Alessandro D’Alessandro, Segretario Regionale Partito Comunista Siciliano
Alessandro D’Alessandro, Segretario Regionale Partito Comunista Siciliano

Il Partito Comunista Siciliano dice “no” al G7 di Taormina con un odg “approvato all’unanimità” dal Congresso Regionale della Federazione regionale del partito, svoltosi nei giorni scorsi a Palermo. «Il prossimo 26 e 27 maggio 2017 si svolgerà a Taormina – scrive il PCS – il Vertice dei capi di stato del Gruppo dei Sette (G7), ossia il gruppo delle 7 maggiori potenze imperialiste economiche, politiche e militari (USA, Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna e Italia) tra le economie avanzate (secondo i criteri FMI), che vede anche la partecipazione dell’Unione Europea e spesso del FMI mentre la Russia è sospesa dal 2014. Per la prima volta da quando fu fondato nel 1975 – e svolto ogni anno nei paesi membri nelle diverse forme di G6, G7 e G8 – questo Vertice si svolgerà in Sicilia per decisione dell’ex Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Il nostro territorio sarà pertanto lo scenario della definizione di politiche antipopolari sul piano economico-finanziario e politico, così come di pericolosi piani militari che non faranno altro che aggravare ulteriormente l’oppressione della classe lavoratrice, dei settori popolari e dei popoli. Il G7 è uno dei centri più importanti per il coordinamento del processo decisionale e definizione di una strategia e attività del capitale internazionale che si relaziona con altri organismi economici (FMI, Banca Mondiale, WTO ecc.) e militari (Nato in primis) per affrontare le questioni geopolitiche, economiche-finanziarie e militari a livello mondiale sulla base degli interessi dei propri gruppi monopolistici nel quadro della competizione inter-imperialista sempre più acuta».

Lo scenario internazionale. «Il G7 di quest’anno – prosegue il documento esitato dal Partito Comunista – seguirà di qualche mese il Vertice Ue – Roma 2017 e si svolgerà in un contesto di escalation delle tensioni internazionali e di una crisi economica strutturale del capitalismo a livello globale, dove al contempo si modificano i rapporti di forza tra gli Stati capitalistici e le loro alleanze: è significativo infatti come la quota nel Prodotto Lordo Mondiale (PLM) detenuta dai paesi del Gruppo si è infatti progressivamente ridotta negli anni, da oltre il 50% del 1975 (Francia, Giappone, Italia, Germania Ovest, Regno Unito e Stati Uniti) ad una quota che oscilla oggi tra il 35%-40%, con una netta contrazione dall’inizio della crisi capitalista internazionale passando dal 45% del 2005 al 37% nel 2012, mentre cresce notevolmente la quota di altre potenze emergenti che si riflette nella competizione per le sfere d’influenza, delle quote di mercato, delle posizioni nel sistema imperialista internazionale».

Il capitalismo. «La scelta della Sicilia operata dall’ex Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, non è casuale in quanto la nostra regione, trovandosi al centro del Mediterraneo, rappresenta un centro geopolitico fondamentale nelle strategie politiche e militari delle potenze imperialiste coinvolte nel G7 di Taormina rappresentando per il nostro popolo una nuova provocazione che comporterà ulteriore militarizzazione, vessazione e inganni mentre si distribuirà qualche briciola nel territorio esclusivamente a vantaggio dei settori economici dominanti. I leader politici e i vari organi istituzionali-economici del Vertice si metteranno in vetrina discutendo dei problemi che hanno la loro origine e causa dal sistema capitalistico che rappresentano, progettando nuovi pericolosi piani e accordi inter-statali nell’esclusivo interesse del grande capitale, dell’oligarchia finanziaria contro i popoli e la classe lavoratrice».

Contestazione. «Il Comitato Regionale della Sicilia del Partito Comunista, riunito in sede di Congresso», dunque, invoca «una chiara e coerente direzione antimonopolista-anticapitalista e anti-imperialista, contro l’Ue, la Nato e ogni alleanza imperialista», e «contro il capitale e ogni governo borghese». Ed il Partito Comunista fa così riferimento ad una «mobilitazione di massa contro il G7», «per farne occasione di rilancio delle lotte dei lavoratori e delle masse popolari nel nostro territorio, i cui interessi sono incompatibili e opposti a quelli rappresentati dal Vertice».

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