Prime prese di posizione dei movimenti antagonisti che non “gradiscono” il G7 e intendono protestare in occasione del vertice in programma il 26 e 27 maggio in Sicilia, a Taormina. Una nota è stata, infatti, diffusa “dall’Associazione Officina Rebelde”, gruppo della cosiddetta “Sinistra Antagonista”, i cui militanti fondatori – come si definiscono loro stessi – “hanno provenienze eterogenee e disparate, ognuno con i suoi percorsi alle spalle, le loro diversità e specificità”, ma convivono “senza drammi”.

La nota. «Il summit di Taormina – scrive in una nota il movimento – affronterà alcuni dei conflitti più sanguinosi scatenati nell’area mediterranea e mediorientale e l’immancabile “lotta al terrorismo (islamico)” e, per la prima volta in ambito G7, il tema delle “emergenze” prodotte dalle migrazioni mondiali. Il vertice di Taormina avrà cioè lo scopo di rafforzare le alleanze politico-militari nel quadro dell’escalation bellica globale e il contrasto con l’uso della forza delle migrazioni e della fuga di milioni di persone dalle guerre e dai crimini socio-ambientali». Scelte che “Rebelde” definisce “scellerate” e che «avranno innanzitutto ricadute dirette sulla vita e le libertà dei cittadini dei paesi membri del G7». Viene anche richiamata una dichiarazione dei mesi scorsi della cancelliera Angela Merkel, che «ha fatto sapere che proporrà di creare nei paesi occidentali “sempre più esposti” agli attacchi terroristici, una speciale guardia nazionale che contribuisca a “potenziare i livelli di sicurezza nelle città”, da affiancare alle forze dell’ordine e composta da “volontari con adeguato addestramento militare”».

Proteste ad oltranza. «La decisione di svolgere in Sicilia il G7 2017 – continua il documento – non è del resto un caso. L’Isola ha assunto ormai un ruolo chiave nelle strategie di guerra mondiali: l’installazione a Niscemi del terminale terrestre del Muos, il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare delle forze armate Usa; la trasformazione della grande base di Sigonella in uno dei maggiori centri per la operazioni dei droni Usa, Nato e Ue; l’uso costante degli scali aerei di Trapani-Birgi e Pantelleria per i bombardamenti e le attività di spionaggio top secret in Nord Africa; i devastanti processi di militarizzazione che hanno investito Augusta (hub navale Usa e Nato), Lampedusa, etc., testimoniano la portata altamente distruttiva delle infrastrutture belliche realizzate e ampliate in Sicilia negli ultimi anni». Il dissenso espresso concerne anche «la trasformazione di sempre maggiori aree urbane ed extraurbane in hotspot e centri-lager dove detenere in condizioni disumane chi è scampato ai naufragi e ai bombardamenti». Da qui, richiamando altre proteste che hanno interessato la previsione di opere come “il Ponte sullo Stretto o il Tav in Val Susa”, ma anche problematiche come «le megadiscariche di rifiuti, i poli chimici e petroliferi inquinanti, le trivellazioni in terra e mare aperto», ed inoltre «le politiche economiche neoliberiste e i loro effetti in termini di perdita di diritti e precarietà», scaturisce l’iniziativa che prevede per l’11 dicembre «una prima assemblea pubblica a Taormina», «che – cosi si legge – avvii la programmazione di una serie di interventi di riflessione e dibattito alla vigilia del Summit 2017 di Taormina e promuova una grande manifestazione di protesta nei giorni in cui saranno presenti in Sicilia i capi di Stato del G7». L’auspicio è che, ovviamente, pur nelle differenti posizioni sulle dinamiche di questa tipologia di eventi e sui relativi contenuti, non ci siano poi scontri o disordini in vista del G7. Proprio in questi giorni le Forze dell’Ordine e più in generale la macchina della sicurezza stanno alacremente lavorando col massimo impegno affinché nella due giorni del summit internazionale del 26 e 27 maggio tutto possa svolgersi in condizioni di massima tranquillità e senza tafferugli.

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