La Scuola Ugo Foscolo di Taormina

Aspettando il G7, Taormina farebbe bene a non perdere di vista gli altri argomenti scottanti che riguardano la città. Le scuole ad esempio vivono l’ennesimo momento di limbo, al bivio tra finanziamenti che non si sa ancora quando potranno essere impiegati o se invece verranno persi. Su tutti c’è la Scuola “Ugo Foscolo” di via Cappuccini, prefabbricato realizzato negli Anni Ottanta per accogliere gli studenti della Media e che dal 2004 in pianta stabile invece accoglie anche quelli della Elementare, dopo che a sua volta la scuola “Vittorino da Feltre” venne dichiarata non a norma con la vigente legge sismica e di conseguenza inagibile.

La storia infinita. Adesso è storia nota che la “Ugo Foscolo” necessita di opere di consolidamento che tardano a scattare, i lavori finanziati dalla Regione dovevano partire questa estate ma gli atti sono ancora bloccati al Genio Civile per l’atteso nulla osta definitivo alla procedura e su Palazzo dei Giurati aleggia sempre più inquietante lo spettro di una perdita di quelle somme: un contributo cioè di 446 mila euro, di cui 160 mila a carico del Comune. Anche per la “Vittorino da Feltre” (finanziamento da Un milione 800 euro) i tempi stanno andando per la lunghe. Non si ha più nessuna notizia neppure delle 18 aule che dovevano essere realizzate nelle scuole a Trappitello in contrada Santa Filomena nell’ambito dei relativi oneri di urbanizzazione, sui quali si erano impegnati con il Comune i responsabili della società che sta realizzando il campo da golf in contrada Vareggio. Ma c’è di più e c’è da riflettere anche e soprattutto su un’altra cosa: ma Taormina ha aderito alle opportunità della “Buona Scuola”? Stiamo parlando della legge numero 107/2015 su “La Buona Scuola”, entrata in vigore il 16 luglio 2015, che prevede misure specifiche inerenti l’edilizia scolastica con altrettante scadenze, ovviamente, dettate agli Enti locali per beneficiare delle misure contenute nel provvedimento. Taormina ha presentato iniziative in quel contesto per usufruire dei fondi della “Buona Scuola”? Pare proprio di no.

Opportunità mancate. E’ trascorso oltre un anno da quando il 7 agosto 2015 venne firmato il decreto attuativo per dare il via all’operazione “Scuole Innovative”, di cui i media nazionali in lungo e largo hanno dato notizia. Con la “Buona Scuola” si sono prospettate possibilità di avviare progetti innovativi da un punto di vista architettonico, dell’impiantistica, della tecnologia, dell’efficienza energetica, della sicurezza antisismica e strutturale. L’obiettivo di Palazzo Chigi era anche quello di favorire la previsione di ambienti scolastici caratterizzati dalla presenza di nuovi spazi di apprendimento. Si parla, insomma, di un “treno” di 300 milioni di euro transitato lungo lo stivale con le risorse previste dalla Legge 107/2015 “Buona Scuola”, ripartite tra le Regioni in base ai dati relativi alla popolazione e alla densità scolastica. Alle Regioni è stato chiesto da Roma di tenere in considerazione nella raccolta delle manifestazioni di interesse dei propri Enti Locali: e proprio ai Comuni è stato chiesto di fare i progetti, farsi avanti, ideare, proporre e chiedere per migliorare le proprie scuole.

La “Buona Scuola”. Le misure messe in agenda dal Governo sono andate anche a toccare altri settori complementari, come il servizio di trasporto per garantire collegamenti all’utenza scolastica; la garanzia di apertura al territorio e disponibilità dell’Ente a promuovere la riduzione dei fenomeni di dispersione scolastica, ed il potenziamento del livello di innovazione didattica. L’investimento, ad esempio, per opere di costruzione delle scuole è stato previsto con risorse Inail, ed inoltre il sostegno dal Miur sul relativo canone. Perciò agli Enti locali è stata data la chance di intervenire andando ad accollarsi solo poche spese, relative alla progettazione e alla eventuale bonifica delle aree. Ma non è finita qui perché vi era pure l’opportunità di uno sconto per i Comuni sul Patto 2014, previsto per gli enti locali che non hanno rispettato il patto di stabilità per l’annualità 2014 e hanno investito sull’edilizia scolastica la riduzione della sanzione da applicare nell’anno 2015. La “Buona Scuola” ha attivato procedure che hanno previsto 45 giorni per ottenere tutti i pareri, visti e nulla osta, riguardanti gli interventi di estrema urgenza per la messa in sicurezza e realizzazione di nuovi edifici scolastici. Viene da chiedersi se non fosse il caso di fare un richiesta di finanziamento per il Capalc, l’ex scuola convitto albergo di contrada S. Antonio, al momento e da 30 anni ormai abbandonata al più totale degrado e ad una condizione di inaccettabile vergogna. Il Capalc, se ristrutturato e adeguato in termini di normativa sismica, potrebbe rappresentare una soluzione idonea ad accogliere la popolazione scolastica di Taormina centro. Va pure ricordato che venivano previsti dal Governo 30 giorni per ottenere il parere dei provveditorati per le Opere Pubbliche relativamente ai finanziamenti. Di tutto questo “magico” mondo dei finanziamenti, nel contesto dei fondi della “Buona Scuola”, Taormina si è resa conto e si fatta avanti per ottenere qualcosa? Sperando fortemente di poter essere smentiti, l’impressione è che la risposta sia decisamente un “no”.

