«O dolci baci, o languide carezze/mentr’io fremente/ le belle forme disciogliea dai veli/ Svanì per sempre il sogno mio d’amore…». Sono tra i versi più celebri della lirica italiana quelli intonati dal tenore Domenico Menini, nei panni del pittore Cavaradossi, nel terzo Atto di Tosca. E’ andata in scena al Teatro antico di Taormina, infatti, la tragedia d’amore, gelosia e sotterfugi sullo sfondo delle vicende politiche della Roma del giugno 1800. E ancora un successo, in termini di pubblico e di rapporto qualità-apprezzamento, per il Taormina Opera Stars che, quest’anno, vince e convince. Non vogliamo qui – né siamo soliti – dilungarci in panegirici e commenti puntualmente entusiastici. Ma – onore al merito – se una produzione locale riesce a far bene, le vanno tributati i meritati onori. Soprattutto dopo una stagione non particolarmente entusiasmante come quella della scorsa estate. Iniziata sotto i migliori auspici con il teatro-danza Urlo Mediterraneo – Ritratto di naufrago numero zero e con una valida Cavalleria Rusticana, nella magia di una notte di mezza estate taorminese, il teatro a cielo aperto è stato gremito da un pubblico caloroso ed appassionato, che ha apprezzato questo appuntamento tanto atteso, inserito in un calendario di eventi – stavolta – di alta, altissima qualità. Un grande riscatto, soprattutto per quanto riguarda la credibilità della manifestazione. Diversi ancora i miglioramenti da apportare ma sicuramente il percorso iniziato ha buoni presupposti: complice quest’anno – e non cosa da poco né da tutti – un’oculata politica di prezzi e riduzioni. Finalmente un buon prodotto riesce a rendere, con una presenza di pubblico degna, e con un’organizzazione in avanzata fase di rodaggio. E se le premesse c’erano tutte, le stesse si superano con un ottimo allestimento di Tosca, amatissimo titolo pucciniano. La celebre opera in tre atti, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica e rappresentata per la prima volta al Teatro Costanzi di Roma il 14 gennaio 1900, è ispirata all’omonimo dramma di Victorien Sardou, andato in scena il 24 novembre 1887 al Théatre de la Porte-Saint-Martin di Parigi e il cui successo fu legato soprattutto alla grande interpretazione di Sarah Bernhardt. In seguito alla rinuncia di Franchetti, Ricordi nel 1895 commissionò l’opera a Puccini, che cominciò il lavoro qualche mese dopo il successo de La bohème, nella tarda primavera del 1896. Tosca si affermò ben presto in repertorio e nel giro di appena tre anni fu rappresentata nei maggiori teatri lirici del mondo.

Preludio all’opera – Nella Roma del 1800, dopo il fallimento della Repubblica Romana, mentre lo Stato Pontificio sta catturando i rappresentanti e i sostenitori della stessa, le vite del pittore Mario Cavaradossi e della sua amante Tosca incrociano quella di Cesare Angelotti, patriota fuggito dalle carceri del Papa. Il soggetto di Tosca sembra sia stato mutuato da Victorien Sardou alle cronache storiche delle guerre religiose del XVII secolo: a quanto pare all’epoca una donna ugonotta tentò di concedersi a un potente ecclesiastico per salvare la vita al marito, ma purtroppo non riuscì nell’intento e questi venne giustiziato. L’opera lirica, rispetto al dramma di Sardou ridotta da cinque a tre atti e snellita di molti particolari che costituivano il realistico affresco storico condito di delitti e di sangue, costituisce una tappa importante nell’itinerario artistico di Puccini, che passa, infatti, da una dimensione lirica e intimista (predominante ne La Bohème e in Manon Lescaut) all’insistenza sui dettagli realistici, la ricerca di effetti scenici a tinte forti e l’esasperazione degli aspetti efferati e morbosi della vicenda, inserendosi in quel filone verista che da qualche anno imperversava sulle scene liriche italiane. L’asprezza di alcune scene, la musica travolgente, lo spiccato realismo, unitamente ai temi musicali che vengono associati ad ogni personaggio (delineandone i caratteri psicologici e morali e attribuendo un simbolo musicale che ne anticipa le intenzioni) sono singolari novità. E, nel giorno della Battaglia di Marengo e nell’atmosfera tesa che segue l’eco degli avvenimenti rivoluzionari in Francia, Puccini fa coesistere una dimensione eroica e una tragica, connesse ai due sfortunati amanti e alla loro strenua ma vana difesa di valori in cui fermamente credevano e per i quali erano disposti a sacrificare la loro stessa vita: l’ideale politico per il pittore bonapartista e la fedeltà amorosa per la bella Tosca. D’altro canto, la raffinatezza dell’orchestrazione, lo stile fondato sulla rapida e continua mutevolezza di frasi musicali anche brevissime, concatenate le une alle altre con infallibile senso estetico, nonché l’uso della tecnica del tema (circa 70 sono i temi musicali che ricorrono e che sono connessi a oggetti, a situazioni, a personaggi), si discostano dai canoni dell’opera verista.

