L’incubo del disastro ambientale alle prossime piogge è ormai una “spada di Damocle” che pende sempre più inquietante e minacciosa sulla Rete Fognante di Giardini Naxos, dove le acque dell’Alcantara sono ad un passo dagli impianti consortili. Sulla situazione di grave criticità e di riconosciuto pericolo “R4” nell’area di contrada Pietre Nere si sofferma il geologo Antonino Savoca, esperto che ha preso parte nei giorni scorsi ad un vertice al Consorzio e ha relazionato sul tema insieme al prof. Franco Ortolani.

Emergenza. «Sussiste una grave situazione di pericolo e di rischio che incombe nell’area del depuratore a ridosso del fiume Alcantara – spiega il dott. Savoca -. Siamo in una condizione di emergenza predisastro. Purtroppo, però, va detto che in tal senso l’area non è classificata dal punto di vista dell’assetto idrogeologico. All’epoca in cui venne redatto il “Pai” (Piano Assetto Idrogeologico) non si era verificata un evento cosi eclatante che potrebbe indurre a far classificare l’area stessa in condizioni di pericolosità e di rischio per quello che realmente è in essere. Attualmente nel “Pai” l’area è classificata come “sito di attenzione”, nella quale cioè si approfondisce mediante accertamenti ed indagini le condizioni esistenti. Di fatto, gli ultimi eventi dimostrano che le condizioni di pericolosità e di rischio sono diverse e decisamente più elevate. A mio avviso, ci sono le condizioni affinché l’area venga riclassificata, con una condizione di pericolosità molto più alta. E’ necessario che si segnali al più presto questa nuova condizione e che l’assessorato regionale al Territorio ed Ambiente provveda, appunto, alla riclassificazione del rischio».

Riclassificazione dell’area. «Va detto che la segnalazione di una nuova condizione di pericolosità e rischio – continua Savoca – è essenziale ed è un dovere da parte degli amministratori, che sono chiamati a segnalare appunto la condizione determinatasi nel corso del tempo. Alla base del “Pai” si stabilisce che gli interventi debbano essere eseguiti per la rimozione dei livelli maggiori di rischio. Quindi la reale riclassificazione è un’opportunità importante e concreta affinchè si possa materializzare l’intervento di sistemazione ambientale. La procedura da effettuare è quella della cosiddetta “scheda Rendis”, la scheda del repertorio nazionale per gli interventi di difesa del suolo, compilazione di una scheda nella quale vengono inseriti i dati relativi alle condizioni di un’area e i dati progettuali sull’intervento di cui si necessita. C’è un progetto in itinere che stabilirà quanto sarà esattamente necessario per mettere in sicurezza l’area. Siamo in presenza di un argine di diverse centinaia di metri, quindi, sarà un intervento cospicuo anche sotto l’aspetto economico. Bisognerà completare in fretta questo iter e trasmettere la scheda, ed attendere gli sviluppi».

Interventi immediati. Il progetto al quale fa riferimento il geologo Savoca è quello previsto nell’ambito del “Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo (ReNDiS)”, iniziativa istituita nel 2005 per le attività di monitoraggio. Una procedura che l’ISPRA svolge, per conto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, sull’attuazione di Piani e programmi di interventi urgenti per la mitigazione del rischio idrogeologico finanziati dal Ministero stesso. Il principale obiettivo del Repertorio è la formazione di un quadro unitario, sistematicamente aggiornato, delle opere e delle risorse impegnate nel campo di difesa del suolo, condiviso tra tutte le Amministrazioni che operano nella pianificazione ed attuazione degli interventi. In questo senso il ReNDiS si propone come uno strumento conoscitivo potenzialmente in grado di migliorare il coordinamento e, quindi, l’ottimizzazione della spesa per la difesa del suolo.

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