Franco Ortolani, ordinario di Geologia presso l’Università Federico II di Napoli
Franco Ortolani, ordinario di Geologia presso l’Università Federico II di Napoli

«Il depuratore consortile dell’Alcantara è in serio pericolo: è una situazione di emergenza predisastro più grave di due mesi e mezzo fa». A confermare l’allarme sulla situazione dell’impianto di contrada Pietre Nere il prof. Franco Ortolani, esperto di fenomeni geo-ambientali e consulente del Consorzio Rete Fognante e del sindaco di Taormina. «Il 14 ottobre 2016, vale a dire due mesi e mezzo fa, in un convegno tenutosi presso il depuratore consortile dell’Alcantara per illustrare i risultati dello studio e le proposte di difesa dell’impianto dall’erosione fluviale – spiega Ortolani – dissi che la situazione è definibile di stato emergenziale predisastro». «Mostrai allora gli interventi urgenti di restauro della sponda sinistra orografica fortemente erosa negli ultimi anni per garantire la sicurezza del depuratore nell’attesa di ottenere il finanziamento per un definitivo e duraturo restauro geo-ambientale. Evidenziai pure che la modificazione della morfologia fluviale in sinistra orografica in corrispondenza dello spigolo orientale del depuratore era irreversibile e che avrebbe continuato ad interessare la pianura alluvionale ed il depuratore stesso in relazione agli eventi di piena futuri. Attualmente l’impianto si trova in una situazione di grave rischio di erosione ed esondazione. Si sono persi malamente due mesi e mezzo senza effettuare gli interventi necessari. I dati visivi disponibili evidenziano i danno che possono essere catastrofici nel prossimo futuro in assenza di interventi urgenti di protezione dell’impianto».

Le conseguenze di un disastro. «I danni socio-economici che deriverebbero da un disastro che coinvolga l’impianto di depurazione – continua Ortolani – sono immaginabili. La figura allegata evidenzia la gravità della situazione attuale. L’immagine 1 è tratta da Google Earth ed è del 5 agosto 2016; su di essa ho evidenziato i problemi creatisi nei giorni scorsi come l’erosione da 1 a 4 m (immagini 1 e 3) dei sedimenti della sponda sinistra (rispetto alla situazione fotografata dallo scrivente il 13 ottobre 2016 e illustrata nell’immagine 2) immediatamente a monte dell’impianto e nell’impianto stesso a tergo del muro realizzato dal consorzio come difesa dell’impianto e non come difesa spondale; la rotazione di buona parte del muro che lambisce il fiume (immagini 4 e 5). L’acqua fluviale ha sifonato il muro del lato est come si vede nell’immagine 3. Siamo ancora in una situazione di emergenza pre-disastro più grave di due mesi e mezzo fa. Il prossimo passo si può ben ipotizzare quale possa essere».

© Riproduzione Riservata

Commenti