Giardini Naxos,
Giardini Naxos, "casa blu" erogatori di acqua

A Giardini Naxos esiste da tempo, a Letojanni e S.Teresa anche: a Taormina invece non c’è e, non se ne parla di realizzarla: non ci si pone neppure il problema se valga la pena o meno collocarla. Stiamo parlando della “Casa dell’Acqua”, struttura che sta nascendo in gran parte d’Italia. Si tratta di erogatori di acqua naturale o frizzante che usano un sistema di osmosi inversa per depurare ulteriormente l’acqua proveniente dalla rete dell’acquedotto e che consentono di ottenere un’acqua purissima, sicura e di elevata qualità.

I vantaggi. Dopo il successo avuto all’Expo di Milano oggi molti comuni italiani hanno installato nel proprio territorio questi distributori che permettono il rifornimento dell’acqua da parte dei cittadini a costi praticamente irrisori. Come funzionano? E’ sufficiente inserire il credito e premere il tasto d’attivazione dell’erogatore che, a scelta dell’utente, eroga ½ litro, 1 litro, 1,5 litri o 2 litri di acqua naturale o gassata. Il costo di un litro di acqua si aggira intorno ai 5 centesimi al litro. Oltre al cittadino ci guadagna, in questi casi, soprattutto l’ambiente, dal momento che non è più necessario acquistare casse di bottiglie di plastica destinate, dopo l’utilizzo, a diventare rifiuto da smaltire. Il concetto del piccolo distributore d’acqua a prezzo vantaggioso non è un’opportunità che si prende in considerazione a Taormina, e non bastano neanche le vicissitudini degli anni recenti a far prendere in considerazione questa soluzione. Eppure Trappitello da 5 anni c’è il problema dell’acqua torbida, a Taormina centro e nella zona a mare si è verificata la carenza idrica dello scorso mese di luglio sino a costringere il Comune ad attivare una fornitura esterna di 12 litri. E le polemiche ci sono state, piuttosto roventi, e sembrano destinate in qualche modo a riproporsi con l’avvento delle piogge.

Nel rispetto dell’ambiente e del cittadino. In principio fu Aci Bonaccorsi l’unico centro siciliano, insieme anche a Collesano (Palermo), ad avviare la prima Casa dell’acqua nell’etneo, installata nel 2010. Venti litri di naturale e altrettanti di gasata alla settimana gratis per i residenti che si munivano di apposita card. Tutti a rifornirsi di acqua pubblica, filtrata, refrigerata e controllata periodicamente: via la plastica, spazio alle bottiglie di vetro. Una pratica che ha riscosso consensi crescenti a che ha trasformato la diffidenza e gli scetticismi iniziali nella consapevolezza che l’iniziativa funziona. Ovunque l’acqua si paga. Poco, ma si paga: tra i 3 e i 5 centesimi a litro quella naturale, tra i 5 e gli 8 centesimi quella gasata. In alcune località come Caltagirone si è determinata una riduzione di 4,5 tonnellate di plastica in 3-4 mesi. Ad Aci Bonaccorsi, si è deciso di fare un investimento da circa 50 mila euro per realizzare la struttura di proprietà comunale, spendendo annualmente 11 mila euro per la manutenzione ma, al contempo, ammortizzando i costi a carico dell’ente facendo pagare 10 euro annuali per la relativa card. A Zafferana, località simbolo della virtuosità della raccolta differenziata, è stato introdotto un sistema di premialità legato alla raccolta differenziata: per ogni chilo di carta, plastica, vetro o altro materiale che i cittadini portano nell’isola ecologica, viene quindi regalato loro un centesimo da poter spendere alla casa dell’acqua.

Iniziativa diffusa. Molti Comuni stanno già preparando dei progetti per realizzare nel tessuto urbano le cosiddette “casette dell’acqua” che dovranno distribuire il prezioso liquido, ad uso potabile, alle famiglie e a costi molto contenuti. Ad Agrigento l’ambizioso progetto va avanti ormai da mesi a cura dell’Amministrazione comunale che ha pensato di programmare tre punti di fornitura dell’acqua, in altrettante aree urbane. A San Biagio Platani il Comune ha avviato il distributore dell’acqua del popolo con una card da 10 euro con cui il cittadino potrà prelevare l’acqua con propri contenitori al prezzo di 5 centesimi di euro al litro, quella filtrata, e di 7 centesimi, quella frizzante. Con la prima ricarica, con un bonus di 5 euro, c’è la possibilità di potere prelevare 200 litri d’acqua. La card magnetica può essere acquistata presso il palazzo comunale. L’obiettivo è di produrre meno plastica da smaltire e di offrire l’acqua a prezzo minore rispetto all’acqua minerale dei supermercati. A Ribera il progetto della istituzione di una casa dell’acqua pubblica è in itinere e ha previsto la nascita della struttura a titolo sperimentale con un costo per il consumatore tra i 5 e i 7 centesimi. E già si pensa di fare altre postazioni idriche. A Realmonte il Comune ha predisposto la realizzazione della casetta in modo che venga trattata e venduta al 5 centesimi al litro. La ditta, che si aggiudicherà la gestione del servizio, dovrà fornire l’acqua 24 ore su 24, incasserà i proventi dell’attività e avrà un contratto di 10 anni.

Le soluzioni per realizzare l’opera. Giorno dopo giorno, sono migliaia le famiglie che ogni giorno si recano alle Case dell’Acqua per compiere un gesto semplice e in questo modo diventare “attori responsabili” rispetto al bene comune che è l’ambiente. Questo gesto semplice, oltretutto, elimina la produzione e il trasporto su camion di milioni di bottiglie di plastica, riducendo così le immissioni nocive di CO2 in atmosfera. A seconda dei casi, c’è la soluzione comunale, dove l’ente pubblico si occupa in via diretta del servizio, lo realizza e lo gestisce, e c’è in alternativa chi si affida ad un network di imprese qualificate del settore che operano nel trattamento acqua, produttori e installatori. Le Case dell’Acqua vengono viste come un servizio offerto ai cittadini per lo più col supporto dei vari consorzi che gestiscono la risorsa idrica, erogano acqua pubblica di qualità, naturale o frizzante, refrigerata o a temperatura ambiente a seconda dei casi. Insomma, l’acqua è la stessa che arriva nei rubinetti di tutte le abitazioni, proveniente dagli acquedotti comunali. Ma è microfiltrata, purificata dal cloro, refrigerata, controllata batteriologicamente con frequenti analisi e gasata. Ogni residente può chiedere la card che ha un costo di attivazione variabile di territorio in territorio. Ovunque c’è un limite di approvvigionamento, una soglia settimanale o mensile. E Taormina? Si deciderà a prendere in considerazione la sfida della casa dell’acqua o continuerà ad ignorarla?

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