Tosca, amore disperato – La fuga dell’ex console Angelotti da Castel Sant’Angelo, rifugiatosi nella Basilica di Sant’Andrea della Valle, e la gelosia di Tosca nei confronti di Mario sono situazioni iniziali tra loro intimamente connesse (la Marchesa Attavanti, ritratta come Maria Maddalena dal Cavaradossi, è infatti sorella di Angelotti) o, per altri versi, sono ingredienti della trappola tesa da Scarpia, subdolamente impiegati per incastrare Mario e prendergli la donna.

Il basso Dante Muro (il sacrestano) e il tenore Domenico Menini (Cavaradossi) - Foto di Ernesto De Luna
Tosca (Primo atto) – Il basso Dante Muro (il sacrestano) e il tenore Domenico Menini (Cavaradossi) – Foto di Ernesto De Luna

Un piano che trascinerà tutti nell’abisso e il primo a soccombere sarà proprio il suo ideatore, il barone, ucciso dai disperati colpi di coltello della protagonista, moralmente straziata e incapace di cedere a un odioso ricatto. La vicenda e il triangolo amoroso sono incentrati su Floria Tosca, cantante d’opera e amante del pittore, pervasa dall’amore-gelosia verso quest’ultimo e oggetto d’amore dello spietato reggente di polizia. Quest’ultimo fa credere a Tosca che, se lei si concederà, la fucilazione dell’amante sarà simulata e i fucili caricati a salve (redige infatti un salvacondotto che permetterà ai due di raggiungere Civitavecchia). All’alba, sui bastioni di Castel Sant’Angelo, Mario è ormai pronto a morire e inizia a scrivere un’ultima lettera d’amore a Tosca, ma, sopraffatto dai ricordi, non riesce a terminarla. Informato del piano da parte di Tosca, che gli raccomanda di fingere bene la morte, Mario si avvia sorridendo al supplizio, cadendo davanti al plotone d’esecuzione. La donna si avvicina al corpo di Mario per aiutarlo a rialzarsi e se ne ritrae con le mani sporche di sangue: il suo amante è morto, fucilato veramente. La cantante, sconvolta e inseguita dagli sbirri che hanno rinvenuto il cadavere di Scarpia, si getta dalle mura del castello. L’opera drammatica finisce come deve finire una tragedia: muore il fuggiasco, muore il cattivo Scarpia per mano di Tosca, muore il pittore patriota ed infine muore pure Tosca suicida. E l’opera più drammatica di Puccini, ricca com’è di colpi di scena e di trovate che tengono lo spettatore in costante tensione, vede il discorso musicale evolversi in modo altrettanto rapido, contrassegnato da incisi tematici brevi e taglienti, spesso costruiti su armonie dissonanti. Privo di overture iniziale, mette in mostra la vena melodica del compositore nelle celebri romanze, una per atto.

L’allestimento taorminese – Se non è facile allestire un’opera di rara esecuzione, può essere ancora più difficile entusiasmare o semplicemente accontentare il pubblico quando un’opera è stata portata in scena migliaia di volte in ogni angolo del mondo: si potrebbe prospettare, infatti, il rischio della routine che delude i melomani più esigenti o, al contrario, dell’eccentricità a ogni costo che può addirittura offendere il pubblico più conservatore. Per una volta si assiste ad una regia – quella di Alfredo Corno – che non tenta improbabili attualizzazioni ma, anzi, rispetta le indicazioni del libretto quanto all’ambientazione storica, pur senza mai scadere nel realismo più scontato, nell’allestimento “museale”, scavando invece nella vicenda e nei personaggi per far emergere il messaggio profondo di quest’opera, che è al tempo stesso politico ed estetico. Un’idea chiara e originale senza fastidiose forzature e incongruenze rispetto al testo poetico. Ben distribuite le masse sul palco, ordinate e integrate: in scena mai più di due dei quattro personaggi principali.

