Roma 1968, Ezio Gribaudo con Giorgio de Chirico
Roma 1968, Ezio Gribaudo con Giorgio de Chirico

La forza dell’autoritratto. La matita e la carta incontrano la volontà di lasciare una immagine di se. Tratti decisi disegnano il volto dell’artista su un foglio bianco. Un’espressione austera: uno sguardo penetrante, la bocca corrucciata, le rughe e una barba appena accennata segnano il volto di Giorgio De Chirico. L’opera, un intenso autoritratto su carta del 1957, è stata scelta da Ezio Gribaudo per la copertina del libro “194 disegni di Giorgio de Chirico”, realizzato per le edizioni Pozzo nel 1968.Una selezione attenta che raccoglie gli schizzi dell’artista in un excursus che dal 1918 e arriva fino al 1967.

De Chirico in mostra a Palazzo Corvaja. L’autoritratto di Giorgio De Chirico del 1957 fa parte della collezione personale di Ezio Gribaudo in mostra a Palazzo Corvaja fino al 16 ottobre. L’esposizione “Dall’Opera al Libro, dal Libro all’Opera” è un viaggio tra i protagonisti dell’Arte del XX secolo attraverso l’ampia e variegata raccolta iniziata nei primi anni Sessanta da Ezio Gribaudo. La passione per l’arte e la volontà di classificazione antologica hanno caratterizzato l’operato di Ezio Gribaudo artista, collezionista, editore, ideatore e organizzatore di eventi culturali. La mostra allestita a Palazzo Corvaja, nata dalla collaborazione tra Taobuk – Taormina International Book Festival e Artelibro Festival del Libro d’Arte, mette insieme le opere dei grandi maestri del Novecento e il libro. La copertina d’autore fa diventare il più diffuso strumento del sapere un oggetto d’arte.

Le parole di Ezio Gribaudo. «Io ero affascinato dalla personalità di de Chirico, dal suo mito e dal suo mistero. Lui, d’altra parte, era in qualche modo affascinato dalla mia passione per la materia, per la qualità e la grana delle carte, per la pastosità dei colori, per gli odori degli inchiostri… tutto ciò che lui aveva esaltato nel suo “Trattato della pittura”. Nel 1968, quando era già molto anziano, venne all’inaugurazione della mia mostra alla “Galerie de France” di Parigi. A Parigi andammo anche alla “Librairie des Quatre Chemins”, che negli anni Venti aveva pubblicato “Le Mystère Laïc di Cocteau”, illustrato con cinque disegni di de Chirico. Le proprietarie, due vecchie signore, ne trovarono ancora qualche copia in fondo agli scaffali, che io acquistai. La moglie approfittò di quell’occasione di reviviscenza del passato per chiedermi di usare la mia influenza sul Maestro invitandolo a non abbandonare i temi metafisici, che tanto in alto lo avevano portato. In gran parte dedicato alla scoperta dei luoghi che avevano ispirato la Metafisica è il libro forse più bello che ho realizzato con de Chirico (Pierre Restany lo considerava tale): De Chirico com’è, del 1970, che riscopriva il mito di de Chirico quando la critica lo aveva ormai da tempo messo da parte. Si tratta di un libro fotografico, con splendide foto di Francesco Aschieri, fantastico collaboratore e compagno nelle mie avventure culturali. C’è una foto, ad esempio, che ritrae de Chirico nel luogo che ispirò il famoso dipinto L’enigma dell’ora. Nel 1969 de Chirico scrisse sul mio lavoro d’artista, sui miei Logogrifi e sui miei rilievi bianchi, una bellissima lettera-saggio intitolata appunto I bianchi di Ezio Gribaudo, dove mi definisce “un leucofilo” e a cui io, naturalmente, tengo moltissimo».

De Chirico: dall’autoritratto alla pittura metafisica. L’autoritratto del 1957 è solo uno dei tanti autoritratti che l’artista esegue nel corso della sua carriera. Quando disegna quest’opera, Giorgio de Chirico era ormai un artista affermato a livello internazionale. Ideatore, teorico e principale esponente della pittura metafisica utilizza l’arte come uno strumento per conoscere veramente se stesso. Nato il 10 luglio 1888 a Volos, in Grecia, da genitori italiani, Giorgio de Chirico inizia a studiare pittura presso il Politecnico di Atene per poi proseguire gli studi all’Accademia della Belle Arti di Firenze e successivamente a Monaco di Baviera. In una Germania in profondo fermento culturale il giovane entra in contatto con i maggiori intellettuali ed artisti del periodo. Sedotto dalla filosofia di Friedrich Nietzsche e di Arthur Schopenhauer, subisce il fascino della pittura simbolista di Arnold Böcklin la cui influenza nella sua formazione artistica sarà notevole. Fonte di ispirazione e di approdo in quel sorgere del nuovo secolo per de Chirico fu l’idea dell’enigma, la capacità del pittore di far capire un’angosciosa estraneità dell’ uomo dal reale attraverso un figurativo dove qualsiasi oggetto, pur essendo perfettamente riconoscibile, diventa carico di mistero. Fu durante un soggiorno a Firenze nel 1910, nella patria adottiva di Bocklin, che ebbe la prima “rivelazione” metafisica. Era in piazza Santa Croce «il sole autunnale, caldo e forte, rischiarava la statua e la facciata della chiesa. Allora ebbi la strana impressione di guardare quelle cose per la prima volta, e la composizione del dipinto si rivelò all’occhio della mia mente». Prese forma l’enigma di un pomeriggio d’autunno e fu il primo dipinto ascrivibile alla pittura metafisica dell’artista. Poi nella sua arte si innestò un’originale e romantica interpretazione della classicità e un interesse per la tecnica dei grandi maestri rinascimentali. Dipinse, dunque, tele naturaliste ed eseguì numerosi ritratti. Si interessò alla scultura e alla scenografia, ma continuò a dipingere contemporaneamente opere di atmosfera metafisica e di impianto tradizionale. De Chirico fu anche scrittore.

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