Taormina, palazzo dei giurati
Taormina, palazzo dei giurati

Il sindaco di Taormina, Eligio Giardina, chiama all’adunata i colleghi primi cittadini della (ex) Provincia di Messina per provare a spostare sul versante ionico l’asse delle decisioni che interesseranno nei prossimi mesi la nuova organizzazione di enti e ruoli strategici nell’ambito della Città Metropolitana di Messina. L’iniziativa era stata preannunciata dal sindaco di Taormina nei giorni scorsi e adesso Giardina prova a passare all’azione: è stata per questo convocata una riunione per questa sera al Comune di Taormina.

L’invito di Giardina. «Ho invitato tutti i sindaci dell’ampio arco territoriale che va da San Teodoro a Scaletta. Li ho convocati per lunedì sera al Comune di Taormina e spero di vederli tutti nell’aula consiliare di Palazzo dei Giurati. È arrivato il momento di provare a sganciarci dai lacci della politica che sinora nulla ha dato a questo nostro territorio. È arrivato il momento propizio per autogestirci ed essere protagonisti delle scelte strategiche che dovranno essere fatte. Mi riferisco alle elezioni del Consiglio dell’Area Metropolitana ma anche all’Ato idrico e al Gal. Su questi ed altri campi non si possono più accettare decisioni prese dall’alto e di cui dovremmo essere soltanto esecutori. Non è un problema di “poltrone”, che per altro a me personalmente non interessano in nessun modo, ma di capacità di governare realmente noi questo territorio, senza ingerenze e senza che le decisioni le prendano altri».

Il fallimento del Libero Consorzio. Poi Giardina aggiunge: «Se c’è qualche sindaco o amministratore che vuole venire alla riunione perché pensa, o si illude, di poter indirizzare le scelte politiche verso il partito a cui appartiene, allora è meglio che stia a casa e che non venga a farci perdere tempo». Il fallimento avuto dall’iniziativa a suo tempo avviata per la formazione dei Liberi Consorzi, quando si era immaginato di dare vita ad una nuova Provincia, il cui asse sarebbe stato spostato verso l’etneo, è un precedente che pesa, ma sul quale Giardina risponde: «In quel momento e con quelle condizioni legislative non c’era nessun margine di manovra per fare nascere qualcosa di alternativo. Ecco perché ci si tirati indietro. La riforma aveva posto troppi paletti, rendendo impercorribile quella strada.

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