La vicina Giardini Naxos. Taormina dovrebbe prendere esempio da altri, anche dalla vicina Giardini Naxos dove con poche risorse e non con cifre esorbitanti, ma soprattutto con tanta buona volontà, sono stati sistemati diversi plessi in vista dell’anno scolastico appena iniziati. A Naxos l’Amministrazione si è attivata occupandosi dell’edificio inagibile di Pallio, ma ha anche sistemato quelli di Schisò, Mastrociccio, Calcarone. Sono stati messi in sicurezza i solai e i controsoffitti, è stata eseguita la tinteggiatura dei locali e il Comune è riuscito ad eseguire diversi altri lavori. E lo ripetiamo: senza cifre stratosferiche e nel caso specifico della scuola di Pallio con un emendamento al bilancio di 60 mila euro. Possibile che a Taormina sia sempre tutto così complicato e che non ci sia la stessa intraprendenza? I problemi nella Perla dello Ionio si trascinano di legislatura in legislatura, di Amministrazione in Amministrazione, e viene da pensare che sia soprattutto una questione di approccio alle emergenza. Altrove si getta il cuore oltre l’ostacolo e la burocrazia non è uno scoglio insuperabile, a Taormina tutto è complicato, passano mesi e anni, e ci si perde tra le maglie dei vari iter procedurali di finanziamenti che rischiano pure di essere persi. La “Buona Scuola” ha previsto, per altro, anche misure per la prevenzione del crollo dei soffitti (Legge 107/15, Art. 1, commi 177 – 178 – 179) con decreto di attuazione del 7 agosto 2015 che diede il via a oltre 7000 interventi per la verifica dello stato dei solai degli edifici scolastici. Questa operazione, resa possibile grazie alla Legge 107/2015 “Buona Scuola”, si affiancava con 40 milioni di euro agli interventi che già Province e Comuni sono stati chiamati ad attuare sui propri edifici scolastici. Il decreto ha previsto un riparto delle risorse su base regionale e provinciale, in base al numero di edifici, alla popolazione scolastica e all’affollamento delle strutture, utilizzando sin da subito i dati resi disponibili dall’Anagrafe scolastica. Come disposto dal decreto firmato dal Ministro, sono quattro i criteri individuati per la selezione degli interventi: vetustà degli immobili (con particolare riferimento agli edifici costruiti prima del 1970; quota di cofinanziamento; indice di rischio sismico; assenza di finanziamento negli ultimi 5 anni, per interventi strutturali o per indagini diagnostiche.

L’iter della legge. Repetita iuvant dunque: la legge “La Buona Scuola” n. 107 del 2015, al fine di garantire la sicurezza degli edifici scolastici e di prevenire eventi di crollo dei relativi solai e controsoffitti, ha autorizzato la spesa di 40 milioni di euro per l’anno 2015 per finanziare indagini diagnostiche degli edifici scolastici. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca del 7 agosto 2015 n. 594 sono stati stabiliti i criteri e le modalità per l’erogazione delle risorse agli enti locali. In data 15 ottobre 2015 è stato pubblicato sul sito del Miur l’avviso pubblico per il finanziamento in favore di enti locali di indagini diagnostiche dei solai degli edifici pubblici scolastici. Il Comune di Taormina si è mosso per accedere alle opportunità di assegnazione delle risorse agli Enti locali? Ha fatto richieste di finanziamento? E se la risposta è “no” come si potrà motivare la scelta di essere stati assenti ingiustificati?

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