Giuseppe Leone
Giuseppe Leone

La Sicilia che ha “braccato” nei volti e nei paesaggi in mille viaggi solitari, Giuseppe Leone, ce la restituisce come un dono, non ci dà una sola visione dell’Isola, un’angolazione, civile e cruenta come quella di Letizia Battaglia, artistica e allegorica, come quella di Ferdinando Scianna, ci consegna la Sicilia che lo ha investito, rispondendo ad una domanda spasmodica di bellezza e autenticità. Narra la Sicilia con sguardo voluttuoso e sincero.

Leone è un noto fotografo siciliano, ha narrato per 50 anni la Sicilia del paesaggio, delle tradizioni, della cultura e della letteratura; ha pubblicato con Bompiani e Sellerio, le sue fotografie hanno illustrato numerosi libri, cataloghi e riviste di editori italiani e stranieri. Sue le memorabili  immagini di Sciascia, Bufalino e Consolo. Giuseppe Leone, vive e lavora a Ragusa, racconta la Sicilia attraverso scatti di persone, luoghi, feste, paesaggi e architetture, che conserva gelosamente nel suo ricco Archivio. Comincia il suo percorso illustrando il volume di Antonino Uccello La civiltà del legno in Sicilia (Cavallotto, 1973). Tra le pubblicazioni più note: La Pietra vissuta con testi di Mario Giorgianni e Rosario Assunto (Sellerio, 1978); La Contea di Modica con testo di Leonardo Sciascia (Electa, 1983); L’Isola nuda con testo di Gesualdo Bufalino ( Bompiani, 1988); Il Barocco in Sicilia con testo di Vincenzo Consolo (Bompiani, 1991); Sicilia Teatro del mondo con testo di Vincenzo Consolo e Cesare De Seta (Nuova Eri, 1990); L’isola dei Siciliani con testo di Diego Mormorio (Peliti associati, 1995); Immaginario barocco con testi di Salvatore Silvano Nigro e André Chastel (Kalós, 2006); Leonardo Sciascia, dalla Sicilia alla Spagna testo Salvatore S. Nigro (Federico Motta Editore Milano 2009); Siciliani in Piazza, testo Gaetano Pennino (Carlo Cambi Editore Siena 2010); Sicilia, l’isola del pensiero e Storia di un’amicizia (Edizione Postcart 2015).

«Leone è un narratore della Sicilia, dei suoi monumenti, delle sue feste, dei costumi e della vita tutta, per immagini fotografiche. Come da viaggiatore incantato, forse l’ultimo in giro per l’Isola. Un narratore che si è accompagnato a Sciascia, a Bufalino e a Consolo e ha rivelato alla letteratura, la Sicilia più vera, quella degli uomini come quella della pietra vissuta e del paesaggio». Così ne parla il noto critico letterario Silvano Nigro. Un’Isola che c’è, la sua, con contrasti e contraddizioni, senza stereotipi o eccessi estetizzanti, con il sole e le nebbie, con la sfacciata bellezza e con la cupa ritrosia, con i profili barocchi e greci, con le montagne e il mare, le serre e i latifondi, con i volti di coloro che l’hanno abitata veramente e che l’hanno narrata e interpretata, non per puro esercizio stilistico e per artificio letterario, ma per ostinata e radicata passione, quelli che non mentono.

Leonardo Sciascia li guida tutti questi siciliani che Leone ha incontrato, fotografato, fissato, scrutato, braccato, questi scrittori, poeti, intellettuali con cui ha collaborato, con cui ha viaggiato, pranzato. Sciascia ne è il fulgido capofila, colui che ha unito la lucida riflessione sulla realtà e la raffinata scrittura letteraria. Da sempre ambienti e uomini di Sicilia hanno costituto i crinali della vita e dell’opera di Giuseppe Leone, costante, ora esplicita ora implicita, oggetto e soggetto delle sue preziose pubblicazioni e delle sue numerose mostre.

Nell’esposizione “Sicilia tra luce e parola” in corso nell’ex Chiesa del Carmine a Taormina fino al 30 settembre, l’artista ragusano cuce queste due facce della medesima medaglia, attraverso il filo della letteratura: ecco i luoghi affettivi degli autori, le geografie citate nei testi, e i ritratti degli scrittori, come se fossero parti delle stesse grafie, sezioni di una mappa unica. Questo è stato il tema anche dell’incontro che si è svolto al San Domenico, lo scorso 11 settembre che Salvatore Ferlita ha coordinato intervistando Leone e il regista Roberto Andò; qui si è conversato, attorno a questo viaggio in Sicilia di Leone, attorno a questo periplo di un’isola raffigurata dagli occhi e la penna di autori, come entelechia, cioè realtà perfetta, sottolineava Ferlita, una realtà che si confronta anche con tutti i toni del paesaggio e tutte le sue temperature, come descriveva acutamente Andò «tutti gli scrittori siciliani si sono confrontati con il paesaggio, nella sua realtà di rovina ma anche di sviluppo», paesaggio sublime, ma anche “irredimibile”, come sosteneva Tomasi di Lampedusa, oltre che naturalmente come sede di bellezza.

Leone, secondo Andò, rappresenta una Sicilia vera, «con le sue atmosfere spesso grigie, rarefatte», come quelle narrate dal regista Antonioni che nel celeberrimo film L’Avventura, mostra le Isole Eolie, Messina e Taormina, come lande solitarie, languide e lunari, tanto che, come ha ricordato il regista e scrittore palermitano, quando Sciascia vide la pellicola esclamò: «Questo film, potevi anche ambientarlo in Cina», quasi a dire che la Sicilia narrata era una isola del pensiero e metaforica. La fotografia, per Andò, «ci assolve da prediche», cioè dalla necessità delle analisi sterili, «la fotografia racconta la Sicilia letteraria più di un saggio».

