Donald Trump (AP Photo/LM Otero)
Donald Trump (AP Photo/LM Otero)

L’uragano Donald Trump spazza via Hillary Clinton, ribalta la storia americana e si prepara a riscrivere anche il copione del G7 2017 di Taormina. L’onda d’urto del neopresidente degli Stati Uniti già promette (o “minaccia”, a seconda dei punti di vista) una spallata alle attuali logiche politiche internazionali e nell’agenda di Trump c’è già segnato in rosso il nome e cognome di un alleato privilegiato: Vladimir Vladimirovič Putin.

Interessi ed amicizia. Lo zar russo è stato tra i primi a “congratularsi” con Donald Trump per la vittoria, gli ha inviato un telegramma augurandosi che i «rapporti russo-americani possano uscire dalla crisi». Putin voleva questo verdetto e lo ha avuto, non a caso si è detto “sicuro” che «adesso il dialogo fra Mosca e Washington risponderà agli interessi dei due Paesi». Dal Cremlino alla Casa Bianca, l’aria che si respira fa presagire che il Tycoon sia intenzionato a far riammettere la Russia al G7, destinato a diventare G8. «Fare a modo mio e lo faremo» è la parola d’ordine del magnate newyorkese, emblematico segno premonitore che al vertice siciliano del 26 e 27 maggio potrebbe davvero esserci la Russia. Se così sarà lo sapremo a breve, c’è da preparare in fretta l’organizzazione delle ospitalità, la grande macchina organizzativa è già partita, con una duplice finestra rimasta sempre aperta sin dal primo momento per le posizioni opposte di Clinton e Trump: avesse vinto la lady di ferro il G7 sarebbe stato G7 con tanto di porta chiusa sbattuta in faccia all’ex Armata sovietica, ora il vento cambia. Non è un segreto che la fase preliminare delle attività di preparazione del vertice di Taormina si sia mantenuta in una tacita ma perfetta linea di galleggiamento tra due strade operative: il “piano A” e il “piano B”, G7 o G8 a seconda di chi avrebbe vinto le elezioni negli Stati Uniti.

I vantaggi con l’ingresso di Mosca. Il rientro della Russia, col conseguente allargamento del G7 a G8 , determinerebbe il prevedibile arrivo nella Città del Centauro di un’invasione vera, e non virtuale, di russi, con la presenza in città di una nutrita delegazione, al pari di tutte quelle dei singoli paesi che in modo imponente raggiungeranno Taormina nel maggio 2017. Sono già 35 le delegazioni ufficialmente attese a Taormina e la Russia, dalle parti della Perla sarebbe gradita anche per i possibili riflessi turistici ed economici del dopo G7. I russi a Taormina, nei periodi in cui tanti turisti hanno visitato la Sicilia, sono sempre stati generosi e hanno fatto le fortune degli operatori economici locali. Stavolta il turismo nel senso consueto del termine si farà da parte per motivi di sicurezza e, nelle giornate del G7 (o G8), Taormina verrà blindata e destinata esclusivamente rappresentanti di Governo dei vari Stati. L’eventuale arrivo di qualche centinaio di (facoltosi) diplomatici russi a Taormina, con mogli e familiari al seguito che troverebbero qualche momento di tempo da ritagliarsi per fare shopping per le vie della città o per apprezzare le specialità della cucina siciliana, è uno scenario che, al sol pensiero, piace eccome ai taorminesi. «Al G7 a Taormina aspetto Hillary Clinton», aveva detto Matteo Renzi, ma la moglie di Bill non vedrà mai la Trinacria. Il premier italiano si è congratulato con il nuovo presidente Usa “a nome dell’Italia” e gli ha augurato buon lavoro, «convinto che l’amicizia resti forte e solida. Questo è il punto di partenza per tutta la comunità internazionale anche al netto di certe diffidenze da campagna elettorale. È un fatto politico nuovo che assieme ad altri dimostrano come siamo in una stagione nuova». Una nuova stagione internazionale che avrà la prima vera prova del nove proprio a Taormina.

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