Il pittore irlandese Francis Bacon (Dublino, 28 ottobre 1909 – Madrid, 28 aprile 1992)
Il pittore irlandese Francis Bacon (Dublino, 28 ottobre 1909 – Madrid, 28 aprile 1992)

Una visione contemporanea del mito di Edipo. Francis Bacon in Oedipus and the Sphinx after Ingres crea un ponte artistico tra il mito dell’antichità e la guerra. Nato nel 1909 a Dublino ha vissuto in prima persona il dramma delle guerre mondiali. Paura, odio, violenza vengono riversate nell’opera. Edipo è ferito, non è più l’incarnazione dell’intelligenza umana rappresentata da Ingres. Nella versione di Bacon la Sfinge ed Edipo occupano entrambi i lati della litografia lasciando il centro vuoto. Sullo sfondo, in posizione centrale, quasi a dominare l’intero quadro una figura indistinguibile, una creatura alata raffigurante una Erinni che personifica la maledizione lanciata sulla terra. Per Ingres, questa scena è solo un pretesto per la rappresentazione del corpo maschile ideale, mentre con Bacon si è di fronte con una reinterpretazione del mito che ha lo scopo di far riflettere sulla mostruosità dell’uomo del dopoguerra. Ingres raffigura un passato perfetto, mentre Bacon si confronta con un presente imperfetto dominato dalla violenza.

Francis Bacon in mostra a Palazzo Corvaja. La litografia Oedipus and the Sphinx after Ingres fa parte della collezione privata di Enzo Gribaudo esposta a Palazzo Corvaja fino al prossimo 16 ottobre. Francis Bacon dedicò questa litografia all’editore Ezio Gribaudo in occasione della pubblicazione della propria monografia Fabbri. Il testo incluso nel volume, scritto da Lorenza Trucchi, fu giudicato dall’artista irlandese il migliore mai scritto sul proprio lavoro. La mostra dal titolo “Dall’Opera al Libro, dal Libro all’Opera. Ezio Gribaudo e i maestri del Novecento” prende il nome dal prezioso catalogo (curato da Paola Gribaudo, figlia del maestro e sua fidata collaboratrice sin da giovanissima) nel quale non soltanto è documentata l’esposizione ma è anche offerta un particolare focus di lettura sull’editoria d’arte attraverso la loro storia familiare. Una storia e una tradizione fatta di prestigiose collaborazioni e amicizie con i grandi maestri e le maggiori personalità artistiche del Novecento, da Picasso a De Chirico, passando per numerosi altri nomi illustri.

Oedipus and the Sphinx after Ingres fa parte della collezione privata di Enzo Gribaudo esposta a Palazzo Corvaja fono al prossimo 16 ottobre
Oedipus and the Sphinx after Ingres fa parte della collezione privata di Enzo Gribaudo esposta a Palazzo Corvaja fono al prossimo 16 ottobre

