra e piuttosto guardano entrambi con forte preoccupazione e prioritaria attenzione all’inarrestabile boom economico della Cina, che in questi giorni sta letteralmente polverizzando la concorrenza europea pure nell’industria del pallone con offerte faraoniche di ingaggi ai limiti della follia.

Roma chiama Mosca. Lo scenario che si delinea è quello di un patto a tre. Da un lato c’è l’America che deve difendere la propria leadership mondiale, dall’altra i russi che vedono a rischio gli interessi nell’Asia Centrale, che è anche sfera di loro influenza e dove una forte presenza cinese va dunque a scapito delle pretese egemoniche di Mosca, che però da sola non ha i soldi per controbattere. In mezzo c’è l’Italia, che punta ad un accordo con la Russia in materia di turismo e cultura per incrementare il numero di quei 700 mila turisti che visitano sinora il nostro Paese. Senza dimenticare che sono oltre 400 le aziende italiane che operano con la Russia, e tra queste ben 70 hanno stabilimenti produttivi nella Federazione. Paolo Gentiloni, nel suo primo intervento a Bruxelles lo scorso 15 dicembre durante il Consiglio Europeo in veste di premier, ha fatto capire la sua netta contrarietà alle sanzioni contro la Russia per la situazione siriana e ha evidenziato la volontà del suo Governo di sostenere un ruolo attivo dell’Italia verso la normalizzazione dei rapporti con Mosca.

Trump sconfesserà Obama. E allora ecco che la prova muscolare di Obama pare destinata a sciogliersi come neve al sole sin dal 20 gennaio, col passaggio di consegne alla presidenza Usa. Trump vede nella Russia il partner ideale dell’America in chiave anti-cinese e Putin vede negli Usa il partner indispensabile per fermare la scalata di Pechino all’economia planetaria. L’Italia, a sua volta, vuole spalleggiare il nuovo patto Usa-Russia. Le sanzioni della Ue alla Russia sono destinate a sgretolarsi nel 2017. Gli unici che le vogliono ormai sono soltanto la Polonia e le repubbliche baltiche. Per gli altri, la Russia è fondamentale perché non producono nulla e da lì comprano tutto. Il G7 di fine maggio a Taormina può portare ad una svolta storica negli equilibri internazionali dei prossimi anni. Trump vuole la presenza di Putin a Taormina per dare un segnale al mondo e rispondere al discutibile sgarbo di fine mandato di Obama.

Il fronte anti-Cina. La partita del 2017 sarà quella del G7-G8 contro la Cina, una contesa aperta il cui esito appare quantomai incerto. L’Europa non ha costi bassi, non ha tecnologia, ha l’incubo del debito e tanti grattacapi a partire dalle dilaganti migrazioni dall’Africa e dal Medio Oriente. La Cina, anche grazie ad una impressionante manodopera è diventata l’epicentro dello sviluppo, una “bomba ad orologeria” che rischia di schiantare i precari equilibri del vecchio continente in modo assai più dirompente dell’Isis e della Brexit. Non a caso la Cina sta spostando gli investimenti in Europa ed in Asia Centrale e nel Sud Est asiatico per creare una vasta area di influenza che si spingerebbe sino alla Turchia e all’Iran, determinando corridoi infrastrutturali di impressionanti proporzioni. Hong Kong avanza, Washington e Mosca si alleeranno per arginare questo fiume in piena. Sullo sfondo della partita, pronta ad entrare in scena, c’è pure l’India, altra potenza del sud-est asiatico che ha stretti rapporti di collaborazione con la Russia e non gradisce per niente l’espansione della Cina. La certezza è che il G7 di quest’anno potrebbe diventare davvero qualcosa in più di una foto ricordo.

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