Presidente del Senato, Pietro Grasso
Presidente del Senato, Pietro Grasso

Un dialogo tra le diverse Arti per raccontare il mondo di oggi è questa la mission di Taobuk. E i Taobuk Award rispecchiano l’ampio respiro di questa manifestazione capace di coniugare la letteratura alla musica, al cinema, al teatro, alle arti visive, al fine di creare ogni anno occasioni di confronto e dibattito su un tema sociale, politico, civile di stretta attualità. Il Taobuk Award, dunque, non premia soltanto l’eccellenza letteraria in ambito nazionale e internazionale, ma è anche un riconoscimento a personalità che hanno dato un’impronta alla vita artistica, culturale e civile del nostro tempo. E tra queste non potevano mancare le figure istituzionali come il presidente del Senato, Pietro Grasso, e il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, che hanno profuso impegno e dedizione nella lotta alla mafia, alla criminalità, alla corruzione.

Taobuk Award per l’impegno civile.Con una lectio magistralis sulla legalità e la lotta alla mafia, il presidente del Senato Pietro Grasso ha aperto l’edizione 2014 del Festival internazionale del libro di Taormina.Sul palco del Teatro Antico insieme allo scrittore cileno Luis Sepúlveda e al compositore Nicola Piovani, il Presidente del Senato ha ricevuto il Taobuk Award per l’impegno civile. L’anno successivo il riconoscimento è andato al presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, magistrato impegnato da anni nella lotta contro la criminalità organizzata in Campania. Nella serata inaugurale della V edizione di Taobuk dedicata a “Gli ultimi muri”, Raffaele Cantone è stato premiato dal sindaco di Taormina, Eligio Giardina, con il Taobuk Award per l’impegno civile. La necessità di abbattere “gli ultimi muri” sta anche nella lotta alla mafia, alla camorra, alla corruzione che Raffaele Cantone nel suo ultimo libro, scritto per Rizzoli con Gianluca Di Feo, definisce “Il male italiano”.

Pietro Grasso, una vita spesa per la legalità. Nella serata inaugurale della IV edizione di Taobuk, condotta da Antonella Ferrara e Franco di Mare, il presidente del Senato ha raccontato la sua esperienza di magistrato antimafia e dei passi fatti sulla strada della legalità. Nato a Licata nel 1945, in da ragazzo manifesta la volontà di diventare magistrato: «Vedere immagini di cadaveri per terra in una pozza di sangue mi ha spinto a cercare di capire». In magistrature fin dal 1969, da sostituto procuratore al Tribunale di Palermo ha seguito indagini sulla criminalità organizzata e sull’amministrazione pubblica e ha anche guidato l’inchiesta sull’omicidio del presidente della Sicilia Piersanti Mattarella. Nel settembre del 1985 viene designato giudice a latere nel primo maxi processo a Cosa Nostra con 475 imputati.Insieme a Giordano, Grasso è stato anche l’estensore della sentenza, di circa ottomila pagine, che ha assegnato 19 ergastoli. Dopo la fine del maxi processo è stato nominato consulente della Commissione antimafia e nel 1991 è stato chiamato da Giovanni Falcone come consigliere alla Direzione affari penali del Ministero di grazia e giustizia. Dopo l’assassinio di Giovanni Falcone, ne ha preso il posto nella Commissione Centrale per i programmi di protezione di testimoni e collaboratori di giustizia. Nel gennaio del 1993 Grasso è stato nominato procuratore aggiunto presso la Direzione nazionale antimafia, dove ha coordinato le indagini sulle stragi di mafia del 1992 e del 1993. Dal 1999 al 2004 è stato procuratore della repubblica di Palermo: ha fatto arrestare 1.779 persone per reati di mafia e tredici mafiosi latitanti tra i trenta considerati più pericolosi. Nell’ottobre 2005 è stato nominato procuratore nazionale antimafia: ha collaborato alle indagini che hanno portato all’arresto del boss mafioso Bernardo Provenzano. Dal 2013 è presidente del Senato della Repubblica.

Raffaele Cantone e la “guerra” ai Casalesi.«Fino a che certi meccanismi non ci indignano non cambierà nulla» è il messaggio lanciato dal palco del Teatro Antico dal presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone. Nato a Napoli nel 1963, fa della lotta alla criminalità organizzata il suo cavallo di battaglia. Entrato in magistratura nel 1991 seguendo il consiglio di uno zio finanziere, come scrive nel suo libro “Solo per giustizia”, è stato sostituto procuratore presso il tribunale di Napoli fino al 1999, anno in cui è entrato nella Direzione distrettuale antimafia napoletana di cui ha fatto parte fino al 2007. Si è occupato delle indagini sul clan camorristico dei Casalesi, riferite anche nel noto best seller di Roberto Saviano, riuscendo ad ottenere la condanna all’ergastolo dei più importanti capi di quel gruppo fra cui Francesco Schiavone, Francesco Bidognetti, detto Cicciotto ‘e Mezzanott, Walter Schiavone, Augusto La Torre, Mario Esposito e numerosi altri. Si è occupato anche delle indagini sulle infiltrazioni dei clan casertani all’estero; in particolare in Scozia. Vive tutelato dal 1999 e sottoposto a scorta dal 2003 in quanto gli investigatori scoprirono un progetto di un attentato ai suoi danni organizzato dal clan dei Casalesi. Nel 2013 viene nominato componente della task force per l’elaborazione di proposte in tema di lotta alla criminalità organizzata e l’anno successivo il presidente del Consiglio Matteo Renzilo nomina presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, nomina confermata dalla commissione affari costituzionali del Senato all’unanimità.

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