Gianfranco Vissani, critico gastronomico e conduttore televisivo italiano
Gianfranco Vissani, critico gastronomico e conduttore televisivo italiano

«Meglio questa cena da Vissani che una prima alla Scala è il complimento più bello che abbia ricevuto». Lo chef della tv italiana si racconta tra cibo e tradizione. Una lunga carriera iniziata nel 1973 quando ha rilevato il ristorante paterno sulle rive del lago di Corbara. Da allora è stato segnalato in varie guide gastronomiche: nel 1982 la Guida d’Italia dell’Espresso lo ha inserito al primo posto della speciale classifica dei ristoranti italiani. Due stelle Michelin nel 2007 e nel 2008, Vissani è anche autore di numerosi libri. Ha raggiunto la notorietà televisiva negli anni Novanta per la sua partecipazione a numerosi e trasmissioni Rai. Ospite di Taobuk, per la sezione Food Factor dedicata alla cultura enogastronomica, il cuoco umbro ha parlato della nostra tradizione culinaria: «La cucina italiana è il pilastro della cucina mondiale».

La tradizione della cucina italiana è in pericolo? A questa domanda cerca rispondere Gianfranco Vissani, incalzato da Clara e Gigi Padovani: «In cucina noi non abbiamo inventato niente, i nostri piatti discendono dai romani – ha affermato il noto chef – Bisognerebbe guardare indietro, a quello che abbiamo lasciato della nostra tradizione» e poi ironicamente aggiunge: «Puccini chiedeva alla mamma fagioli e olio d’oliva, ci sarà un motivo». Vissani riflette su come sia cambiata la cucina ma anche i prodotti, invitando il pubblico di prestare la massima attenzione alla qualità del cibo che si mette a tavola.

Chi sono gli altri? Libri, incontri, arte e cucina nella quinta giornata di Taobuk sempre con uno sguardo rivolto a “Gli Altri”, tema scelto per la sesta edizione del festival delle “Belle Lettere”, ideato e diretto da Antonella Ferrara. Nell’incontro “Chi sono gli altri? Se la Storia si fa tempesta”, nella splendida cornice dell’Hotel Timeo, la scrittrice spagnola Clara Usón presenta il suo ultimo libro “Valori”, edito da Sellerio. «Le storie di Valore sono intersecate e plurali, come il significato che porta il titolo con sé». Riconosciuta dalla critica come una delle maggiori scrittrici contemporanee, l’autrice spagnola intreccia magistralmente piani temporali e narrativi, tratteggiando, in momenti diversi della storia, idee e principi che hanno ispirato atti di umanità esemplare o sconcertante barbarie. «Ho preferito scrivere il romanzo in un presente continuo – ha spiegato la scrittrice spagnola – dove personaggi spazio e tempo si mischiano». Tre personaggi incarnano la venerazione del denaro, il prezzo della libertà, la violenza della religione che diventa dogma. Nasce così una poetica della sopravvivenza, che dà forma a una nuova coniugazione, tutta contemporanea, del “romanzo politico”.

E ancora libri. Elvira Seminara ha presentato “Atlante degli abiti smessi”. «Gli abiti, più di ogni altra cosa, hanno un’anima» ha esordito la scrittrice catanese nel raccontare il suo nuovo libro. C’è una donna che scappa. E’ sola. Lascia la casa di Firenze e si trasferisce a Parigi. Da qui scrive per la figlia, nel di ricucire il rapporto, un inventario degli abiti lasciati nella vecchia casa. Una sorta di vademecum per orientarsi fra il silenzio ostinato degli armadi e il frastuono dell’umanità. «I nostri abiti sono la geografia delle nostre emozioni – ha spiegato Elvira Seminara – Ognuno di noi si mette un abito, un’altra pelle, che necessariamente dice qualcosa di noi». E come racconta nel suo libro ci sono vestiti che diventano pazzi, i vestiti opportunisti, quelli che vogliono sempre partire con te. Gli abiti fantasma, da non appendere mai alla maniglia della porta se vuoi dormire in pace. Ci sono i Vestiti parassiti, quelli del perdono, della felicità. Si è parlato anche di narrativa 2.0 con le due giovani studentesse Cristina Chiperi, autrice della trilogia “My Dilemma is You”, e Ilaria Soragni, autrice di “Mess”, che hanno scritto i loro best seller inizialmente sulla piattaforma online di Wattpadd subito accolti da migliaia di clic. «Ho scritto perché sentivo la necessità di scrivere – racconta Cristina Chiperi- all’inizio mia madre non era d’accordo e scrivevo di nascosta ada mezzanotte alle quattro del mattino». Un canale che apre nuovi scenari nel mondo dell’editoria: «Lì è tutto più facile – ha spiegato Cristina Chiperi- la persona decide se alla fine della pagina vuole continuare a leggere oppure no».

Gli appuntamenti di Taobuk. Con lo chef vegetariano felice Simone Salvini, nella penultima giornata di Taobuk, venerdì 16 settembre, si discute di cucina vegetariana all’incontro “Il lato verde della cucina2 del ciclo Food Fator curato da Clara e Gigi Padovani (ore 12 – Gourmet Restaurant 32). Sull’esempio di John Grisham, diventato autore di best seller trasferendo nei romanzi la sua esperienza forense, il festival accoglie (ore 16 NH Collection Hotel) avvocati romanzieri: Michele Salazar, Ettore Randazzo ,Guglielmo Pispisa, Fabio D’Anna, Ennio Tinaglia, Marco e Antonello Martinez e Roberto Delogu. Per la sezione Food Factor,curata da Clara e Gigi Padovani, alle 17 all’archivio Storico, si racconta “La cucina dell’altra sponda,” ovvero il cibo degli altri e della pace, con l’inviato in zone di guerra Domenico Quirico e la food writer e fotografa Barbara Abdeni Massaad, autrice del libro “Soup for Syria”, un ricettario realizzato con il contributo di oltre ottanta chef e giornalisti gastronomici di tutto il mondo per raccogliere fondi a favore dei rifugiati siriani. L’innovazione e le modalità di coinvolgimento dei giovani nel lavoro e nella vita politica e sociale sono i temi al centro della tavola rotonda (ore 18 – Hotel Metropole). “Dialoghi sull’innovazione e l’inclusione”. Gigi Riva, insieme con Domenico Quirico, alle 19 all’Archivio Storico, presenta “L’ultimo rigore di Faruk”, in cui analizza la disgregazione della penisola Balcanica partendo da un tiro calcistico fatale, quello sbagliato ai Mondiali di Calcio del 1990 da Faruk Hadžibegić, capitano dell’ultima nazionale della Jugoslavia unita. La leggenda popolare vuole che una vittoria avrebbe risvegliato il nazionalismo jugoslavista e scongiurato il crollo del Paese. A concludere la penultima giornata di Festival Roberto Vecchioni che presenterà “La vita che si ama. Storie di felicità”, il suo libro più intimo e autobiografico, in cui confida la sua idea di felicità, rivolgendosi ai propri figli e ripercorrendo la sua esistenza attraverso piccoli eventi del mondo privato. A lui va il Premio di Agenzia Nazionale per i Giovani (ore 20 – Piazza IX Aprile).

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