Pietro D’Agostino, 1 stella Michelin del ristorante “La Capinera”
Pietro D’Agostino, 1 stella Michelin del ristorante “La Capinera”

La letteratura incontra l’alta cucina nell’intenso programma di Taobuk. All’interno della sezione Food Factor, il festival approfondisce le tematiche legate al cibo come fattore appunto culturale, sociale, politico e come segmento trainante del turismo enogastronomico. L’edizione 2016 ha inteso in particolare valorizzare i pluripremiati chef isolani, protagonisti delle tre “cene stellate” intitolate alle caravelle di Colombo: la Niña, la Pinta e la Santa Maria, ad evocare la spinta a salpare verso intense e proficue emozioni, in questo caso legate alle infinite rotte del gusto che solcano la Sicilia e tanta attrazione esercitano sui visitatori.

La Niña. Il primo appuntamento, la Niña, ospitato al Ristorante Tout Val nella splendida location di Villa Mon Repos, ha visto cinque cuochi impegnati in una competizione esaltante di sapori, odori, fragranze: Pietro D’Agostino, 1 stella Michelin del ristorante “La Capinera” di Taormina, Tony Lo Coco, 1 stella Michelin del ristorante “I Pupi” di Bagheria, Francesco Patti, 1 stella Michelin del ristorante “Coria” di Caltagirone, Seby Sorbello del ristorante “Sabir Gourmanderie” di Zafferana Etnea e Alfio Visalli del “Blu Lab Academy”di Acireale. Ospiti d’onore lo chef palermitano Filippo La Mantia, ambasciatore dei sapori siciliani a Milano, e la food blogger e conduttrice tv Chiara Maci. Ad accompagnare la cena “I Monologhi della Darbuka” di Giorgio Rizzo.

La Sicilia nei menu di Pietro D’Agostino. «Sin da bambino, timido e di poche parole, mi lasciavo incantare per ore dalle operose mani di mia madre e di mia nonna, che in cucina si dedicavano alla preparazione di cibi sani e genuini, legati alla vecchia tradizione siciliana. Un ricordo visivo e olfattivo, ancora oggi è l’odore del pane e la pasta fatti in casa, la raccolta delle primizie dell’orto, la salsa che cuoceva per ore nei pentoloni, il pesce fresco acquistato all’alba. Ho capito subito quello che avrei voluto fare da grande e così ho cominciato a frequentare l’Accademia culinaria. La mia cucina? E’ come la mia Sicilia: solare, fresca ricca di tradizione e moderna. Come un mix di creatività e innovazione, memoria e territorio: sono questi gli ingredienti principali che voglio valorizzare nei miei piatti, un approccio che trova riflesso nei menu creati nel rispetto delle stagioni della terra, nella proposta e rielaborazione dei piatti tradizionali, nell‘utilizzo di ingredienti tipici, dagli ortaggi provenienti da colture locali al nostro pesce azzurro, il vero “re” del Mediterraneo».

Martina Caruso e la sua cucina leggera e mediterranea. Martina Caruso, la più giovane ad avere conquistato la prima stella Michelin, del ristorante Signum a Salina: «La passione è nata guardando mio padre cucinare a casa e nel ristorante di famiglia. Io gli facevo solo compagnia e lui al massimo mi faceva fare la batteria con pentole e cucchiai di legno, forse non voleva che diventassi cuoca. Ma è stato più forte di me e in poco tempo mi sono trovata prima all’alberghiero di Cefalù, quindi alla scuola del Gambero Rosso di Roma per poi entrare in stage in alcune prestigiose cucine italiane. Proseguivo la formazione lavorando tutte le estati al Signum. Ormai la passione mi era entrata dentro. Era chiaro che volevo cucinare ed ancora oggi è così. Nei piatti che creo cerco sempre di valorizzare il territorio portando in tavola il sapore della materia prima riconoscibile. Pochi alimenti e nitidi. Mi piace “giocare” con temperature, consistenze e acidità, dolcezza, sapidità. Una cucina leggera e mediterranea».

La cucina “gustosa” di Francesco Patti. «Beh, in realtà credo che sia nata con me…..mia madre nascondeva tutti gli attrezzi da cucina perché dovevo sempre sperimentare nuovi piatti. Un episodio che di tanto in tanto lei mi rammenta è che da piccolo presi l’impasto della pasta per pizza e lo appoggiai sul mio viso ritraendo … la mia faccia! Da mia madre ho imparato anche qualche segreto importante, per il resto ho fatto quasi tutto da solo, sperimentando in prima persona. La mia filosofia tra i fornelli è quella di una cucina di gusto preparata al meglio con prodotti eccellenti, mantenendo viva la tradizione siciliana, adattandola a quelle che oggi sono le evoluzioni culinarie».

 L’amore per il territorio nella cucina di Seby Sorbello. «I miei primi ricordi gastronomici sono legati al sugo che mia nonna faceva già la mattina presto, a quell’inconfondibile aroma di cucina sana e genuina e piena di tanto affetto. La cucina fa parte della storia stessa della mia famiglia, che ha sempre avuto ristoranti ed oggi porta avanti una struttura alberghiera nel cuore dell’Etna. Nei ristoranti di famiglia ho preso confidenza già da giovanissimo con le pentole e con le cotture, anche se il mio percorso di studi si è orientato anche oltre i confini italiani. Così, dopo il diploma al Liceo linguistico e con la Sicilia sempre nel cuore, ho lavorato nel nord Italia e all’estero, prima di rientrare nella mia amata terra. Il cuoco non inventa, ma crea e lo fa attraverso la sapienza e la conoscenza! È questo il mio motto principale. Alla base della mia cucina ci sono l’amore per il mio territorio, la sua storia e le sue tradizioni, il rispetto della stagionalità degli ingredienti e una sana innovazione che poggi però su solide basi del passato.”.

La voce del mare nei piatti di Alfio Visalli. «La cucina è nel mio dna e risale alla mia famiglia. Mio nonno non era cuoco di professione ma sapeva preparare meravigliose polpette. Fin da piccolo ho preso confidenza con padelle e pentole, facevo le mie patatine fritte perfette e croccanti, che tutti mi invidiavano. Credo che la mia continua voglia di cucinare si sia sviluppata anche un voler colmare alcune mancanze, rifocillava la mia autostima, perché ricevevo i migliori complimenti proprio grazie alla cucina. A 16 anni ho fatto la mia prima stagione in un ristorantino di una frazione marinara, poi cuoco ad Aci Trezza e capo servizio a Vulcano. Quindi Brescia e l’approdo a Londra. Ed infine il ritorno in Sicilia, la grande famiglia del Centro Surgelati di Acireale, dove è nata Blu Lab Academy. Mi piace pensare di dare la voce al mare quando cucino. Parlo al suo posto e racconto, con creazioni culinarie, i suoi sentimenti, le sue paure, le sue ribellioni».

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