Giardini Naxos, San Giovanni
Giardini Naxos, San Giovanni

Diceva un saggio che non c’è inferno più atroce di quando la natura si riprende ciò che l’uomo le ha tolto. Quell’inferno venerdì scorso lo ha visto da vicino la gente di Giardini Naxos e Letojanni, nell’ennesimo capitolo, stavolta quantomai dirompente e impressionante, di un acquazzone che si porta via tutto perché si trattava di una bomba d’acqua di rara violenza ma anche e soprattutto perché da queste parti un territorio meraviglioso, baciato da Dio, negli ultimi decenni è stato stuprato dall’ingordigia umana. La logica spregiudicata del costruire e cementificare, fare tutto e di più, ha relegato la natura ai margini, considerando le opere di riassetto ambientale un dettaglio di poco conto e di cui magari non ci si deve preoccupare, poi torna il sole, «certe cose accadono altrove» e «qui non è possibile che accadano».

La furia del torrente S.Giovanni. E invece l’inferno a si è materializzato eccome nel versante orientale del profondo Sud, in un pomeriggio di fine novembre nel quale la paura correva sull’acqua, inesorabile e inarrestabile. Una premessa è d’obbligo: sia Giardini che Letojanni vengono amministrati da due sindaci che sono soprattutto due persone valide e perbene e non è a loro che possono imputarsi disastri che vengono da lontano. Ma il serio rischio, già diventato in realtà un dato di fatto, è che le loro legislature vengano funestate da un’emergenza costante, ad ogni maltempo. Se i miracoli esistono, a Giardini qualcosa del genere ha scongiurato la perdita di vite umane mentre la zona di San Giovanni diventava un fiume in piena con la furia dell’acqua che si portava via auto e qualunque altra cosa incontrava. Le urla di “aiuto” e il terrore degli abitanti sono un chiaro monito che sprona e invita chi di competenza a intervenire subito, senza e senza ma. Il torrente San Giovanni va messo in sicurezza immediatamente, è una bomba ad orologeria da disinnescare prima che faccia qualche morto. Il punto è proprio questo ed è estremamente chiaro: adesso o si effettua una sistemazione definitiva del torrente o ai prossimi nubifragi qualche residente o qualche malcapitato verrà ucciso da quella valanga d’acqua.

Costruzioni indiscriminate. Stesso discorso vale per Letojanni, dove purtroppo un disperso c’è stato e c’è ancora adesso, il povero signor Roberto Saccà. Anche in quel territorio i torrenti sono un’identica bomba ad orologeria. E non se la passa meglio Taormina, dove attorno al torrente Sirina è stato realizzato un mondo di cose e ovviamente “tutto è apposto, tutto è in regola”. Da 20-30 anni a questa parte nella zona ionica non vengono effettuati interventi di riassetto ambientale e nel caso migliore si effettuano sporadici interventi tampone o qualcosa di simile, ma in quello stesso arco di tempo (e prima ancora) attorno ai torrenti della zona sono sorti agglomerati urbani, con tanti saluti ai fiumi il cui letto è stato ristretto o peggio ancora deviato. Il risultato è quello di venerdì scorso. Abusi, scempi edilizi e vergogne varie non avranno mai un colpevole e le eventuali responsabilità sono destinate a rimanere chiacchiere senza esito, ma ora qualcosa bisogna fare prima che sia troppo tardi. Rivoltare come un calzino le politiche urbanistiche di questi anni, ripartire da quei momenti di paura traendone insegnamento e mettere in sicurezza il territorio e i residenti è la vera sfida ineludibile che attende i Comuni ionici nei prossimi anni, anzi già dei mesi che verranno.

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