Il consigliere comunale del Pd, Graziella Longo
Il consigliere comunale del Pd, Graziella Longo

«Per quale motivo in questo Comune non si parla più della situazione di Villa Mon Repos? Quali provvedimenti ha adottato il sindaco per mantenere gli impegni assunti davanti al Consiglio comunale sulla “illegittimità” delle opere realizzate?». La richiesta di chiarimenti sull’ex sede del Casinò di Taormina arriva dal consigliere comunale del Partito Democratico Graziella Longo, che unitamente ai colleghi Carmelo Valentino e Piero Benigni sollecita risposte urgenti da parte dei vertici di Palazzo dei Giurati in riferimento ad un’interrogazione a suo tempo presentata in sede di Civico consesso.

Opere illegittime. «Ricordata la mozione avente per oggetto la pratica edilizia riguardante “Villa Mon Repos” a firma del gruppo consiliare del Partito Democratico – scrive il consigliere Longo – con la quale si sollecitava il sindaco e gli assessori tutti a porre in essere gli atti necessari onde impedire l’esecuzione delle opere ipotizzate dalla ditta proprietaria, la cui palese illegittimità è stata evidenziata dal legale del Comune di Taormina, avv. Callipo, e ribadita nella sua audizione in Consiglio comunale; preso atto inoltre che il sindaco ha espressamente manifestato il suo formale impegno, anche attraverso la nomina di un esperto di urbanistica, da affiancare al legale, al fine di pervenire alle necessarie determinazioni in presenza di quello che si configura come un palese abuso che si vuole ulteriormente perpetrare e aggravare, si chiede pertanto, considerato il lungo tempo trascorso, di conoscere quali provvedimenti abbia adottato il sindaco onde mantenere gli impegni assunti davanti al Consiglio comunale».

Documenti alla mano. «La ditta Group Resort Srl – si legge nella mozione presentata in aula dai consiglieri Longo, Benigni Valentino, il 30 settembre 2015 – ha presentato in data 26 settembre 2014 progetto per lavori di ordinaria manutenzione e straordinaria amministrazione nel fabbricato sito a Taormina “ex Villa Mon Repos” “variante corpo B – cambio di destinazione d’uso». Con determinazione sindacale del 10 settembre 2015 è stato richiesto un parere legale all’avv. Gaetano Callipo. Quest’ultimo, in data 15 settembre 2015, protocollo 13666 ha fatto pervenire un parere evidenziando: a) la palese illegittimità della C.E. in sanatoria n.284/11, con la quale sono state regolarizzate in violazione della legge sotto diversi profili, ampiamente descritti nel parere de quo, le opere abusive esistenti. b) la manifesta illegittimità della successiva C.E. n.11/12, con la quale è stato consentito (pag.14 del parere) che “su un’area sottoposta a vincolo di inedificabilità” – in quanto di grande interesse paesistico, morfologico ed ambientale – venisse realizzato un immobile totalmente nuovo, che occupa una volumetria assolutamente esorbitante rispetto a quella degli indici di zona, ricavata dalla illegittima immissione nella zona vincolata di nuovi volumi edificatori derivanti dalla demolizione di immobili condonati in difformità di legge realizzati in altro sito; c) che, pertanto, la variante in corso d’opera da ultima proposta dalla Group Resort Srl «per il cambio di destinazione d’uso del corpo B bar primo piano e del ristorante cucina piano terra», onde realizzare 7 nuove residenze di cui 4 di superficie mq 85 e 3 di superficie mq 50, non può essere in alcun modo approvata e consentita perché, anche in questo caso, in spregio del Piano regolatore Generale e delle vigenti norme urbanistiche, come diffusamente rilevato nel parere reso dall’avv. Callipo; premesso inoltre che il sindaco, rispondendo in Consiglio alla interrogazione dei consiglieri Benigni e Longo, ha concordato sulla necessità di impedire quella che si configura come una ennesima aggressione al territorio in aperta e conclamata violazione di legge. Si impegna – conclude l’atto – il sindaco e l’Amministrazione comunale a concordare con i competenti uffici comunali l’adozione degli atti amministrativi necessari ed urgenti al fine di rigettare la richiesta di variante in corso d’opera, al fine di stroncare un ulteriore tentativo di cementificazione in un zona di particolare rilievo paesaggistico ed ambientale.

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