Un racconto in bianco e nero. Per raccontare questa Sicilia Leone ha esposto bellissime foto a Taormina, rigorosamente in bianco e nero, «il bianco e nero è l’interpretazione della natura e delle sue trasformazioni, il colpo d’occhio che scarica da ogni orpello un’immagine per dare senso a quello che è l’essenza di ciò che vedi… Il bianco e nero, insieme all’uso dell’analogico, mi permette di dare un’interpretazione, mentre il colore è turistico e posticcio, non restituisce il senso del racconto. La fotografia a colori è quella che si vede ed è alla portata di tutti, mentre quella in bianco e nero è personalizzata, ricreata dal fotografo, e in essa c’è maggior spazio per una lettura a doppio senso». Per la mostra, il fotografo, si è ispirato ai suoi libri, pubblicati da Postcart “L’isola del pensiero” e “Storie di un amicizia”, quest’ultimo corredato da sedici pagine del dattiloscritto originale del testo La contea di Modica, corretto personalmente dall’autore e regalato a Giuseppe Leone in occasione dell’omonimo libro per Electa pubblicato nel 1983 che conteneva le sue fotografie. Nella Mostra, curata da Carmelo Nicosia e presentata al Taobuk, Leone racconta i luoghi della letteratura in Sicilia, e i volti di autori che l’hanno interpretata con 90 immagini comprendenti 18 ritratti di autori, quali Sciascia, Bufalino, Consolo, Elvira Sellerio, Enzo Sellerio, Pietrangelo Buttafuoco, Camilleri, Bonaviri e Rosario Assunto e a tanti altri.

Corredata da brani come quelli dedicati ai Malavoglia a Mastro Don Gesualdo di Verga, la mostra, così come tutto il percorso individuale e perenne del fotografo ragusano, è viaggio di ricerca, come scrive lui stesso per il catalogo “MAXXI Architettura. Fotografia” per la mostra del Museo MAXXI di Roma a cui ha partecipato quest’anno con le foto dello Stretto di Messina: «La macchina è uno strumento per poter dialogare con quello che ti circonda. Allora il fotografo diviene, oltre che un interprete, un ricercatore. A me non interessa l’immagine eclatante da scoop, ma una fotografia concettuale, di ricerca, di immediatezza, visto che mi dedico ad afferrare l’immagine al volo […]. Quando torno da una battuta fotografica sono felice se nel mio paniere ci sono almeno tre immagini indimenticabili. Le immagini per essere tali devono avere una grande forza evocativa e interpretativa».

«La Sicilia di ogni isolano è forse questa». Questo aspetto di Leone è perfettamente descritto, in relazione alla mostra e in generale alla sua produzione, anche dal giornalista e professore Concetto Prestifilippo «La Sicilia di ogni isolano è forse questa. Un personale canto nella solitudine. Un canto popolato di storie e personaggi. Come quelli consegnati da una gloriosa schiera di scrittori. Narratori che hanno disegnato con il loro fitto carosello di personaggi balzachiani il paradigma umano della Grande Isola. Non sono possibili raffronti con altre realtà regionali. Le storie narrate tracciano i contorni di una geografia letteraria dell’Isola delle meraviglie. Come in un abbecedario d’antan si dispiegano le contee letterarie. La provincia di Agrigento con il teatro umano di Pirandello, la passione civile di Sciascia, fino al buon Camilleri e la sua sterminata avventura narrativa. La Palermo impietosa del principe Tomasi di Lampedusa. Messina con la lingua materna e avvolgente di D’Arrigo, la poesia lunare di Piccolo e l’immensa architettura delle parole di Vincenzo Consolo. La Catania del gigante Verga e del sicilianissimo Brancati. Binomio inscindibile quello che lega Siracusa a Vittorini. Ragusa è l’eleganza non solo letteraria di Bufalino. La poesia rigorosa di Nino Di Vita e la sua Trapani. La letteratura siciliana è un racconto per immagini. Le stesse storie, la stessa intensità, gli stessi volti, gli stessi luoghi incorniciati nel bianco e nero delle fotografie di Giuseppe Leone. Il racconto di Leone è letterario, financo nella sua analogica struttura di carta, di segni scuri che scavano nel bianco, come nelle pagine dei libri. Immagini evocative. Il volto affilato di Gesualdo Bufalino. Leonardo Sciascia che incede regale per le strade di Madrid. L’intensità del sorriso triste di Vincenzo Consolo. Lo sguardo rassicurante di Andrea Camilleri. L’eleganza da aristocratico russo di Enzo Sellerio. La classe ineguagliabile di Elvira Sellerio. E poi i luoghi, le piazze, le chiese, i palazzi, gli scorci di paesaggio».

Dopo la mostra di Taormina, il viaggio di Giuseppe Leone continua; con la sua Leica, lo vedremo ancora con incontenibile entusiasmo sui sentieri meno battuti della Sicilia in cerca di nuovi scatti e, ancora, intento a curare mostre con irrefrenabile passione e infantile curiosità, ma anche a indicare i mali e le ferite inferte ad un paesaggio unico, da uomini miopi che lo sporcano, lo deturpano, cementificano, ignorandone la bellezza e le potenzialità, che potremmo commentare con le parole di Tomasi di Lampedusa: «Se prima c’erano i gattopardi, oggi ci sono le iene e gli sciacalli».

© Riproduzione Riservata

Commenti