Comune di Giardini Naxos durante i lavori di restauro della facciata
Comune di Giardini Naxos durante i lavori di restauro della facciata

Il Comune di Giardini Naxos presenta istanza di appello in Commissione Tributaria regionale per opporsi ad una sentenza pronunciata dalla Commissione Tributaria Provinciale di Messina che ha annullato una cartella di pagamento Tarsu emessa dall’ente locale nei confronti della Gicap Spa, una nota ditta commerciale impegnata nella località rivierasca nel settore della grande distribuzione organizzata.

La vicenda. La Commissione Tributaria provinciale di Messina con apposita sentenza dello scorso marzo ha pronunciato infatti l’illegittimità della delibera del C.R. e di conseguenza la disapplicazione della stessa ed il conseguente annullamento della cartella di pagamento relativa alla Tarsu 2010, emessa dal Comune di Giardini a carico della società contribuente, condannando l’ente locale al pagamento delle spese processuali, liquidate in euro 1605 oltre ad accessori come per legge, e la ditta ha presentato in data successiva una istanza di rimborso e atto di messa in mora, chiedendo il rimborso della somma di 20 mila 640 corrispondente all’importo di due rate versate a fronte della cartella oggi annullata, oltre interessi e spese processuali. Ora il Comune intende opporsi presso la Commissione Tributaria regionale per provare ad ottenere una riformulazione della sentenza e ha perciò dato incarico con delibera immediatamente esecutiva ad un professionista. L’incarico è stato conferito dalla Giunta municipale del sindaco Nello Lo Turco all’avvocato Antonio Barbiero, con studio legale a Giardini Naxos. «L’affidamento di tale incarico – si evidenzia nella deliberazione – riveste carattere di urgenza, in considerazione della sospensiva sulla sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Messina».

In querelle lunga 5 anni. Il contenzioso va avanti ormai da cinque anni e la sentenza emessa il 3 marzo 2016 dalla Commissione Tributaria Provinciale (presidente dott. Lucio Catania e giudice dott.ssa Maria Celi) ha dato, quindi, ragione al privato che agito contro il Comune. Con ricorso depositato, infatti, il 13 dicembre 2011, l’impresa ha proposto opposizione alla cartella di pagamento emessa da Palazzo dei Naxioti per il pagamento di 41 mila 369 euro sulla tassa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani (Tarsu) per l’anno 2010, in relazione al supermercato «Qui Conviene». L’opponente ha premesso che l’ammontare della Tarsu era stata determinato sulla base del regolamento adottato con delibera del 1 aprile 2010 n.15 dal Commissario straordinario del Comune e che era raddoppiato passando da 18 mila 730 euro per l’anno 2009 a 41 mila 369 euro per il 2010. Il 14 novembre 2011 venne presentata istanza in autotutela al Comune chiedendo l’annullamento della cartella di pagamento senza ottenere alcuna risposta. La società «stava regolarmente pagando l’importo richieste, rateizzando in quattro rate bimestrali». La società ha eccepito: 1) l’illegittimità della cartella in quanto la Tarsu era stata normativamente soppressa e dopo il 2009 non era stato emesso alcun provvedimento di proroga. L’articolo 49 del decreto legislativo 22 del 5 febbraio 1997, al primo comma stabilisce che la tassa per lo smaltimento dei rifiuti «è soppressa a decorrere dai termini previsti dal regime transitorio», sostituendola con la Tariffa di Igiene Ambientale (Tia) e che il legislatore, con vari interventi legislativi, ha previsto un regime transitorio, che concedeva termine ai Comuni per sostituire la Tarsu con la Tia, che a sua volta era stata sostituita (ex art.238 del decreto legislativo n.152/2006) dalla tariffa integrata ambientale (Tia/2), e l’ultimo intervento di proroga era previsto dall’articolo dall’art.5, comma 1, del d.l. n.208/2008 (convertito con modificazioni, dall’art1. comma 1, della legge nazionale 13/2009). Sempre a detta della società che si è opposta al Comune «l’illegittimità della cartella di pagamento in quanto fondata su una delibera priva di motivazione, emessa in assenza di istruttoria, tardiva ed emessa altresì con effetto retroattivo oltre che deliberata da un soggetto non legittimato».

La sentenza. Si legge poi nella sentenza che «con particolare riguardo alla categoria tariffaria dei supermercati nessuna giustificazione era fornita riguardo all’aumento». Sotto ulteriore profilo si contestava «la illegittimità della cartella in quanto fondata su una delibera tardiva ed emessa con effetto retroattivo». Da qui la richiesta, poi accolta, di «disapplicare la delibera n.15 dell’1 aprile 2010». Si fa riferimento, poi, alla «illegittimità parziale della pretesa recata dalla cartella di pagamento in quanto fondata su una determinazione delle superfici tassabili errata». Secondo il privato «il Comune di Giardini nella determinazione delle superfici tassabili non aveva tenuto conto delle specifiche caratteristiche strutturali e per destinazione delle singole aree del supermercato come era possibile desumere da una perizia giurata che evidenziava che su circa 3000 mq complessivi di attività 1482 producono rifiuti solidi urbani che vengono smaltiti mediante il servizio di raccolta urbana del Comune, 350 mq (corridoi, alloggiamento carrelli, e avanti casse) non producono rifiuti, 218 mq (zona macelleria, salumeria, pescheria, gastronomia) producono rifiuti speciali, che dopo essere stati pressati da uno speciale macchinario, vengono smaltiti mediante apposito servizio di raccolta e trasporto da una società cooperativa di Messina». Secondo la sentenza in oggetto «nel caso in esame il notevole aumento della tariffa per le aree adibite a supermercato non appare sorretto da alcuna ratio giustificativa» e «l’affermazione in delibera che il nuovo regolamento s’impone perchè è mutata la realtà territoriale e c’è il proliferare di attività di bed & breakfast e di qualche agriturismo, può giustificare la rimodulazione delle categorie ma non già l’aumento delle tariffe».

I dettagli dell’annullamento. «Lo sgravio parziale della cartella di pagamento, in considerazione della superficie non soggetta a tassa e delle riduzione della stessa per il conferimento dei rifiuti speciali da parte del produttore a ditte specializzate, non fa venir meno la materia del contendere in ordine ai motivi di opposizione concernenti l’illegittimità della delibera n.15/2010 ce ha irragionevolmente, e quindi incorrendo in eccesso di potere, aumentato le tariffe Tarsu nel Comune di Giardini Naxos per le aree adibite a supermercato». Ed ancora, conclude la sentenza: «l’illegittimità della delibera n.15 del 2010 comporta la disapplicazione della stessa ed il conseguente annullamento della cartella di pagamento opposta. Pertanto il Comune di Giardini soccombente deve essere condannato al pagamento in favore della Commerciale Gicap Spa delle spese processuali, lIquidate in complessivi euro 1.605,10, oltre accessori come per legge». Il giudice «accoglie il ricorso e annulla l’atto impugnato».

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