Nello Musumeci, presidente della Commissione Antimafia dell’Ars e leader della opposizione
Nello Musumeci, presidente della Commissione Antimafia dell’Ars e leader della opposizione

Si o No. Ormai ci siamo. La prossima domenica gli italiani saranno chiamati a votare sul referendum costituzionale. È evidente che non siamo solo di fronte a una proposta di riforma della carta costituzionale, ma sul quesito referendario si gioca il futuro non solo della legislatura, ma probabilmente di questa stagione politica. In queste ultime ore i vari gruppi politici, schierati a favore o contro la riforma, sono impegnati a darsi battaglia a suon di confronti politici in tv e propaganda social per portare a casa il voto degli indecisi. Che sembrano ancora essere tanti. Gli ultimi sondaggi parlano di una fetta che oscilla tra il 15 e il 25 per cento. Così anche in Italia si potrebbe avere l’effetto Trump. Dopo la Brexit in Gran Bretagna e il successo negli Usa di un candidato atipico, di rottura, come Trump, la scommessa è che anche in Italia possa prevalere un sentimento anti-establishment da parte di un elettorato sempre meno condizionabile e sempre più disposto ad affidarsi a chi si propone come alternativa al potere costituito. «Ma Renzi non uscirà di scena. E non so se questa sia una buona o una brutta notizia» ha detto Nello Musumeci, presidente della Commissione Antimafia dell’Ars e leader della opposizione, intervistato in esclusiva da TaorminaToday per il fronte del no. «È molto probabile, invece, che la vittoria del NO- sottolinea Musumeci – se sarà affermata dalle urne, potrà aprire una nuova stagione politica».

Il fronte del “Sì” sostiene che la riforma costituzionale consentirà quella modernizzazione che è stata sempre evocata da tutti gli schieramenti politici. Berlusconi nel 2006, nella sua proposta di riforma del titolo V della Costituzione, poi bocciata dagli elettori, prevedeva la fine del bicameralismo paritario o e l’istituzione del “Senato Federale” con potestà legislativa esclusiva in alcune materie e il premierato alla tedesca. Non sono in fondo le stesse cose che propone la riforma Boschi-Renzi? Perché lei, onorevole, parla di “referendum-truffa”?
«C’è grande differenza tra la riforma del 2005 e quella proposta oggi. Anzitutto quella del centrodestra prevedeva più poteri ai cittadini, che potevano eleggere il Primo Ministro direttamente – superando la forma di governo parlamentare ad oggi ancora vigente, che tale resterebbe anche in caso di approvazione del referendum – e così si sarebbe potuta finalmente chiudere la lunga transizione iniziata con il 1993. Anche il Senato, sia pure con competenze regionali e con base elettiva locale, veniva in ogni caso eletto direttamente dai cittadini. Quindi: nessuna affinità tra le due riforme. In più mi lasci dire che quella di Renzi e della Boschi è una riforma contro il popolo, che rafforza il potere di pochi, i quali saranno sempre meno soggetti a controlli».

Tornando in Sicilia, se dovesse perdere il “Sì” e Renzi uscire dalla scena politica, non c’è il rischio che si possa aprire una crisi di governo regionale che finirebbe per avvantaggiare solo il Movimento 5 Stelle?
«Renzi non uscirà di scena. E non so se questa sia una buona o una brutta notizia. E’ molto probabile, invece, che la vittoria del NO, se sarà affermata dalle urne, potrà aprire una nuova stagione politica, nella quale si confronteranno due proposte: quella del polo alternativo alla sinistra e quella grillina. Non ci sarà alcuna crisi di governo, in Sicilia, perché Crocetta è saldamente incollato alla sua poltrona, come lo è tutta la sua maggioranza: il PD di Renzi, l’NCD di Alfano, i centristi di D’Alia e quelli di Cardinale. Non dimentichiamoci mai che non governa da solo, questo presidente… Li aspettiamo tutti al varco del voto, ormai non manca molto».

Infine onorevole Musumeci, una considerazione prettamente locale. Molti taorminesi vedono il prossimo G7 del 26 e 27 maggio come un’opportunità unica di rilancio di immagine e sviluppo economico del territorio e temono che se dovesse perdere il “Sì”, senza Renzi, possa essere cambiata la destinazione del prossimo summit. È infatti di pochi giorni fa la notizia che la Meloni ha chiesto al premier di spostare l’imminente G7 in una delle zone terremotate. Lei non teme che questo possa accadere? Non sarebbe un danno oltre che per Taormina anche per la Sicilia?
«Il G7 è sempre una grande opportunità e poterlo ospitare per una città come Taormina rappresenta una occasione importante. Al netto delle polemiche, chi conosce l’agenda internazionale sa bene che, ormai, non sarebbe neppure immaginabile spostare la sede del G7, mentre le delegazioni partecipanti hanno già affrontato i primi sopralluoghi e iniziato a definire l’agenda dell’incontro. Mi preoccupa, invece, chi pensa di utilizzar il G7 per fare bassa propaganda pre-elettorale. Ma questa è un’altra storia».

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