La testimonianza di Ezio Gribaudo. «Nella lista di artisti, stilata a suo tempo dalla Fabbri, ai quali dedicare una monografia, il nome di Bacon era uno dei primi, almeno in ambito europeo – spiega Ezio Gribaudo – per me sicuramente quello al quale avrei voluto dedicare un’opera a strettissimo giro. In quel momento la triade dei grandi inglesi era costituita da Moore, Sutherland e Bacon. L’anno precedente era uscito Sutherland, poco prima Moore e ora mi sembrava il momento per Bacon. Decidemmo così di iniziare. Presi un appuntamento con Valerie Beston, che avevo già conosciuto in occasione della monografia su Henry Moore. La incontrai alla galleria Marlborough di Londra – racconta Gribaudo – e mi procurò un appuntamento con Bacon. Avere un incontro con lui non era facile, era un personaggio un po’ irraggiungibile; in quel periodo dipingeva degli straordinari grandi trittici. Bacon organizzò una cena da Willer, un pub famoso per il pesce. Fu un incontro bellissimo durante il quale decidemmo il taglio da conferire al libro. Parlammo di molte cose, di Torino dove aveva avuto dei rapporti con la galleria Galatea. Il mattino successivo andai nel suo mitico atelier e mi dedicò una bellissima fotografia scattata da Cartier Bresson. In quel periodo abitava anche a Parigi, in rue de Birague, vicino a Place des Vosges; divideva il suo tempo fra Londra e Parigi, a lui piaceva molto il mondo parigino. Proposi a Bacon – continua Ezio Gribaudo -di far scrivere il testo da Lorenza Trucchi e credo che il testo della monografia sia il suo capolavoro. Difatti quando fu tradotto Bacon lo ritenne il miglior scritto dedicatogli fino ad allora. Stampammo velocemente e, nel marzo del 1975, riuscimmo a presentare il libro alla vernice della grande mostra che il Metropolitan Museum di New York aveva allestito su Bacon. Prima d’allora però lui presenziò ad una mia personale alla Marlborough Graphics di Londra, diretta da Barbara Lloyd. Nel libro d’oro Bacon scrisse parole molto lusinghiere. Bacon era talmente entusiasta del libro che scendendo le scale del Metropolitan mi disse: “Vieni a Londra perché voglio farti un ritratto, di quelli piccoli”. Gli dissi che sarei andato, ma preso da mille cose, stupidamente non trovai il tempo. Voleva che posassi per lui a Londra! Un rimpianto che mi porterò dietro tutta la vita. Comunque lo rividi ancora, in occasioni ufficiali e non, più a Parigi che a Londra, ed elaborammo inoltre un aggiornamento della monografia».

Dall’Opera al libro, dal libro all’Opera. Il libro è il veicolo più diffuso del sapere. Ma non è solo uno strumento: le copertine possono, in alcuni casi, essere delle vere e proprie opere d’arte. La mostra allestita a Palazzo Corvaja trae spunto dai grandi nomi di spicco del contesto culturale e artistico del Novecento in stretto rapporto con Ezio Gribaudo e che si pone come un trait d’union tra testo e arti figurative, tra il libro e la copertina. La veste editoriale di un libro può, infatti, divenire arte, valore aggiunto al suo contenuto. Dai capolavori di Guttuso a quelli di Mirò, l’esposizione mette in risalto il valore del libro come oggetto d’arte. L’arte incontra quindi la letteratura. “Dall’Opera al libro, dal libro all’Opera” è, infatti, il frutto della collaborazione tra Taobuk (Taormina International Book Festival) e Artelibro Festival del Libro d’Arte.

Francis Bacon. Classe 1909, omosessuale dalla personalità complessa. Pioniere della cosiddetta Nuova Figurazione inglese esplosa in seno ad una interpretazione più esistenziale del surrealismo, con l’ambizione di indagare artisticamente la vera essenza dell’uomo contemporaneo, dilaniato dalla seconda guerra mondiale ma soprattutto bloccato dal dopoguerra. Il suo mondo artistico è animato da soggetti esasperati, quasi a volerne indicare un progressivo processo di crollo spirituale.  Un diario delirante e visionario, quello dei racconti per immagini di Francis Bacon, che dipingeva sempre sulla base di esperienze personali e intime. C’è il debutto degli anni Trenta che già rivelava un interesse per l’ambiguità della trama figurativa, che si perpetua nei lavori degli anni Quaranta, la sua ufficializzazione di artista, al fianco di Henry Moore e Graham Sutherland. Nelle sue opere degli anni Cinquanta Bacon che si accanisce sulla figura, con forza ed originalità punta ad esaltare il volto umano. Lo dimostrano i suoi Studi, le serie delle Teste, gli Uomini in blu, incorporei e spettrali, dai volti argentei e sfocati, fino alle rivisitazioni del Ritratto di papa Innocenzo X da un’opera di Velázquez. Opere che fanno ormai di Bacon il maestro indiscusso della “defigurazione”. Negli anni ’60 i suoi personaggi prendono luce e spazio, come i ritratti di cari amici o dell’amato George Dyer. Fino all’apoteosi dell’interiorità umana coi Trittici degli anni ’70.

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