Trappitello - La discarica di rifiuti abbandonati a Fondaco d'Accorso
Trappitello - La discarica di rifiuti abbandonati a Fondaco d'Accorso

Una discarica di rifiuti abbandonati a Fondaco d’Accorso, all’angolo del torrente Santa Venera. A denunciare la problematica è il presidente del Comidi, il Comitato “Insieme per i Nostri Diritti”, Giuseppe Sterrantino, che chiede al Comune di intervenire per far ripulire quel che appare indubbiamente uno scenario indecoroso e di evidente degrado ambientale. «Quel che c’è in zona Fondaco d’Accorso, all’angolo del torrente Santa Venera – spiega Sterrantino – si commenta da sé. Non discuto, ed anzi condanno, l’inciviltà delle persone, non comprendo tuttavia l’assoluta carenza di controllo sul territorio. Ritengo vi sia un grosso rischio sanitario visto che non si conosce la composizione della spazzatura depositata e poi data alle fiamme! Possibile che nessuno veda niente».

Sanzioni come deterrente. Al confine tra inciviltà acclarata e carenza di controlli, Fondaco d’Accorso viene insomma trasformata in una mini-discarica da soggetti che evidentemente se ne infischiano del necessario rispetto dell’ambiente e andrebbero, al più presto, individuati e sanzionati. Non è la prima zona del territorio di Taormina e dintorni che viene presa di mira in questo modo ed il timore è che non sarà neppure l’ultima. Emblematica appare la recente vicenda di Giardini Naxos, dove era spuntata in contrada Pietre Nere una discarica in un terreno e venivano gettati e bruciati dei materiali di scarto, in un terreno privato dove ignoti si introducevano abusivamente e buttavano via di tutto. Poi, dopo la nostra segnalazione, la vicenda si è immediatamente risolta e il terreno è stato ripulito.

Reati contro l’ambiente. Martedì 19 maggio 2015 il Senato italiano ha approvato definitivamente il disegno di legge sui reati contro l’ambiente. Il nuovo testo del codice penale varato lo scorso anno con apposito articolo punisce (in linea teorica) l’inquinamento ambientale con «la reclusione da 2 a 6 anni e con una multa che può andare da 10 mila a 100 mila euro». L’inquinamento ambientale punisce, inoltre, chi provoca «una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili: delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo; di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna». Sono previste pure delle aggravanti con un aumento delle pene nel caso il reato di inquinamento abbia provocato danni alle persone, con un limite massimo per la detenzione fissato a 20 anni.

Chi paga? Vengono considerati disastri ambientali per la legge: «L’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema, l’alterazione dell’equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali, l’offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza del fatto per l’estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo”. Ma il punto, anzi il vero problema, poi è un altro: in Italia chi paga per un reato ambientale? Nei fatti ed in concreto, chi viene punito per aver conferito un sacco o dei cumuli o qualunque altro quantitativo di spazzatura deliberatamente per strada laddove non è concesso, o per aver creato delle discariche a cielo aperto a rischio talvolta della salute pubblica? Purtroppo, praticamente non viene punito nessuno e allora queste incresciose situazioni in tante zone d’Italia non si arrestano e proseguono: perché chi commette il reato, troppo spesso, ha la convinzione e la certezza di non rischiare di andare incontro a nessuna sanzione.

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