Matteo Renzi
Matteo Renzi

«Il 2017 potrebbe essere un anno difficile ma anche meravigliosamente bello, potrebbe essere l’anno della svolta per l’Italia e l’Europa. All’appuntamento col G7 di Taormina ci vogliamo arrivare con un “governicchio tecnichicchio” in cui riprendere le posizioni che i rottamatori ci hanno sfilato?». Lo aveva detto Matteo Renzi il 6 novembre durante il suo intervento conclusivo alla Leopolda. E la profezia della Leopolda ha colpito, suo malgrado, in maniera inesorabile.

Profezia. Esattamente a un mese di distanza, quella stessa frase si è tramutata in una funesta previsione, prologo impietoso che ha precorso l’esatto scenario all’orizzonte. Non poteva immaginare, o forse sì, Renzi che il 6 dicembre sarebbe stato detronizzato con un voto plebiscitario contro di lui al Referendum costituzionale e che adesso la prospettiva più chiacchierata nei palazzi politici (sperando vivamente che alla fine vada diversamente) è proprio quello che al G7 di Taormina, l’Italia si presenti con un Premier ad interim, chiunque poi esso sia, a capo di un “governicchio tecnichicchio”. C’è da augurarsi che prevalga il buon senso di restituire finalmente la parola agli italiani e far decidere a loro chi dovrà governare l’Italia nei prossimi anni e affrontare le mille sfide che attendono il Paese. Non sarebbe cosa buona e giusta, accogliere a fine maggio in Italia i grandi del pianeta con un premier a scadenza, col bollino a termine come le scatolette di tonno, e non c’è incubo peggiore che immaginare qualche tecnico in stile “lacrime e sangue” dopo aver già visto all’opera il vampiro Monti e le lacrime di coccodrillo della Fornero.

© Riproduzione Riservata

Commenti