Architetto, si è da poco insediata come direttore del Parco archeologico di Naxos il punto di partenza, per la gran mole di lavoro che ci sarà da fare, è il decreto regionale che formalizza l’autonomia al Parco. Cosa comporterà questo? «In buona sostanza comporterà l’aumento delle somme che saranno assegnate al Parco perché parte del biglietto, non tutto, ancora non so dire esattamente in che misura, andrà direttamente al Parco. Rispetto alle 2 mila euro del funzionamento annuale per quattro siti, che non ha bisogno di commenti, è una grande apertura. Adesso finalmente si possono fare delle cose, ma sempre con assoluta oculatezza. Io non sono mai stata una che ha buttato via i soldi della Regione, la mia storia parla chiaro, sono abituata ad operare sempre con massima trasparenza, nel miglior modo possibile per quanto umanamente si possa fare, poi certamente gli errori possono farli tutti ma i doli no, ma soprattutto a lavorare con grande oculatezza, perché bisogna intervenire su una mole enorme di lavori da fare, decidendo quali sono le priorità e le gerarchie. Non possiamo fare tutto e subito ma comunque dobbiamo cominciare con le cose più importanti ed essenziali.

Il Teatro Antico è uno dei siti che fa parte del Parco Archeologico di Naxos e più volte ha destato polemiche per le sue condizioni. Cosa può fare il Parco? «Gli introiti del Teatro, come detto prima, non vanno tutti nelle casse del Parco. La gente infatti pensa, ed io farei lo stesso, di pagare ingiustamente 10 euro per l’ingresso e non avere i servizi essenziali come i bagni, un bar. Il Teatro, inoltre, ha bisogno di manutenzione, restauro, pulizia. Ci sono delle cose urgentissime da fare. Noi stiamo lavorando su questo con grandi difficoltà, perché non abbiamo né attrezzature né mezzi. E’ come pretendere di fare una gara di corsa con una macchina di cinquant’anni fa. E’ chiaro che ci vogliono le attrezzature: strumenti informatici, programmi, licenze d’uso. Sono tutte cose che sembrano banali ma che sono assolutamente normali. Vogliamo entrare nella normalità, gestire quotidianamente il Parco, cercando di risolvere quei problemi che si sono accumulati per la mancanza di fondi. Come si fa a progettare, per esempio, di rimettere a nuovo i bagni con soli due mila euro?»

Come si spiega questa indifferenza da parte della Regione per il sito più visitato della Sicilia? «Io non la chiamerei indifferenza, nel senso che il processo di costruzione del Parco si è concluso adesso, ma è iniziato nel 2007. Diciamo che è stato un po’ lento, ma sappiamo che la Regione non brilla per la velocità. Molte cose non dipendono da noi, ci sono i comitati, i governi che cambiano, ma alla fine ci siamo arrivati. Oggi abbiamo concluso un processo iniziato nel 2007 che è stato portato avanti con grande dedizione e professionalità e di questo ringrazio tutti, in primis il direttore uscente Maria Costanza Lentini che ha materialmente fondato il Parco Archeologico di Naxos».

Infine la storia dei proventi del Teatro Antico, somme che si sono fermate nel forziere della Regione e non sono più tornate indietro a Taormina. «Questo è un capitolo delicato e triste. Purtroppo è una questione che non dipende dal Parco, spero che si risolva in un rapporto diretto tra la Regione e il Comune di Taormina. Mi è giunta notizia, ma non so se corrisponde a verità, che una prima tranche è stata pagata, immagino come riconoscimento di debito, ma in questo momento non ne ho certezza e non ne posso parlare in maniera esauriente».

Qual è l’obiettivo immediato del Parco Archeologico di Naxos? «Ce ne sono tanti, non solo uno. Stiamo lavorando a ventaglio sui cinque siti, cercando, per ogni sito, di individuare cosa va fatto per valorizzarne le peculiarità. Abbiamo un brillante composto da tante sfaccettature, e ogni sfaccettatura è particolare, perché Naxos non è Isola Bella, Isola Bella non è il Teatro greco ha una valenza uguale nella sostanza come straordinarietà ma diversa nella sua identità costitutiva. Ogni sito non è l’altro, insomma. Non abbiamo il problema della concorrenza fra i luoghi, ma abbiamo una specificità e una diversità che sono il nostro punto di forza, perché il Parco ha un’offerta culturale talmente variegata che riesce a coprire tutto l’arco dell’anno abbracciando tutte le età dei potenziali visitatori, da 0 a 99 anni».

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