Maltempo. Picciolo: «Il governo regionale c’è, i 40 milioni di euro dello stato di calamità sono soltanto il primo passo»

A Letojanni nell’incontro con i sindaci del comprensorio jonico colpito dal nubifragio del 25 novembre scorso il deputato regionale ha confermato la necessità di interventi urgenti per mettere in sicurezza il territorio della provincia di Messina

Un territorio fragile che alla prima ondata di maltempo straripa, scricchiola, frana. La provincia di Messina è fortemente esposta al rischio idrogeologico, basta vedere quanto accaduto a Giampilieri e Scaletta Zanclea, ma anche a Villafranca e Saponara. E gli eventi alluvionali degli ultimi giorni che hanno investito il comprensorio jonico confermano questa fragilità. «Non potevamo non qui, e la presenza dell’assessore Croce ne è la testimonianza, per sostenere un territorio già provato dove basta una bomba d’acqua per mettere in ginocchio interi centri come Letojanni, Giardini, Castelmola, Mongiuffi e tutti gli altri comuni del messinese che sono stati inseriti nello stato di calamità regionale». Il deputato regionale del Pdr, Beppe Picciolo, che insieme all’assessore regionale al Territorio ed Ambiente, Maurizio Croce, ha incontrato a Letojanni i sindaci dei comuni maggiormente colpiti dal nubifragio del 25 novembre scorso, rassicura che il governo regionale farà la sua parte: «I 40 milioni di euro stanziati con lo stato di calamità sono soltanto il primo passo per mettere in sicurezza il territorio, opera necessaria a cui si darà continuità con gli interventi previsti nel Patto per il Sud».

Rischio idrogeologico. «Non è pensabile – evidenzia Picciolo -che sia dovuto aspettare dieci anni per convogliare una messe così ingente di somme per mettere in sicurezza un territorio. Tante sono le lacune che la politica regionale e nazionale ha lasciato in questi territori per la gestione del rischio idrogeologico». Una situazione complessa, ereditata dal passato, a cui si deve necessariamente mettere mano. «I 700 milioni di euro previsti dal Patto per il sud – continua Picciolo – sono solo un anticipo di quello che serve alla provincia di Messina rispetto a quello che è l’esigenza minima di sicurezza. Siamo stati accusati dai nostri colleghi di essere stati campanilistici, ma non avremmo mai voluto questo primato di avere il 65% di fondi. Avremmo di gran lunga preferito un territorio tranquillo, senza montagne che crollano, strade dissestate e spiagge erose».

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