Tosca (Primo atto) - La scenografia riproduce gli interni di Sant'Andrea della Valle in Roma - Foto di Ernesto De Luna
Tosca (Primo atto) – La scenografia riproduce gli interni di Sant’Andrea della Valle in Roma – Foto di Ernesto De Luna

Certo, non mancano le citazioni architettoniche nella monumentale e ben curata scenografia di Alfredo Troisi. L’ampio palcoscenico del teatro vede, nel primo atto, l’interno di Sant’Andrea della Valle a Roma, con un elegante e sontuoso altare maggiore, valorizzato nella profondità da una serie di scalini. Non mancavano le acquasantiere, i simboli dello Stato pontificio e splendide pale d’altare; sulla sinistra la Cappella Attavanti e sulla destra la tradizionale impalcatura dalla quale Caravadossi procede alla realizzazione della propria opera. In giro attrezzi vari da pittore e un paniere.

Tosca (Secondo atto) - La soprana Rossana Cardia con il baritono Andre Carnevale (Scarpia) - Foto di Ernesto De Luna
La soprana Rossana Cardia con il baritono Andre Carnevale (Scarpia) – Foto di Ernesto De Luna

Nel secondo atto, con le opportune modifiche, la scena si adatta a diventare Palazzo Farnese, con gli appartamenti di Scarpia, ben arredati con tanto di camino, un’elegante e preziosa agrippina in velluto rosso e sull’estrema sinistra un piccolo tavolo con delle sedie. Infine, ulteriore metamorfosi, ecco la piattaforma di Castel Sant’Angelo, con una sontuosa riproduzione dell’angelo bronzeo, raffigurante l’Arcangelo Michele, del fiammingo Peter Anton von Verschaffelt sullo sfondo che campeggia dal parapetto.

Tosca (Terzo atto) - La scenografia richiama Castel Sant'Angelo con l'angelo bronzeo che raffigura l'Arcangelo Michele - Foto di Ernesto De Luna
Tosca (Terzo atto) – Nella scenografia si vede una riproduzione dell’Arcangelo Michele di Castel Sant’Angelo – Foto di Ernesto De Luna

Regia attenta e le migliori scene viste ultimamente a Taormina. I costumi, storicamente fedeli, erano eleganti, rifiniti e con belle fogge. Insomma, già limitandosi a queste valutazioni, un grande allestimento. Una non meglio specificata Orchestra del Taormina Opera Stars è stata protagonista di una concertazione onesta – mettendo in mostra un potenziale sicuramente più valido di quanto fatto con Cavalleria – diretta stavolta dalla mano ferma del carismatico maestro Alessandro Cedrone, che ha dato una buona lettura della partitura e staccato i tempi, senza mai sovrastare le voci dei cantanti. Il Coro Lirico Siciliano, preparato dal maestro Francesco Costa, si conferma – compatto e puntuale – ancora una volta all’altezza delle aspettative, come ormai d’altronde ci ha abituati, e affermandosi come un’ottima, affidabile, rodata compagine.

Tosca - Il soprano Rossana Cardia (Tosca) - Foto di Ernesto De Luna
Il soprano Rossana Cardia (Tosca) – Foto di Ernesto De Luna

La Tosca del soprano Rossana Cardia è un concentrato di vitalità, passione e soprattutto gelosia; caratterizzata da una forte personalità ma al tempo stesso piena di temperamento, pur senza mai indulgere a effetti eccessivamente veristici. Si rivela all’altezza della situazione (bene in “Vissi d’arte”), affrontando con sicurezza la sua parte, con buone sfumature e un apprezzabile fraseggio. Ora sommessa, ora intima, ora commossa: credibilissima sul piano teatrale, coniuga l’essere determinata, innamorata e gelosa, tenera e furibonda, implorante e spietata. Grande padronanza ha espresso il Cavaradossi del tenore Domenico Menini, sin dalla sua romanza di sortita “Recondita armonia” intonata con voce ferma e timbrata, chiaro nel fraseggio: autorevole. Tragico e nello stesso tempo delicato nella rievocazione amorosa di “E lucevan le stelle”, restituisce la rappresentazione del giovane liberale e rivoluzionario, virile ma allo stesso tempo fortemente innamorato di Tosca.

