Taormina, Ospedale Sirina
Taormina, Ospedale Sirina

La “spada di Damocle” dei tagli della riforma Balduzzi si allunga su un altro reparto d’eccellenza dell’ospedale San Vincenzo di Taormina. Nel calderone del paventato declassamento del presidio di contrada Sirina rischia, infatti, di finire l’U.O.C. di Otorinolaringoiatria e Chirurgia cervico-facciale, diretta dal prof. Antonio Politi. Si tratta di un reparto ampiamente apprezzato, ormai riconosciuto quale modello e punto di riferimento in Sicilia ma soprattutto all’avanguardia nell’intero panorama medico del Sud Italia per la cura dei tumori testa-collo.

Eccellenza siciliana. I numeri dimostrano in maniera schiacciante e inequivocabile che l’Otorinolaringoiatria di Taormina rappresenta un esempio di efficienza assistenziale e di medicina al passo con le più moderne tecniche di cura del paziente. L’equipe di Politi è stata in questi anni valutata positivamente sul piano non solo medico ma ancor prima delle straordinarie qualità umane dai pazienti di volta in volta trovatisi in cura nel reparto di contrada Sirina. Secondo la graduatoria dei reparti di ORL italiani dove meglio si curano i tumori della testa e del collo, commissionata dal Corriere della Sera -sportello cancro 2014- all’Istituto Europeo Oncologico di Milano, il reparto di Otorinolaringoiatria del “San Vincenzo” di Taormina è fra i primissimi posti nel meridione italiano con un alto indice “medicare”, parametro messo a punto negli Stati Uniti che considera la complessità globale del lavoro di ogni reparto: ORL ospedale Sirina Taormina ha un indice 185, ORL ospedale Cannizzaro Catania 174, ORL ospedale Policlinico di Messina 122, ORL Policlinico-Vittorio Emanuele di Catania ha un indice 97.I parametri del “Cannizzaro” di Catania e del Policlinico di Messina vanno riportati poiché nel ventilato riordino ospedaliero, che rischia di portare il “San Vincenzo” al declassamento da struttura multispecialistica a presidio di base, sono considerati gli ospedali di riferimento (HUB), mentre l’ORL di Taormina dovrebbe addirittura scomparire.

Tagli indiscriminati. La riforma Balduzzi e i rigidi paletti di una normativa nazionale che, in definitiva disconosce servizi assistenziali di qualità e professionalità riconosciute della sanità territoriale, sembrano insomma l’espressione della solita politica miope. Il rischio al quale si rischia di andare incontro da qui a breve è quello di buttare alle ortiche con troppa leggerezza e senza buon senso la qualità di uomini e donne che hanno tanto dato per migliorare la sanità siciliana e hanno consentito di ridurre il turismo sanitario dei frequenti viaggi della speranza verso il Nord Italia. E adesso il pericolo all’orizzonte è quello di far tornare la gente di nuovo a quelle odissee, a lunghi viaggi verso altre regioni senza poter più curare in Sicilia, nei centri specialistici come Taormina, le varie patologie. Ci si domanda a chi possa giovare tutto questo. Non certo ai pazienti.

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