Il tenore Domenico Menini (Cavaradossi) e il basso Munkyu Park (Angelotti) - Foto di Ernesto De Luna
Il tenore Domenico Menini (Cavaradossi) e il basso Munkyu Park (Angelotti) – Foto di Ernesto De Luna

Il basso Munkyu Park è stato un Angelotti credibile e con un’ottima dizione. A vestire i panni del sagrestano è stato Dante Muro, tumultuoso nell’invitare l’indisciplinata cantoria di bambini a prepararsi per il Te Deum di ringraziamento in seguito alla (falsa) notizia della vittoria delle truppe austriache su Napoleone a Marengo. Con voce piena, il sagrestano è ora petulante personaggio che mal sopporta la presenza del libertino Mario, ora servile e timorosamente balbettante collaboratore del capo della Polizia: la performance attoriale è sorprendente e riuscita. Gianni Locorotondo è l’agente Spoletta, collaboratore di un individuo spietato (si ricordi che nei momenti culminanti della tortura a Mario prega sottovoce, inorridito per ciò che passa davanti ai suoi occhi).

Il soprano Rossana Cardia (Tosca) con il baritono Andrea Carnevale (Scarpia) - Foto di Ernesto De Luna
Il soprano Rossana Cardia (Tosca) con il baritono Andrea Carnevale (Scarpia) – Foto di Ernesto De Luna

Per ultimo, ma assolutamente non da meno, il baritono Andrea Carnevale nel ruolo di Scarpia rappresenta l’arroganza del potere, la lussuria e la perfidia umana: un ricattatore che approfitta di tutto per raggiungere i propri scopi e lo fa con ogni mezzo; anche lui desidera di Tosca, ma il suo è solo un capriccio fisico. Un grande prova, soprattutto attoriale, nei panni del diabolico personaggio, incorniciato da una vistosa parrucca, che mette in mostra un inesorabile decadimento morale, vorace e insaziabile com’è di piaceri perversi. Carnevale fa coesistere la malvagità, l’abiezione morale, il sarcasmo. Imponente e terribile, efferato e beffardo, l’interprete esibisce una voce ferma e un bel timbro scuro, oltre a una dizione scolpita: perfetto antagonista. Sempre torbido e inquietante, sfrontato e lascivo, con buon gusto nella comicità, ha interpretato il ruolo con leggerezza e verve.  A tutto questo si contrappone la coppia Tosca-Cavaradossi, entrambi grandi artisti e quindi creatori di bellezza, che amandosi appassionatamente affermano anche il loro amore per la libertà. Ne consegue che il gesto violento della “celebre cantante” ai danni del suo perfido aguzzino assume la valenza di un vero e proprio tirannicidio.

Tosca - Foto di Ernesto De Luna
Tosca – Foto di Ernesto De Luna

E mentre il flusso narrativo continuo precipita inesorabilmente verso la catastrofe finale, a Taormina è notte ed il cielo pieno di stelle. Magia che amplifica la già suggestiva atmosfera: le luci soffuse e l’incanto delle melodie pucciniane hanno reso quanto mai godibile la serata. Al termine, generosi applausi per tutti. L’invito e il consiglio che possiamo dare è quello di uscire dai soliti titoli noti e più popolari, puntualmente riproposti alla prima occasione. Se si vuol crescere e migliorare, col tempo ovviamente, bisogna imparare a osare un tantino. Chi scrive, ad esempio, sogna di vedere prima o poi al Teatro antico un allestimento di Un ballo in maschera del cigno di Busseto, Lucia di Lammermoor o, magari, Il Pipistrello anziché la solita scontatissima Traviata, propinata in tutte le salse. Se la qualità rimane quella della stagione conclusasi, non possiamo che augurare al festival in questione di affermarsi stabilmente e ulteriormente, superando con titoli di valore nella programmazione l’ultimo gradino del provincialismo.

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